Sono passati quasi vent’anni da quando, nel 2002, la Lira ci ha abbandonato per lasciare spazio all’euro, ma dopo il cambio di moneta sono molti i cittadini che per ricordo hanno conservato un bel po’ di vecchie Lire.

Questi cimeli a distanza di tanti anni hanno acquistato un discreto valore, sono molte infatti le vecchie Lire oggi classificate nelle schiera delle monete rare e che in quanto tali hanno un notevole valore.

Si va da esemplari che valgono un centinaia di euro, fino al prezzo di molte migliaia di euro. Si pensi che un esemplare di 500 Lire può arrivare fino a 15.000 euro.

Certo a prescindere dalla rarità di una moneta nella sua valutazione un ruolo principale lo gioca sempre lo stato di conservazione, con i fior di conio che sono in assoluto le monete più pregiate perché praticamente immacolate.

Altro elemento che in genere crea pezzi rari e di di valore sono le variazioni, cioè differenze rispetto alla veste originale della moneta. Può trattarsi di varianti di conio, cioè modifiche volontariamente applicate dalla Zecca di Stato, ma anche di errori di conio, cioè errori commessi della stessa.

Cerchiamo di passare in rassegna tutte le vecchie Lire classificate come monete rare e che perciò possono far guadagnare parecchio, ma soprattutto vediamo come riconoscerle. 

1957, La 500 Lire con caravelle al contrario

Partiamo con la moneta maggiore, la vecchia cara 500 Lire, certo pensando a questi esemplari il ricordo va alla ben nota cinquecento Lire bimetallica, ma dovete sapere che questa forma della moneta risale solo al 1982. Prima di questa data la 500 Lire era forgiata tutta in argento, con pezzi che ormai hanno raggiunto un discreto valore.

Tra questi esemplari in argento una storia e anche un valore particolare ha la 500 Lire coniata nel 1957, nota ai collezionisti come quella con le “caravelle al contrario”. 

Sulla 500 Lire d’argento era infatti raffigurata l’immagine delle tre caravelle che navigavano, solo che in questi esemplari tanto le vele quanto le caravelle sono raffigurate al contrario, di qui appunto il nome.

Per anni i collezionisti hanno erroneamente creduto di essere davanti ad un errore di conio, ma non è così. La ben nota 500 Lire con le caravelle al contrario è in realtà una variante di conio, su cui volontariamente la Zecca di Stato ha scelto di raffigurare le caravelle che navigano controvento.

Sulla moneta del resto è presente la prova indiscutibile di ciò e cioè è incisa la lettera “P”, iniziale della parola “PROVA”. Quando siete davanti ad una situazione simile cioè una qualsiasi moneta che rechi il simbolo con cui si indicano le “prove” della Zecca siete davanti ad una variante di conio e in molti casi ad una moneta di valore.

Ad esempio la 500 Lire del 1957 con le caravelle e le vele al contrario arriva a valere per un fior di conio fino a 15.000 euro. 

Tutte le informazione su questa 500 Lire anche nel  YouTube di Metaldetective Italia:

  

La prima 200 Lire in Bronzital (1977) e la 200 Lire Mezzaluna (1978)

Anche la 200 Lire non ha sempre avuto la veste giallina che tutti ricordiamo, poiché questa inizia ad essere prodotta in Bronzital, che è una lega di rame, alluminio e nichel, solo nel 1977.

Le prime 200 Lire classiche in Bronzital furono diffuse in questo anno e come sempre i primi pezzi furono diffusi con incisa la ben nota “P” ad indicare la nuova variante, perciò il primo conio di prova arriva a valere 800 euro al pezzo.

Altra moneta di questo taglio che ha un valore per la sua rarità viene definita dai collezionisti come la 200 Lire mezzaluna, anche in questo caso si tratta di uno degli esemplari in Bronzital e fu messa in circolazione nel 1978. La particolarità di questi pezzi è che sotto la “testa” è presente una piccola mezzaluna che in genere non c’è.

Questa variazione fa salire il prezzo degli esemplari che non arrivano a cifre pazzesche, ma valgono comunque almeno 80 euro l’uno.

1927, Gettone telefonico STIPEL 

Nel 1927 fece la sua comparsa sulla scena il gettone telefonico, il primo diffuso è noto come il gettone telefonico STIPEL, dove quest’ultima è la ditta che lo ha prodotto.

L’occasione in cui il gettone telefonico fece la sua apparizione fu per la fiera campionaria di Milano del ‘27 allo scopo di essere usato con i telefoni della fiera.

Anche in questo caso e più in genere con tutti i gettoni telefonici non siano davanti a pezzi di estremo valore, ad esempio i gettoni STIPEL del 1927 valgono al massimo 80 euro.

Per quanto riguarda gli esemplari successivi di gettone, questi sono classificati e prezzati in base al numero di serie, ma il loro valore medio oscilla solo da un minimo di 10 euro fino ad un massimo di 70 euro.

1955, la 100 Lire Minerva

La 100 Lire con la raffigurazione della dea Minerva fu messa in circolazione dalla Zecca di Stato nel 1955 e siamo davanti ad una moneta di grosso valore. Poiché il primo conio cioè gli esemplari del ‘55 valgono per un fior di conio fino a 1.000 euro al pezzo.

Ad ogni modo questi esemplari sono caratterizzati dal fatto che il loro valore crolla in picchiata quando scende lo stato di conservazione. Ad esempio se un fior di conio vale 1.000 euro una moneta classificata subito dopo come SPL (splendido) vale non più di 75 euro.

1954, la 100 Lire Vulcano (primo tipo)

Ancora una moneta di discreto valore su cui è raffigurata una divinità. Parliamo della 50 Lire vulcano “primo tipo”, come si usano definire i pezzi coniati fino al 1989.

La 100 Lire Vulcano primo tipo è molto facile da riconoscere poiché al rovescio si trova la raffigurazione di Vulcano che batte il martello sull’incudine.

Per quanto riguarda gli esemplari di questa moneta ad avere un certo rilievo per i collezionisti sono i pezzi coniati nel 1959, per i quali si registra un valore pari a 2.000 euro al pezzo, ovviamente parliamo di fior di conio.

1954, la 50 Lire Incudine da 25.000 euro

E veniamo ad uno degli esemplari più interessanti in assoluto per quanto riguarda il prezzo, cioè la 50 Lire incudine, coniata nel 1954.

Siamo di fronte a esemplari molto rari, che nell’indice che classifica la rarità dei pezzi sono siglati come R5 e arrivano fino a 25.000 euro di valore per pezzo.

Il perché questi esemplari valgano così tanto e siano così rari è spiegato con il fatto che non sono presenti neanche nella collezione della Zecca di Stato.

Come dice il nome stesso questa moneta è facilmente riconoscibile per la raffigurazione di una incudine al rovescio.

1956, la strana storia della 20 Lire quercia

Addentrandoci nel mondo delle 20 Lire dobbiamo prima di tutto fare una premessa, questo perché di queste monete esistono dei marenghi dell’epoca del Regno d’Italia, che celebrano l’Unità e valgono davvero molto.

In genere in numismatica con il termine marengo si indicano le monete forgiate d’oro, quindi di per sé partano da un valore piuttosto alto. Ma questo non vuol dire che anche la Repubblica Italiana non abbia prodotto, dopo la sua nascita, 20 Lire di valore.

Particolarmente interessante è la storia delle 20 Lire quercia, chiamata così per la raffigurazione di un ramo di quercia al rovescio.

Queste monete coniate nel 1956 furono dapprima messe in circolazione e poi senza un motivo apparente ritirate per essere fuse.

Non si sa poi perché, ma alcuni esemplari sfuggirono alla fusione e furono regalati ai dipendenti della Zecca, modo in cui sono sopravvissuti fino ad oggi. Siamo di fronte a pezzi di valore che possono arrivare ad essere scambiati fino a 1.500 euro ad esemplare.

1947, la 10 Lire olivo

Ritorna una moneta a sfondo mitologico, la 10 Lire Olivo, con la raffigurazione del noto cavallo alato Pegaso al rovescio. Al dritto invece questa moneta presenta un ramo di ulivo da cui prende il nome.

Per la prima volta coniata nel 1946 di questa moneta esistono alcuni esemplari con la “P” di prova e altri senza. Gli esemplari di “prova” sono però talmente rari da essere classificati come non collezionabili e quindi non sono ufficialmente stimati.

Per quanto riguarda le 10 Lire Olivo semplici del 1946 queste invece hanno poco valore perché non presentano un particolare rarità o caratteristiche uniche e arrivano ad un massimo di 500 euro al pezzo.

Tuttavia diverso è il caso delle 10 Lire Olivo del 1947, poiché gli esemplari furono messi in circolazione in un numero minore, oggi classificati come di rarità R3 e perciò anche di discreto valore, parliamo di fino a 4.000 euro per un fior di conio.

Mentre gli esemplari successivi del ‘48 scendono notevolmente di valore, con un picco a 150 euro.

1946-1947, la 5 Lire uva

Di interesse per noi è anche la 5 Lire Uva, per la prima volta in circolazione nel 1946, con raffigurato un grappolo d’uva al rovescio e una figura femminile al dritto.

La sorte di queste monete e simile a quella delle 10 Lire olivo, cioè nel ‘46 furono messi in circolazione anche degli esemplari con la “P” ad indicare l’innovazione, ma sono scomparsi e sono diventati non collezionabili.

Ad ogni modo le 5 Lira Uva del biennio 1946-1947 hanno un discreto valore anche senza la “P” di prova, toccando i 1.500 euro al pezzo.

1956, la 5 Lire delfino

Il veniamo ad altri esemplari degni di nota cioè la 5 Lire delfino, diffusa per la prima volta nel 1951, quando ha sostituto la vecchia 5 Lire Uva.

Inutile dire che per riconoscere questa moneta bisogna cercare la raffigurazione di un delfino al rovescio.

Ad avere un interesse particolare sono gli esemplari del 1946, questo perché ne furono diffusi solo 400.000 pezzi e oggi arrivano fino a 1.500 Lire l’uno. Gli altri anni non hanno un valore degno di nota perché furono fatti circolare in numero troppo alto.

2 Lira Spiga e 1 Lira Arancia

Non tutti ne hanno memoria, ma ad avere interesse sono anche le monete più piccole da 1 Lira o 2 Lire.

La 2 Lire Spiga fu prodotta nel 1947 con la raffigurazione della spiga al rovescio e di un contadino che ara al diritto.

Sono pezzi di discreto interesse visto che un fior di conio raggiunge il valore di 1.800 euro.

Chiudiamo con la 1 Lira arancia, riconoscibile dall’immagine di un arancia al rovescio, che vale invece ben 1.500 euro per ogni esemplare fior di conio.