Il Tesoro sta valutando tutte le misure da comprendere nella legge di bilancio (in previsione per novembre): in primo piano troviamo la riforma fiscale, il costo del lavoro, gli ammortizzatori sociali, le pensioni dopo la fine di Quota 100 e la riformulazione del reddito di cittadinanza. Per settembre, dopo vari rinvii, il governo Draghi sarà tenuto a produrre quella prima tornata di riforme anticipate nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr)

Il ministero del Tesoro è impegnato sulla messa a punto della legge di bilancio. Parliamo di una dotazione di circa 20/22 miliardi di base. Il battesimo della manovra dovrà essere pronto entro metà ottobre, facendo seguito all’aggiornamento del Documento di economia e finanza (Def) calendarizzato per fine settembre. 

Tra i molteplici obiettivi c’è innanzitutto è la riforma sul fisco con la legge delega che potrebbe essere varata a breve. Tra gli interventi previsti oltre dall’alleggerimento del cuneo fiscale (costi stimati: 2 -3 miliardi), ossia la riduzione del costo del lavoro, sarà da rimodulare il Reddito di cittadinanza, (costi attuali per 7-8 miliardi l’anno), le pensioni  dopo la scadenza di quota 100 con la creazione di un fondo che possa traghettare i lavoratori verso la pensione con con 4 anni di anticipo, a 62 anni (costo stimato indicativamente tra 2,5 e i 3 miliardi) in funzione di come verrà formalizzata la misura.

A questi interventi si andranno ad aggiungere il finanziamento della nuova cassa integrazione universale connessa alle politiche attive per il lavoro e i nuovi ammortizzatori sociali chiesti dal ministro del lavoro Orlando. Il cui costo previsto a regime dovrebbe essere di 3 miliardi l’anno.

Inoltre, sono da prevedere le risorse per la sanità e le “spese indifferibili” oltre ad altre misure per la crescita che si aggiungeranno a quelle previste per il Recovery plan. Tutte tematiche particolarmente sensibili anche dal punto di vista politico. Infatti, sulle ipotesi tecniche è subito nato un serrato confronto tra i partiti che stanno avanzando richieste e veti.

Manovra economica: ecco gli obiettivi di Governo

L’obiettivo dell’esecutivo sarà innanzitutto di contenere la spesa e gestirla con estrema attenzione per evitare di appesantire il debito pubblico. Un contributo positivo potrebbe arrivare dall’ottimo andamento con cui è ripartita l’economia italiana che oggi una stima un PIL al rialzo di circa il 5,7% se non addirittura del 6% secondo la recente stima presentata da Confindustria.

Stando agli ultimi dati raccolti relativi allo stato di salute del nostro paese si registra una crescita solida e progressiva, tant’è che il Ministro dell’Economia Daniele Franco ha mostrato un certo ottimismo riguardo l’impiego delle risorse pubbliche che potranno essere messe a disposizione per il 2022. Non a caso la stima del debito pubblico riportata nella Nota di aggiornamento al DEF (NaDEF) sarà “significativamente migliore” di quella riportata nel DEF (Documento di economia e finanza). È opportuno ricordare che per tutto l’anno 2022, le regole di bilancio europee sul Patto di Stabilità subiranno un prolungamento di sospensione per effetto della crisi dovuta alla pandemia. 

Ci sarà un graduale ritorno al quadro regolamentare ordinario nel 2023 attraverso l’applicazione di misure di flessibilità come quelle che sono  attualmente in vigore.

Per effetto della crescita nel 2021 del PIL italiano e delle minori spese previste, il deficit potrebbe essere persino inferiore al 10% (mentre nella nota del DEF di aprile la stima era intorno all’11,8%). Dunque un disavanzò per il 2021 migliorativo attraverso la previsione di un deficit pari al 3% ovvero quanto prefissato dal Patto di Stabilità Ue tutto questo entro il 2025 attraverso le riforme e gli investimenti previsti dal Recovery Plan, che attraverso la ripresa economica dovrebbe determinare un impatto positivo sul deficit. Dati positivi che si riflettono nel fatto che, per la prima volta da anni, la prossima Legge di Bilancio 2022 non sarà accompagnata neppure da una nuova richiesta di scostamento.

La Nota di aggiornamento al DEF sarà presentata come detto in parlamento entro il 27 settembre e dai suoi numeri si potrà costruire l’impianto della Manovra economica per cui Palazzo Chigi dovrà tenere conto di tutte gli elementi e dovrà fare una sintesi con una indicazione delle priorità strategiche.

Manovra economica: al via la delega sulla riforma fiscale 

Tra i passaggi che dovranno essere effettuati c’è la presentazione della delega sulla riforma fiscale attesa da luglio. Una riforma destinata a dominare il dibattito d'autunno, anche se le misure della legge delega che il governo dovrebbe presentare a settembre avranno una traduzione che sarà definita con il varo dei decreti attuativi.

Le ipotesi sulla riforma fiscale sono molteplici.La prima misura, su cui si incrociano le diverse forze politiche, è la cancellazione dell’Irap. Il Governo si è già espresso in senso favorevole, ma non ha condiviso altre misure come quella di una dote per i diciottenni (proposta del Pd) a carico dei più ricchi e la flat tax (Lega). Piuttosto, in questo caso, l’idea potrebbe essere quella di un’uscita più graduale dal regime agevolato per gli autonomi con ricavi fino a 65.000 euro. Un intervento potrebbe essere attuato sul taglio immediato del cuneo fiscale contributivo per cui sono state stimati 2-3 miliardi di costi.

Cosi come anche è stato condiviso l’obiettivo di smussare il terzo scaglione Irpef, ma l’intervento richiederebbe risorse che al momento sono da reperire. Con ogni probabilità ci sarà un rinvio del tema delegando la disciplina ai prossimi decreti o alle manovre successive. Probabile dunque che il tema venga rimandato ai decreti delegati o alle manovre dei prossimi anni. 

Manovra economica al centro del dibattito cartelle esatoriali, RdC e ammortizzatori sociali 

Altro tema da valutare sono le cartelle: da inizio settembre l’Agenzia delle Entrate ha fatto partire gradualmente le “notifiche” delle cartelle esattoriali congelate da marzo 2020 per l’emergenza Covid. Il dibattito politico si è fatto accesso sul tema con il centrodestra che ha chiesto subito un nuovo rinvio trovando la convergenza del M5S che insisterebbe per la sospensione e sulla rottamazione. Il centrosinistra, invece, pensa sia opportuno farle ripartire e passare alla riscossione.

Un altro motivo di valutazione da parte del governo Draghi e di grande dibattito tra i partiti politici è legato Reddito di cittadinanza. Alcuni partiti sono ostinati nel richiederne un drastico ridimensionamento. Al contrario il M5S si oppone a quello per quello che è stato un suo cavallo di battaglia. Secondo Palazzo Chigi lo strumento è “migliorabile” e potrà essere tenuto in vita potenziando i controlli e rendendo più veloce l’accesso al lavoro dei beneficiari.  

Manovra economica e ammortizzatori sociali

In tema di politiche del lavoro fa discutere la riforma degli ammortizzatori sociali proposta dal ministro Orlando. Il costo ad essa imputabile sarebbe giudicato troppo alto (circa 8 miliardi) per Mef e alcuni partiti della maggioranza. La sottosegretaria al Mef Guerra avrebbe fatto capire che una buona riforma, con l’estensione della CIG a tutti, potrebbe essere attuata con un costo più contenuto, cosi come stimato dalla Ragioneria (5-6 miliardi). 

Sul tavolo delle contrattazioni c’è anche la proroga del superbonus 110% fino al 2023, prevedendo ulteriori semplificazione per renderlo più agevole.

Il decreto legge del Mef per l’assegnazione delle risorse ai Ministeri consentirà un prolungamento dei tempi del Superbonus, arrivando ad un totale di 18,5mld di euro. Il Governo, che la settimana scorsa ha ricevuto il via libera dalla Ragioneria dello Stato, si è assunto l’impegno di procedere all’inserimento la suddetta proroga al 2023 nella prossima Legge di Bilancio 2022.

Le risorse funzionali al proseguimento verso l’efficientamento energetico, ecobonus, sismabonus e Superbonus 110% saranno pari a 13,95 mld, di cui 10,2 mld per progetti già avviati e 3,9 per progetti nuovi.

Alle risorse stanziate dal Recovery Plan si aggiungono poi quelle provenienti dal Fondo complementare si arriva ad un ammontare di 18,5 mld di euro con i quali sarà possibile assicurare le proroghe dei bonus al 2022 e 2023.

Vediamo le prospettive di tempistica riguardo gli interventi del superbonus:

  • condomini:prevista proroga ma solo per le spese sostenute al 31 dicembre 2022;
  • persone fisiche con stabili unifamiliari formati da due fino a quattro unità: prevista proroga al 31 dicembre 2022, purché entro il 30.06.2022 sarà stato completato almeno il 60% di tutto l’intervento;
  • alloggi sociali IACP: prevista  proroga al 31 dicembre 2023 a patto che siano stati eseguiti il 60% degli interventi entro il 30 giugno 2023;
  • unifamiliari: la scadenza resta quella assegnata dalla legge di bilancio al 30.06.2022.

Manovra economica: annunciate  altre riforme

Ma in quella che è stata battezzata con enfasi, “la campagna d’autunno”, rientreranno anche altre riforme oltre a quelle annunciate pena la perdita dei fondi Ue del Recovery Plan, dopo che la Commissione europea ha staccato il primo assegno da 25 miliardi per l’Italia. Tra questi c’è il dossier sulla concorrenza per cui è pronto un disegno di legge atteso in Cdm a settembre.

La nuova legge sulla concorrenza dovrà regolare il sistema di realizzazione e gestione delle infrastrutture strategiche, la rimozione di barriere all’entrata nei mercati. Ma dovrebbe consentire anche delle semplificazioni funzionali al processo di transizione energetica e alla produzione di rinnovabili che oggi sono frenate dall’iter burocratico. Il disegno di legge per la concorrenza, atteso in consiglio dei ministri a settembre, conterrà misure per le gare dei servizi pubblici locali, trasporto compreso.

Attesa anche un’accelerazione delle procedure per le autorizzazioni per gli impianti di smaltimento dei rifiuti che avranno tempi certi, probabilmente non superiori ai 15 giorni.

Sono al vaglio anche provvedimenti in merito alla distribuzione dei farmaci, alla disciplina dei medicinali bio-similari e alla rimborsabilità degli equivalenti. Le tensioni  politiche sono attese soprattutto riguardo  la messa a gara dei servizi pubblici locali e la liberalizzazione delle infrastrutture idroelettriche, le dighe oggi affidate alle Regioni.