Tra pochi giorni entreranno in vigore i dazi compensativi degli Stati Uniti sull’importazione di prodotti europei. Non è la soluzione ideale. Però dimostra che il sistema di regole multilaterali per la correttezza del commercio internazionale funziona.

La lista dei prodotti sotto dazio

Se non interverranno novità nei negoziati, a partire dal 18 ottobre gli Stati Uniti imporranno dazi sull’importazione di prodotti europei per un valore pari a 7,5 miliardi di dollari. Non tutti i paesi europei saranno colpiti in uguale misura e non per tutti i prodotti esportati verso gli Usa.

Ma a differenza di (quasi) tutto quello che gli Usa hanno fatto in tema di politica commerciale negli ultimi due anni, questi dazi definiti “compensativi” (countervailing duties) sono perfettamente in linea con il sistema di regole multilaterali definito nell’ambito dell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto). Scattano infatti a seguito della accertata violazione da parte dell’Unione Europea dell’accordo internazionale tra Boeing e Airbus che fino al 2004 ha regolato la produzione di grandi aeromobili (Tlac – Agreement on Large Civil Aircraft) e che vietava i sussidi diretti alla produzione.

Gli Stati Uniti hanno dunque potuto legittimamente imporre dazi (del 10 per cento) innanzitutto nel settore della produzione europea di aeromobili verso i quattro paesi del consorzio Airbus, ossia Germania, Francia, Regno Unito e Spagna. Poiché però questi non “compensano” completamente il danno accertato di 7,5 miliardi, in linea con le regole Wto gli Usa sono autorizzati a introdurre per gli stessi paesi dazi aggiuntivi, in questo caso del 25 per cento, su altri prodotti (whisky e tessuti in Gran Bretagna; prodotti metallici e ottici in Germania; olio di oliva, carne di maiale e formaggi freschi in Germania, Spagna e Regno Unito). Infine, per arrivare a coprire tutto il danno dovuto al comportamento scorretto dei produttori europei, gli Usa possono estendere la lista delle tariffe a una serie di altri prodotti esportati da tutti gli stati Ue, tra i quali alcuni dell’agroalimentare italiano per circa mezzo miliardo di euro. Fortunatamente per noi, olio di oliva e vino italiani sono esentati, mentre vengono tassate le esportazioni di olio spagnolo e di vino francese.