Le questione aperte al Governo sono davvero tante, ma la necessità di una nuova riforma delle pensioni è incalzante e le proposte in campo iniziano a restringersi, mentre i riflettori si concentrano sulla possibilità della pensione per tutti a 57 anni.

Dopo anni di attività e di malcontento, infatti, il vecchio sistema pensionistico sembra essere arrivato al capolinea.

Il Governo Draghi vuole mettere in pensione, appunto, la cosiddetta Quota 100 che, ereditata dallo scorso governo Conte sembra però non avere più alcuna possibilità di rinnovo.

Il dibattito tra i vari partiti politici è sempre molto acceso.

E tra le varie opzioni, come ad esempio il la cosiddetta “Quota 41”, al momento a farla da padrone sembra la possibilità di pensionamento anticipato a 57 anni.

Si tratta in realtà di un sistema pensionistico già possibile, ma solo in forma straordinaria, per coloro che beneficiano della legge 104.

Vediamo rapidamente in questo video di Mondo Pensioni qual è il panorama più probabile per il futuro: RIFORMA PENSIONI LE TRE PROPOSTE DELL'INPS 

 

Con la fine dell’anno, diremo addio a Quota 100

Anche se ancora non vi è certezza su quale sarà il futuro del sistema pensionistico italiano, senza dubbio la struttura per andare in pensione utilizzata fino ad ora, ovvero Quota 100, è in dirittura d’arrivo.

Dopo una proroga attuata nel 2021, il Governo Draghi già da mesi è al lavoro per apportare modifiche alla struttura delle misure pensionistiche già esistenti, piuttosto che attuare ex novo un sistema pensionistico mai sperimentato fino ad ora.

Qualunque sia la tipologia di intervento prevista da parte del Governo, comunque, la necessità di apportare delle modifiche è indiscutibile.

La struttura che oggi regola il pensionamento in Italia, ovvero “Quota 100”, con cui è possibile andare in pensione all’età di 62 anni d’età se gli anni contributivi previsti sono stati maturati, scadrà con la fine del 2021.

Con il decreto del 5 novembre 2019 e con la successiva conferma dell’INPS, infatti, Quota 100 non potrà essere ulteriormente prorogata, dal momento che è stata bloccata unicamente per il biennio 2021/2022.

Quindi, a partire dal 1 gennaio 2022, nel caso in cui il Governo non presentasse una nuova proposta accettata in modo unanime, tornerà in vigore la cosiddetta “Riforma Fornero”.

In questo caso quindi dal prossimo anno non sarebbe più prevista la possibilità di pensionamento a 62 anni, secondo quanto stabilito da “Quota 100”, ma con il metodo previsto dalla Riforma, la tipologia di pensionamento principale sarebbe la “pensione di vecchiaia”.

In questo caso, tutti i lavoratori potrebbero andare in pensione all’età di 67 anni, purché in possesso di 20 anni di contributi lavorativi.

Tuttavia, anche se le possibilità avanzate dalle varie fazioni politiche siano state numerose, il Governo non sembra essere arrivato ad una soluzione certa.

Con il finire del 2021, inoltre, cesserà di esistere anche la formula dell’APE sociale, che prevedeva la possibilità di andare in pensione anticipata.

L’APE sociale infatti prevede, fino a dicembre 2021, la possibilità di andare in pensione a 63 anni di età e con il possesso di 30 o 36 anni di contributi.

Pensione anticipata a 57 anni: tutti i vantaggi

Al momento, la possibilità di ampliare la possibilità di pensionamento anticipato a 57 anni sembra essere l’opzione più accreditata, facendo il bilancio tra pro e contro.

In questo modo, infatti, il Governo avrebbe la possibilità di allargare la platea dei possibili titolari della pensione anticipata che già oggi è esistente.

In realtà il pensionamento a 57 anni non è una novità per la struttura normativa italiana.

Ad oggi esiste già una categoria che ha la possibilità di andare in pensione anticipata a 57 anni, ovvero i caregiver, come previsto dalla Legge 104 per i lavoratori che assistono un familiare con grave handicap.

Con l’ampliamento della platea di coloro che possono usufruire di questo metodo pensionistico, diventerebbe possibile anticipare la pensione di di 10 anni per tutti quei lavoratori che, pur avendo versato almeno 20 anni di contributi INPS, sono rimasti senza lavoro con cinque anni di anticipo rispetto all’età prevista per la pensione di vecchiaia.

Anche coloro che si trovano in stato di inoccupazione da due anni a causa della cessazione della attività lavorativa in proprio. Nel caso in cui i soggetti che si trovano in questa situazione si trovino a dieci anni dalla pensione di vecchiaia, anche loro, con la possibile riforma, potranno andare in pensione a 57 anni.

In entrambi i casi, però, il requisito sine qua non è l’essere iscritti ad un fondo di previdenza alternativo da almeno 5 anni.

A queste due tipologie se ne va poi a sommare una terza, ovvero i lavoratori dipendenti, con un’invalidità riconosciuta non inferiore all’80%, appartenenti al settore privato. In questo caso, in particolare, potranno accedere alla pensione anticipata già dall’età di 56 anni.

Infine, bisogna ricordare la possibilità di anticipo pensionistico a 57 anni con la Rendita Integrativa Temporanea Anticipata (RITA).

In questo caso infatti è prevista la registrazione al Fondo Pensione Complementare, che garantisce al lavoratore un assegno dopo l’accumulo di almeno 20 anni di contribuzione.

Il lavoratore, in questo caso, deve essere inoccupato da almeno due anni e avere cinque anni di presenza al Fondo Pensione Complementare

Pensionamento anticipato con varie formule

Con questa formula di riforma pensionistica rimarrebbero attive tutte le possibilità di pensionamento anticipato che fino ad oggi sono state previste ovvero Quota 41, Ape Sociale e “Opzione Donna”.

Ma andiamo per ordine e ripercorriamo insieme le varie tipologie di pensioni anticipate.

Quota 41 è stata indicata per molto tempo come la possibile prosecuzione di Quota 100, risultando però eccessivamente costosa per le casse dello Stato.

Questa tipologia di pensionamento anticipato, infatti, è destinata unicamente a una sezione ristretta di lavoratori, come indicato nell’articolo di  Investire Oggi  .

In primo luogo possono accedere a Quota 41 i lavoratori precoci, ovvero quei lavoratori che hanno avuto modo di accumulare almeno dodici mesi continuativi di contributi prima del raggiungimento dell’età di 19 anni. Al momento della richiesta della pensione anticipata, comunque, dovranno possedere in totale almeno 41 anni di contributi.

Un’altra categoria che può accedere a questo tipo di pensionamento sono i lavoratori che si trovano in stato di disoccupazione in seguito a dimissioni per giusta causa o che sono stati licenziati in forma individuale o collettiva, sia nel settore pubblico che nel privato.

Di seguito anche altre categorie che possono accedere a Quota 41:

  • I lavoratori disabili che abbiano una disabilità riconosciuta pari almeno al 74% di invalidità;
  • I lavoratori cargeiver, come abbiamo visto prima, che accudiscono un parente di primo grado affetto da disabilità grave;
  • I lavoratori impiegati nel settore dei “lavori usuranti”, purché sia stati impiegati in questa tipologia di lavoro per almeno sette anni nel decennio precedente la richiesta di pensionamento anticipato;
  • Gli autisti di bus a nove posti o i lavoratori addetti alle catene di montaggio, purché lavorino su turno notturno.

Un’altra tipologia di pensionamento anticipato attualmente presente nel sistema pensionistico italiano e che verrebbe mantenuta anche nel 2022 è l’APE sociale.

In realtà più che di pensione anticipata in questo caso è meglio parlare di anticipo della quota della pensione pensione come forma di garanzia economica.

Le categorie che vi possono accedere, infatti, hanno la possibilità di ricevere una sorta di prestito per un anno (dodici mesi) prima del raggiungimento effettivo dell’età necessaria per la pensione di vecchiaia.

Anche in questo caso, però, non tutti possono fare richiesta di quest’anticipo pensionistico.

La condizione fondamentale è che i richiedenti abbiamo raggiunto 63 anni di età e non ricevano nessun’altra tipologia di pensione pensione diretta.

Inoltre, solo alcune categorie di lavoratori possono accedere all’APE Sociale, ovvero:

  • I lavoratori disoccupati a causa della cessazione del rapporto di lavoro da parte del datore di lavoro o, in alternativa, che abbiano firmato le dimissioni in modo consensuale con il datore di lavoro;
  • I lavoratori che si siano dimessi per giusta causa;
  • I lavoratori che, avendo almeno trenta anni di contributi pensionistici INPS, si trovino in stato di disoccupazione da tre o più mesi.

La tipologia di pensione anticipata che prende il nome "Opzione Donna" come è facilmente comprensibile è rivolta unicamente alle lavoratrici donne.

Tuttavia sotto vai punti di vista non si tratta di una scelta vantaggiosa: con Opzione donna, infatti, l’importo della pensione che viene ricevuta è unicamente sotto forma contributiva.

In ogni caso, per poter richiedere la pensione anticipata di questo tipo, le lavoratrici devono essere dipendenti (sia del settore pubblico che privato) con età di almeno 57 anni e aver accumulato 35 anni di contribuzione.

Possono richiedere Opzione donna anche le lavoratrici autonome che abbiano sempre maturato 35 anni di contribuzione ma in questo caso 58 anni di età anagrafica.

Stando a quanto circola tra le fonti di politriche, pare che il Governo Draghi abbia intenzione di inserire questa formula in modo permanente nel sistema pensionistico.

Inoltre si sta prendendo in considerazione la possibilità di inserire una “Quota Mamma”, ovvero un bonus contributivo di un anno per ogni figlio.