Le voci che circolano sulla prossima possibile riforma delle pensioni sono numerose e al momento l’opzione più accreditata è la cosiddetta “Quota 41”.

Una riforma a lungo attesa e richiesta su più fronti, non solo dai vari partiti politici ma anche e soprattutto dalle parti sociali, che vogliono evitare lo scaglione dei 5 anni.

Dopo “Quota 100”, che per anni ha regolamentato il sistema pensionistico italiano, il nuovo modello che potrebbe essere seguito per la riforma delle pensioni è in realtà già presente nel nostro ordinamento.

Vediamo infatti in questo video di Mondo Pensioni di cosa si tratta, come è strutturata e come potrebbe essere estesa a tutta la platea dei lavoratori italiani: RIFORMA PENSIONI QUOTA 41 PER TUTTI!  Come cambierebbe la Pensione di Vecchiaia.

 

 

Una riforma necessaria entro la fine dell’anno

Il sistema pensionistico italiano ad oggi è regolamentato da “Quota 100”, che consente di andare in pensione all’età di 62 anni d’età se si sono maturati gli anni contributivi necessari.

Ad oggi comunque nonostante le numerose proposte e ipotesi avanzate circa la riforma delle pensioni, non vi è una soluzione concreta e più avvalorata rispetto alle altre.

Il dibattito politico sull’argomento è ancora serrato e le motivazioni che ostacolano una o l’altra soluzione sono, come spesso accade, prettamente economiche.

L’unica certezza è che se non fosse applicata alcuna modifica al sistema pensionistico, a partire dal 1 gennaio 2022 non sarebbe sicuramente più operativo il sistema di “Quota 100”.

Allo scoccare del 31 dicembre 2021, quindi, rimanendo in questo modo le cose, non sarà più possibile andare in pensione a 62 anni, com’è avvenuto in questi anni per il raggiungimento della quota 100.

Ma non è tutto.

Sempre alla fine del 2021, viene meno la misura che ha consentito in questi anni l’APE sociale, ovvero la possibilità di anticipo pensionistico.

Anche in questo caso, infatti, la data di scadenza è al 31 dicembre 2021 e, venendo meno, non sarebbe più possibile andare in pensione il prossimo anno con 63 anni di età e 30 o 36 anni di contributi.

Come indicato però il limite ultimo per poter rientrare in questa tipologia di pensionamento è il 2021: dopo tale data, infatti, tornerà in vigore il sistema di pensionamento presente all’interno della Riforma Fornero.

Con questo metodo pensionistico tornerebbe in atto la “pensione di vecchiaia”: sarebbe possibile andare in pensione a 67 anni con il possesso di 20 anni di contributi.

In alternativa sarebbe possibile richiedere la pensione anticipata, nel caso in cui fossero stati maturati contributi per 41 anni e 10 mesi per le donne e 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini.

In ogni caso, se non si giungesse agli accordi necessari per mettere in atto la riforma delle pensioni, rimarrebbero comunque valide tutte le formule di pensionamento anticipato e straordinario già presente nel nostro ordinamento, come Quota 41, APE Sociale, Opzione Donna e Isopensione.

Vediamo nel dettaglio le formule di pensionamento anticipato

Tra le diverse formule di pensionamento anticipato presenti nel nostro ordinamento, Quota 41 è una realtà già presente, anche se non estesa a tutti i lavoratori, come invece richiederebbero i sindacati e alcuni componenti del Governo.

Quota 41 è infatti oggi un metodo di pensionamento che può essere richiesto unicamente a determinate categorie di lavoratori, come indicato da Investire Oggi in un articolo dedicato, ovvero:

  • i lavoratori precoci, che hanno accumulato almeno dodici mesi continuativi di contributi prima di aver compiuto 19 anni e che, al momento della richiesta di pensionamento, possiedano 41 anni di contributi totali;
  • quei lavoratori in disoccupazione consequente a dimissioni per giusta causa, che siano stati licenziati in forma individuale o collettiva;
  • i soggetti disabili con il riconoscimento di almeno il 74% di invalidità;
  • i cargeiver,  ovvero coloro che supportano e si prendono cura di un parente di primo grado che si trovi in situazione di disabilità grave;
  • gli impiegati nella categoria dei “lavori usuranti”, che abbiano svolto quel lavoro per un minimo di sette anni nell’ultimo decennio;
  • i lavoratori su turno notturno che siano impiegati come autisti di bus a nove posti o nelle catene di montaggio.

Anche l’APE sociale è un altra modalità di pensionamento anticipato sotto forma di anticipo della pensione che svolge il ruolo di garanzia economico.

Con questa formula, infatti, viene erogato al lavoratore un prestito per i dodici mesi precedenti il raggiungimento dell’età minima per la pensione di vecchiaia.

L’APE sociale può essere richiesto da quei lavoratori che abbiano compiuto almeno 63 anni e, non essendo percettori di alcun’altra formula di pensione diretta, facciano parte di una delle seguenti categorie:

  • si trovi in stato di disoccupazione per la cessazione del lavoro da parte del datore di lavoro;
  • abbia rassegnato le dimissioni per giusta causa;
  • abbia firmato la fine del contratto lavorativo in modo consensuale con il datore di lavoro;
  • si trovi in stato di disoccupazione da almeno tre mesi e abbia cumulato almeno trent’anni di contributi pensionistici.

Con Isopensione la pensione anticipata può essere richiesta da quei lavoratori che siano stati licenziati a causa dell’eccedenza di personale nell’azienda o nella società presso la quale si trovavano occupati.

Prorogata anche per quest’anno dalla legge di Bilancio fino alla fine del 2021, l’esodo anticipato è valido solo che è stato compiuto entro sette anni di anticipo rispetto all’età minima per la pensione di vecchiaia.

Con questa formula, il valore della pensione concessa è pari alla pensione maturata fino al momento di cessazione del rapporto di lavoro e viene calcolata con la media degli stipendi ricevuto nelle ultime due annualità di lavoro.

É compito del datore di lavoro continuare a versare i contributi all’INPS per il lavoratore in oggetto, fino alla data del raggiungimento dell’età minima pensionabile.

Infine la formula di pensionamento anticipato Opzione Donna è, chiaramente, destinato unicamente alle lavoratrici che subiscono però in questo modo una sorta di penalizzazione, dal momento che la pensione ricevuta avrà unicamente formula contributiva.

Nello specifico, le lavoratrici che intendono usufruire di questa formula devono rientrare in una delle due seguenti categorie:

  • essere dipendenti con almeno 57 anni di età anagrafica e 35 anni di contribuzione;
  • essere autonome con almeno 58 anni di età anagrafica e 35 anni di contribuzione.

Quota 41 estesa a tutti

La necessità di attuare una riforma del sistema pensionistico è particolarmente urgente e sentita, dato il prossimo scadere della formula “Quota 100” alla data del 31 dicembre 2021.

Nel caso in cui infatti non si trovasse una soluzione accettata da tutti, a partire dal 1 gennaio 2022 entrerebbe in atto il cosiddetto “scalone” pensionistico di 5 anni.

Ad oggi la formula più accreditata, sia da parte di tutti i  sindacati a livello nazionale sia da alcuni componenti del Governo, come Claudio Durigon, Sottosegretario all’Economia, è Quota 41 estesa a tutti i lavoratori.

Introducendo questa tipologia di pensione, infatti, il requisito necessario per terminare il rapporto lavorativo sarebbe per tutti i lavoratori l’aver cumulato almeno 41 anni di contributi, a prescindere dall’età anagrafica.

Verrebbe quindi notevolmente abbassato lo scaglione di contribuzione attivo al momento, che è fissato a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne.

Con la riforma delle pensioni con la formula di “quota 41” invece, il limite di età contribuita diventerebbe di 41 anni sia per le donne che per gli uomini.

Proprio per questo motivo la riforma di questo tipo è particolarmente caldeggiata dai sindacati, pur essendo presenti numerosi impedimenti per l’effettiva attuazione di questa riforma, così per com’è stata proposta nella sua forma iniziale. 

Cosa ostacolo l’introduzione di Quota 41?

Tuttavia i limiti posti all’impiego di Quota 41 come nuova formula per il pensionamento sono sopratutto di tipo economico, come è stato evidenziato dalla Corte dei Conti.

Proprio nel rapporto che da poco è stato steso sull’andamento dell’economia italiana nel 2021 presentato dalla Corte dei Conti, la voce relativa al comparto pensionistico rappresenta una delle più critiche per l’erario statale.

Questo è dovuto anche al fatto che negli otto anni compresi tra il 2012 e il 2020 sono state registrate oltre 700 mila pensioni anticipate, pari al 18,7% dei pensionamenti totali erogati, con un tetto massimo pari al 33,7% negli ultimi due anni.

A tutto questo bisogna anche aggiungere le pensioni liquidata con il metodo dell’APE sociale e volontario, che sono pari, per il periodo indicato, a 79.260 pensioni.

Ma non solo: anche l’Unione Europea ha imposto all’Italia il ridimensionamento della spesa pubblica destinata al comparto pensionistico. 

I quattro miliardi di fondi extra che sono stati infatti destinati al nostro Stato attraverso il Recovery Plan devono essere destinati al pagamento delle pensioni solo in minima parte.

Chiaramente quindi la formula di Quota 41 estesa in modo indiscriminato a tutti i lavoratori non è al momento attuabile e dovrà subire alcune variazioni sostanziali.