Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite e tecnologia: il binomio è possibile. Ma come? I Sustainable development goal (SDG) sono contenuti nell’Agenda 2030 dell’Onu, un programma di azione per le persone, il pianeta e la prosperità sottoscritto nel 2015 dai governi di 193 Paesi membri. Si tratta di 17 obiettivi comuni su questioni cruciali come la lotta alla povertà e alla fame nel mondo, il contrasto ai cambiamenti climatici, la tutela degli oceani, dei mari e delle risorse marine, la riduzione delle diseguaglianze, ecc.

Innovazione come obiettivo

Tra gli obiettivi, il numero 9 recita: “Costruire infrastrutture resilienti, promuovere l’industrializzazione inclusiva e sostenibile, incoraggiare l’innovazione”. E’ dunque particolarmente legato al tema tecnologico. Secondo quanto riporta il sito dedicato ai SDG, siamo ancora lontani dalla meta su questo fronte. “Nei paesi in via di sviluppo sono cresciuti i finanziamenti per le infrastrutture e sono stati fatti passi in avanti impressionanti nella connettività mobile”, si legge nella nota relativa al 2019. “Per quelli meno sviluppati, invece, sarà molto arduo raggiungere l’obiettivo di raddoppiare la quota di Prodotto interno lordo (Pil) derivante dal settore manifatturiero e gli investimenti in ricerca e innovazione restano sotto la media globale.

Ad esempio, nel 2016 (ultimi dati disponibili), i settori tecnologici rappresentavano il 44,7% del valore aggiunto manifatturiero globale, con nord America ed Europa sopra tale livello (57,4) e i paesi meno sviluppati ben al di sotto (10,4%).

Il ruolo delle reti 5G

“Per raggiungere l’obiettivo n. 9”, scrivono gli analisti di Sustainalytics (partner di Morningstar) in un report dal titolo 10 per il 2020: creare un impatto attraverso l’investimento tematico, “servirà raccogliere grandi volumi di dati in tempo reale, trasmetterli e processarli velocemente, una potenzialità che le reti 5G possono fornire”. Gli utilizzi sono molteplici, incluso il passaggio alla cosiddetta Industria 4.0, ossia l’integrazione di sistemi fisici e digitali attraverso l’Internet delle cose (Internet of thing). Si pensi, ad esempio, alla tracciabilità delle attività materiali nelle fabbriche per identificare le aree di efficienza operativa.

Le reti 5G supportano diversi target inclusi nel SDG n. 9. “Possono facilitare i miglioramenti infrastrutturali e l’ammodernamento delle imprese per renderli più sostenibili attraverso un più efficiente uso e riciclo delle risorse”, spiega Sustainalytics. “Miglioreranno anche la ricerca scientifica e le potenzialità tecnologiche in tutti i paesi, compresi quelli sviluppati”.

Non solo tecnologia

Gli investitori che vogliono trovare aziende operative nel 5G con una strategia allineata con l’obiettivo n. 9 delle Nazioni Unite devono concentrarsi su come le imprese stanno integrando i principi di economia circolare ed eco-design nello sviluppo dei prodotti. Insomma, non basta sviluppare tali reti, ma bisogna farlo in modo sostenibile lungo tutta la catena del valore, il che richiede manager di qualità e tecnici di talento. Secondo Sustainalytics, le meglio posizionate dal punto di vista della “governance di prodotto” e “del capitale umano” (ossia quelle che hanno meno probabilità di incorrere in rischi legati ai due fattori) sono Cisco, Ericsson e Nokia, grazie alla solida presenza nel segmento delle reti mobili, sia hardware che software, alle strategie di sviluppo che includono la progettazione sostenibile, a sistemi di gestione della qualità certificati da terzi e ad ampi programmi di talent management.

Punteggio di rischio non gestito relativo a product governance e capitale umano nelle principali aziende attive nelle reti 5G (le migliori sono quelle con score più bassi)

Obiettivo sicurezza sul lavoro

La tecnologia si lega anche all’obiettivo di sviluppo sostenibile n. 8, che riguarda la promozione di una crescita economica sostenibile e inclusiva, la piena e produttiva occupazione e condizioni di lavoro dignitose per tutti. Prima dello scoppio dell’epidemia di Covid-19, si erano visti miglioramenti su molti di questi fronti, ma quest’anno si preannuncia difficile, soprattutto per quanto riguarda la salvaguardia dei posti di lavoro. Intanto, ci troviamo proprio in queste settimane ad affrontare in modo ancor più grave la questione della sicurezza sul lavoro.

Il caso delle miniere

A prescindere dalla grave situazione attuale, causata dal Coronavirus, un settore dove la sicurezza sul lavoro è ad alto rischio è quello minerario. L’introduzione di veicoli elettrici nelle miniere, ad esempio, riduce l’inquinamento nelle gallerie e quindi rende l’ambiente più sicuro. Le tecnologie di realtà aumentata e virtuale permettono di limitare l’impiego di operai in attività pericolose, così come l’intelligenza artificiale e il blockchain consentono di certificare la sostenibilità dei processi produttivi. Tra le compagnie minerarie più all’avanguardia e con un basso rischio ESG, Sustainalytics indica Anglo American, Newmont Goldcorp e BHP group.

Punteggio di rischio non gestito tra le principali società minerarie (le migliori sono quelle con score più bassi)

Automazione e lavoro

La tecnologia pone anche sfide al mondo del lavoro. In particolare, le mansioni meno qualificate sono sempre più sostituite da robot e automazione. L’innovazione tecnologica aumenta la produttività, ma ridisegna la sfera occupazionale. “Le imprese che abbracciano la rivoluzione dell’automazione, avranno bisogno di aggiornare le competenze dei loro dipendenti e renderli altamente qualificati se vorranno rimanere competitivi”, si legge nel report di Sustainalytics. Secondo un sondaggio del World economic forum, circa il 54% dei lavoratori dovrà essere riqualificato entro il 2022.

Gli investitori che vogliono combinare automazione e obbiettivo n. 8 dell’Onu devono, dunque, cercare le imprese che assumono un approccio incentrato sui lavoratori nella loro transizione. Tra le aziende del settore industriale con il più basso rischio ESG legato al fattore del capitale umano, Sustainalytics indica Cnh Industrial, Krones e Sandvik.

Punteggi di rischio non gestito relativo al capitale umano per alcune grandi imprese industriali (le migliori sono quelle con score più bassi)

Di Sara Silano