Con l'ingresso del nuovo anno c'è sempre il timore da parte di cittadini che percepiscono sussidi e sostegni al reddito che qualcosa cambi.

Tale timore investe anche coloro che percepiscono la Naspi i quali si chiedono quale sia il giorno del pagamento a gennaio 2022?

Questa è solo una delle domande poste dai molti lettori alla quale cercheremo di dare risposta per quanto riguarda il sussidio di disoccupazione.

Diciamo subito che l'INPS non ha ancora pubblicato il calendario con delle date ufficiali, inoltre non c'è una data esatta per il pagamento della Naspi, l'accredito è sempre riferito alla mensilità precedente ed inoltre dipenderà molto da quando si è presentata la domanda all'Istituto Nazionale di Previdenza Sociale.

Solitamente se analizziamo il 2021, il pagamento dovrebbe partire intorno al 10 del mese.

E' anche vero che solitamente il primo mese dell'anno il pagamento della Naspi potrebbe subire un leggerissimo ritardo rispetto a quanto avviene negli altri mesi, il pagamento solitamente fissato al 10 potrebbe quindi slittare di qualche giorno.

Andiamo quindi a vedere le date indicate dall'Inps da segnare in calendario oltre che a fare il punto su tutte le novità e le regole che caratterizzeranno il sussidio di disoccupazione nel 2022.

Nel video che segue l'avv. Angelo Greco approfondisce tutti i benefici ai quale hanno diritto coloro che per varie motivazioni non stanno lavorando.

A quando il pagamento della Naspi di gennaio 2022?

Il pagamento Naspi di solito arriva a partire dal 10 del mese, non viene erogata a tutti in un solo giorno, ma capita spesso che si prolunghi fino al 18.

Aspettatevi quindi un pagamento compreso tra il 10 ed il 18 gennaio.

Per alcuni beneficiari l'accredito potrebbe addirittura arrivare verso fine mese, ma questo dipende molto dalla data in cui è stata inoltrata la domanda all'Inps.

Come essere certi della data in cui verrà pagata la Naspi?

Il consiglio per verificare con precisione il pagamento Naspi di gennaio 2022 è quello di consultare l'area riservata direttamente sul sito dell'Inps.

Questo è possibile attraverso una semplice procedura in 3 step e cioè:

Naspi 2022: le novità in legge di bilancio

Tra le novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2022 ce ne sono alcune che hanno determinato dei cambiamenti alla Naspi quali?

I punti principali sono tre e riguardano:

  • la cancellazione del requisito dei 30 giorni di lavoro effettivo nei 12 mesi che precedono l'inizio della disoccupazione;
  • ampliata la platea dei beneficiari a partire da gennaio 2022 avranno diritto all'indennità anche operai agricoli a tempo indeterminato di cooperative e consorzi;
  • ripristinato il meccanismo di graduale riduzione dell'importo sospeso nel 2021 a causa dello stato di emergenza procurato dalla pandemia Covid-19, nello specifico l'importo dell'assegno subirà una riduzione del 3% a partire dal sesto mese e dall'ottavo mese per gli over 50.

Questo quindi è quanto esce dal testo definitivo della Legge di Bilancio approvata dal Governo.

Che cos è la Naspi

La Nuova Assicurazione Sociale per l'Impiego ( NASpI ) è una indennità mensile di disoccupazione, designata dall'articolo 1, decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22 – che sostituisce le precedenti prestazioni di disoccupazione ASpI e MiniASpI – in relazione agli eventi di disoccupazione involontaria che si sono verificati a decorrere dal 1° maggio 2015. La NASpI viene erogata su domanda dell'interessato.

Naspi: a chi spetta?

La Naspi dunque è un ammortizzatore sociale che arriva in soccorso di tutti coloro in possesso di un contratto subordinato che hanno perso involontariamente il lavoro, tra questi ci sono anche:

  • chi lavora nella pubblica amministrazione con un contratto a tempo determinato;
  • apprendisti;
  • personale artistico con rapporto di lavoro subordinato.

Come già riportato nel paragrafo precedente con la Legge di Bilancio 2022 a a partire da gennaio la Naspi è stata estesa anche ad operai agricoli a tempo indeterminato di cooperative e consorzi.

Vorrei chiarire inoltre alcuni aspetti riguardo la definizione di perdita volontaria del lavoro.

Rientrano infatti in questa definizione quei casi in cui ci siano state:

  • dimissioni 300 giorni prima della presunta data del parto, e quindi durante il periodo tutelato di maternità;
  • risoluzione consensuale a seguito di una proposta di trasferimento in una sede della stessa azienda, ma ad una distanza superiore a 50 km dalla residenza del lavoratore o raggiungibile in un tempo superiore agli 80 minuti attraverso i mezzi pubblici;
  • licenziamento con accettazione dell’offerta di conciliazione di cui all’articolo 6, decreto legislativo 22/2015;
  • risoluzione consensuale così come previsto dall'articolo 7, legge 15 luglio 1966, n. 604 come sostituito dall’articolo 1, comma 40, legge 92/2012.

Da non dimenticare un altro requisito necessario per avere diritto alla Naspi e cioè le 13 settimane di contribuzione nei 4 anni che precedono la domanda per il sussidio.

Chi non ha diritto a richiedere la Naspi?

La Naspi non potrà essere richiesta da :

  • dipendenti a tempo indeterminato delle pubbliche amministrazioni;
  • cittadini che abbiano maturato i requisiti per accedere a trattamenti pensionistici;
  • extra comunitari con permesso di soggiorno rilasciato per lavori stagionali;
  • chi si dimette per libera scelta.

Per quest'ultimo punto c'è però da fare una precisazione sono ammesse infatti le dimissioni per giusta causa. 

Questo avviene quando un giudice stabilisce che nonostante sia stato il dipendente a decretare la fine del rapporto di lavoro, non è attribuibile ad una sua volontà.

Un esempio per chiarire quanto scritto potrebbe essere il caso di un lavoratore che non riceve lo stipendio da almeno del mesi o nel momento in cui subisca un declassamento delle mansioni lavorative senza una particolare giustificazione.

Rientrano in questa categorie anche casi di mobbing, molestie sessuali sul luogo di lavoro o casi in cui il datore di lavoro di un grave inadempimento del contratto.

Il licenziamento per giusta causa è ammesso anche da parte di una mamma entro i 300 giorni precedenti alla data presunta del parto, dimissioni che non necessitano di un termine di preavviso che possono essere comunicate anche con decorrenza immediata.

In questo caso il dipendente avrà diritto all’indennità sostitutiva del preavviso riconosciuta dal datore di lavoro e successivamente alla Naspi riconosciuta nonostante la decisione finale di abbandonare l’impiego sia stata presa dal lavoratore stesso.

Naspi, fino a 1.335,40 euro al mese. Come si calcola?

Andiamo ora a trattare l'argomento riguardo l'importo che può raggiungere la Naspi e come viene calcolato.

L'importo massimo che potrà essere erogato per quanto riguarda l'indennità di disoccupazione al netto delle rivalutazioni annuali Istat è fissato a 1.335,40 euro mensili soglia che non potrà mai essere superata.

L'importo viene calcolato tenendo presente il totale delle retribuzioni imponibili degli ultimi quattro anni, il totale verrà diviso per il numero di settimane di contribuzione.

Il risultato infine moltiplicato per un coefficiente fisso di 4,33.

Coloro che inoltreranno la domanda per la Naspi nel caso in cui la retribuzione mensile media non raggiunga i 1.227,55 euro avranno diritto ad un assegno pari al 75% dello stipendio.

Pe coloro che invece superano tale soglia al 75% della retribuzione media si dovrà sommare un ulteriore 25% risultato della differenza tra la retribuzione media mensile e l’importo di 1.227,55 euro.