Wellness, benessere, equilibrio psicofisico, un comparto che tra palestre, associazioni sportive, cooperative, centri estetici, piscine e centri termali, ad eccezione di quelli sanitari, vale 10 miliardi di fatturato annui.

Con il Covid-19 anche il settore del wellness è stato fortemente penalizzato. Lo scorso anno le strutture hanno potuto lavorare solo per sei mesi, come hanno gestito il problema delle perdite?

Il Dpcm dello scorso ottobre emesso dal Governo Conte è stato netto e deciso, non ha lasciato spazio a interpretazioni, pur dividendo le aree in zone rosse, arancioni e gialle ha stabilito per le ultime due che: 

“Le attività di palestre, piscine, centri natatori, centri benessere e centri termali sono sospese, fatta eccezione per l'erogazione delle prestazioni rientranti nei livelli essenziali di assistenza per le attività riabilitative o terapeutiche e per gli allenamenti degli atleti, professionisti e non professionisti, che devono partecipare a competizioni ed eventi riconosciuti di rilevanza nazionale con provvedimento del CONI o del CIP.”

Unica concessione rispetto alle zone rosse in cui: “sono sospese l'attività sportiva di base e l'attività motoria in genere presso centri e circoli sportivi, pubblici e privati, sia all’aperto che al chiuso”, è stato permettere di praticare sport all’aperto: 

“È consentito recarsi presso centri e circoli sportivi, pubblici e privati, del proprio Comune o, in assenza di tali strutture, in Comuni limitrofi, per svolgere esclusivamente all'aperto l’attività sportiva di base, nel rispetto delle norme di distanziamento sociale e senza alcun assembramento, in conformità con le linee guida emanate dall'Ufficio per lo sport, sentita la Federazione medico sportiva italiana (FMSI), con la prescrizione che è interdetto l'uso di spogliatoi interni a detti circoli.”

In un contesto così stringente, i proprietari di palestre, ma non pensiamo solo a loro, i personal trainer, gli operatori che ruotano intorno a questo indotto, nonché i normali frequentatori dei centri dedicati, hanno dovuto ricorrere a degli escamotage per uscire dalla crisi. Vediamo come.

Il popolo degli sportivi

“Lo slittamento della riapertura di palestre e centri wellness mette a rischio un settore che a livello nazionale coinvolge 120 mila operatori in oltre 16 mila strutture da nord a sud della Penisola”. 

L’Unione europea delle cooperative (Uecoop) mette in guardia sul possibile sviluppo che la chiusura forzata possa essere un grido di allarme verso una sana ripresa del settore.

Secondo i dati Istat, fra i 20 milioni di italiani che praticano sport regolarmente, circa il 25,2% si dedica alla ginnastica, all’aerobica, al fitness e al body building. 

Il 23% predilige il calcio come sport di squadra e il 21% si cimenta in sport natatori o acquatici. Di questi 20 milioni, i più fedeli circa il 70%, praticano sport tre volte alla settimana.

Il popolo dello sport obbligato dai Dpcm durante i mesi di lockdown a stare a casa, si è dovuto arrendere alla poco edificante soluzione di passare le proprie ore sul divano, ma i veri sportivi, quelli che proprio non se la sono sentita di smettere, hanno cercato soluzioni alternative

Tra coloro che si sono arresi un 73% appartiene a una fascia d’età sopra i 55 anni, e gli altri?

Il dato che si rileva, e che ci permette di lanciare l’ipotesi che una soluzione alternativa sia stata trovata, sono i picchi di vendita sugli e-commerce dei prodotti dedicati. 

Salgono a +57,5% le vendite su manubri con i pesi, a +30% gli attrezzi da palestra come la panca e a +58,5% l’acquisto della classica cyclette.

Come dire che gli italiani hanno optato per svolgere la propria attività in casa valorizzando l’idea che è possibile costruirsi una palestra presso la propria abitazione con una cifra media non superiore ai 500 euro.

Dal fisico ai corsi online

Laddove non sono stati acquistati gli attrezzi fisici sono salite le vendite dei corsi online.

Yoga, pilates, fitness, corsi per il dimagrimento hanno messo in moto un volume parallelo di servizi impensabile.

Chi già offriva i corsi, come i centri yoga o i personal trainer, hanno visto un incremento della propria attività. Chi ancora non aveva pensato di offrire il servizio, ha pensato bene di adeguarsi.

E’ chiaro che tra chi svolge una attività sportiva il 70% preferisca allenarsi in presenza, mentre il 30% si rende disponibile a praticare le attività on-demand o online.

Di questo variegato 100% una piccola fetta composta dal 16% sente che non è difficile l’idea di praticare entrambe le soluzioni, andando anche in qualche modo a risparmiare sul totale della spesa dedicata al benessere. Pagamenti digitali, offerte promozionali possono essere davvero convenienti rispetto alla rata trimestrale della palestra.

Il 10% preferisce pensare che se i lockdown continueranno, anche loro continuerà ad allenarsi all’aperto concentrando le attività per il 7% in totale autonomia autogestendosi, e per il 3% sempre all’aperto, ma comunque supportato dal proprio istruttore di fiducia.

Ma di questo variegato mondo, il 3% ammette di essere disposto a praticare sport attraverso le versioni Live in streaming, e l’1% di scegliere le lezioni registrate on-demand.

L’offerta delle palestre in rete

Se ragioniamo a come la rete possa offrire l’escamotage per uscire dall’impasse, tra app, siti, canali social, community il risultato è presto detto. 

Video corsi di Yoga, Pilates, Tai ji quan, Qi gong e meditazione per le discipline energetiche, con video registrati, ma anche soluzioni Live ad orari prestabiliti, con lezioni di classe per piccoli gruppi di partecipanti o anche singole per una valorizzazione delle proprie prestazioni grazie all’aiuto dell’istruttore sono materie che si prestano molto bene ad essere praticate digitalmente.

Per gli amanti delle discipline aerobiche corsi di Total Body, Zumba fitness, Reggaeton, Corpo libero, Fit box, sono tutti corsi praticabili anche online.

Lezioni da 20, 30, 45, 60 minuti sono acquistabili senza fatica negli orari più comodi, la mattina prima di iniziare lo smart working, per essere tonici e concentrati, o la sera dopo il lavoro per meditare o sfogare lo stress della giornata, ma soprattutto per fare movimento e bruciare i grassi in eccesso che lo stare seduti forzatamente in spazi ristretti volutamente o no, si depositano sul girovita.

La tecnologia in questo senso ci aiuta. Le piattaforme in streaming si stanno adattando a rispettare corsi in orari comodi, a promuovere prodotti in linea con i gusti degli utenti sempre più mirati e targettizzati

La stessa formula di palestra online si sta adeguando ad essere più una piattaforma di servizi in cui trovare un corso, un personal trainer, ma anche un fisioterapista, un nutrizionista, uno spazio per la meditazione e non solo.

I vantaggi dello streaming

Scegliere un corso in streaming offre diversi vantaggi sia alle strutture che li propongono, sia agli utenti finali che ne usufruiscono.

Il vantaggio principale per chi offre il servizio è la non limitazione del numero degli iscritti

Se una palestra fisica impone un numero di aderenti al corso funzionale allo spazio ristretto dei metri quadri a disposizione, lo streaming online risolve il problema, perché il numero dei partecipanti può essere praticamente illimitato.

Altra soluzione positiva, è che non servono spazi importanti, bastano una stanza con una buona illuminazione, una videocamera con un buon audio e una piattaforma come zoom anche gratuita per il collegamento, ne consegue un abbattimento dei costi di gestione.

Per l’utente finale, a fronte del chiaro intento di avere la possibilità di praticare sport sempre e comunque, il vantaggio principale è che il Covid-19 non è un problema. Più distanziamento di così, non si può, a casa in sicurezza, in collegamento da remoto, si mantiene il rapporto con la community ma lo si fa rispettando le distanze.

Secondo vantaggio, la forza di volontà batte la pigrizia. Uscire di casa sotto la pioggia o al freddo per recarsi in palestra, non è più un problema. Basta spostarsi nella stanza scelta per l’attività e si parte.

Se invece vogliamo cogliere gli svantaggi, certo non ci sarà la stessa atmosfera che un corso in presenza può offrire: il rapporto con gli altri, la possibilità di interagire con l’istruttore e forse bisognerà arrendersi ad allenamenti meno funzionali e mirati a fronte di un allenamento generale tarato sulle prestazioni dell’iscritto, con programmi basici, intermedi o per esperti, ma in ogni caso, lo scopo di allenarsi viene raggiunto egregiamente ed al giusto prezzo.

Dunque l’ingegno abbatte il problema e offre nuove opportunità, sia per il consumatore finale, sia per l’operatore. Quindi perché no, l’importante è non fermarsi.