Panta rei, tutto scorre, diceva Eraclito. Cambia il mondo, cambiano i mercati e l’analisi deve adeguarsi. Considerando che all'inizio dello scorso anno mi sono esposto con una previsione di ribasso di medio-lungo termine sui mercati azionari, previsione finora esatta, vorrei riflettere su alcune notizie degli ultimi giorni e sul loro impatto sui mercati stessi. Tra i titoli del "Sole 24Ore" di sabato 5 gennaio leggo: "Fed frena sui tassi", "Power rassicura i mercati: la Federal Reserve sarà paziente e pronta a cambiare"; "La Cina allenta i vincoli sulle riserve bancarie, liberando liquidità per 116 miliardi di dollari"; "Pechino e Washington tornano a trattare per la pace dei dazi". Nel frattempo era trapelato anche che la BCE, forzatamente immobile sui tassi, potrebbe ricorrere nuovamente a una misura di LTRO. In pratica in questa carrellata di notizie, guardacaso simultanee, si sono toccati quasi tutti i punti che stanno alla base di ogni ipotesi di ribasso futuro sui mercati in ottica di medio termine.

La mia sensazione è che dopo gli ultimi pesanti affondi ribassisti del 2018, innescati da tutti i motivi economici esposti a suo tempo, ma poi di fatto pilotati dalla speculazione internazionale, ci sia stato l'accordo per un'azione di concerto fra le Banche Centrali, ognuna delle quali ha agito nel proprio ambito di competenza e secondo il proprio mandato ma influenzando, per ovvi motivi di correlazione, tutti gli altri mercati e l'intero sistema economico.

Il punto principale è però quello relativo alla Federal Reserve. Seguo i mercati da 28 anni e raramente mi era capitato di vedere un'inversione così drastica e veloce nella view di una Banca Centrale. Fino a qualche giorno fa (non settimane!!) la Federal Reserve lasciava intendere almeno due rialzi dei tassi nel 2019, con un dubbio solo sul terzo, così come era stato pianificato e comunicato nei meeting dello scorso anno. In genere le Banche Centrali non guardano, o dicono di non guardare, il movimento dei mercati, e decidono in piena autonomia, considerando principalmente l'inflazione e il tasso di disoccupazione. Fed e BCE ritengono ottimale un tasso di inflazione vicino ma inferiore al 2%, e oggi negli USA l'inflazione annua è al 2,4%. Da molto tempo le Banche Centrali hanno adottato la Forward Guidance, una sorta di esposizione delle linee-guida per l'azione futura, da cui poi difficilmente si discostano, preferendo una comunicazione trasparente, stabile e lineare, per non ingenerare dubbi e speculazione. Nelle settimane scorse il presidente Trump aveva criticato aspramente la Federal Reserve per la sua politica monetaria di indirizzo restrittivo e di rialzo dei tassi. A sua volta il Presidente della Federal Reserve Powell diceva di non volersi far condizionare dalla Casa Bianca. In realtà, egli ha poi ceduto alle pressioni di Trump, dichiarando che la Fed sarà paziente e pronta a cambiare rotta di politica monetaria, se emergeranno segnali negativi dall'economia. In uno speech del 4 gennaio Powell ha espressamente rilevato, con un tono più "colomba" rispetto alle comunicazioni precedenti, che il FOMC, l'organismo che decide sui tassi, sarà più prudente nelle sue decisioni e valuterà attentamente gli sviluppi del quadro economico. "La Banca Centrale si può permettere di essere paziente" in merito ad un'ulteriore normalizzazione della sua politica monetaria, è scritto nei verbali dell’ultima riunione del comitato ristretto della Fed. Ricordiamo che oggi il Fed Funds rate è compreso nel corridoio 2,25-2,50. Inoltre Powell ha sottolineato che non ci sono decisioni già scritte sul futuro dei tassi. In realtà questo era ovvio anche senza dirlo, perché fa parte del modus operandi di una Banca Centrale. Intanto, almeno per ora, dei 50 analisti qualificati che espongono il loro parere sul livello del Fed Funds rate per la fine del 2019, sei ipotizzano un tasso al 3,50%, dodici al 3,25%, ventitre al 3%, livello che presuppone due rialzi da ora, sei un tasso al 2,75% e solo tre pensano ad un tasso pari o inferiore al 2,50% attuale. Più in dettaglio la media del consenso ipotizza tassi fermi nel primo e nel terzo trimestre 2019, e due rialzi nel secondo e nel quarto, per un tasso target al 3%, che poi non verrebbe toccato nel 2020 e nel 2021. La prossima decisione sui tassi della Fed sarà comunicata mercoledì 30 gennaio alle ore 20.