Per chi lavora con Partita Iva, quindi in autonomia, sono previste meno forme di sostegno rispetto a chi lavora come dipendente su diversi fattori. Chi è autonomo per esempio non può accedere ad un periodo di ferie retribuito, perché decide in autonomia quando prendersi una pausa dal lavoro, e queste pause non sono retribuite da un'azienda o un datore di lavoro.

Lo stesso vale per i periodi di malattia: mentre per chi lavora come dipendente esiste la mutua, ovvero un periodo di riposo retribuito, per i lavoratori autonomi questo non è previsto. Tuttavia lavorare in autonomia può anche avere moltissimi aspetti positivi: dall'organizzazione del lavoro alla flessibilità dell'orario, fino alla possibilità di lavorare, come spesso accade nell'ultimo periodo, completamente in smart working.

Inoltre anche per i possessori di Partita Iva ancora per questi ultimi mesi del 2021 (e anche per il 2022) sono previsti alcuni bonus INPS interessanti, che si possono richiedere se si lavora in autonomia, anche senza presentare un'attestazione ISEE. Alcuni di questi sostegni interessanti arrivano direttamente per le famiglie con figli, come spiega un articolo di Notizieora.it:

"Il governo Draghi si prepara a garantire un sostegno ai cittadini attraverso diverse agevolazioni. Per alcune di queste non risulterà nemmeno necessario presentare il modello ISEE. In particolare, potranno risultare tra i beneficiari dei provvedimenti genitori con figli piccoli, donne in condizioni di gravidanza e possessori di una partita Iva."

Si tratta di un aiuto che viene ancora garantito sotto forma di diversi bonus INPS per gli ultimi mesi del 2021, e che prenderà la forma di assegno unico per il 2022. Questi sostegni verranno garantiti anche a chi lavora con Partita Iva, non solamente ai lavoratori dipendenti.

Ma questa è solo una delle agevolazioni, da richiedere anche senza ISEE, possibili per chi lavora in autonomia. Recentemente infatti sono state introdotte, anche a causa dell'arrivo della pandemia, tutta una serie di misure utili per i cittadini autonomi, che in Italia sono comunque in grande numero. Vediamo di cosa si tratta.

Partita Iva: bonus 2021 per i figli

Il 2021 sta per terminare, e con l'anno alla conclusione finiranno anche una serie di bonus rivolti alle famiglie italiane. Si tratta principalmente di tutti quei sostegni che fino ad ora hanno aiutato economicamente le famiglie con figli, i neo genitori e i nuclei famigliari con reddito più basso.

Queste misure spesso strettamente collegate all'ISEE famigliare, scompariranno con il termine del 2021, per poi ritornare nel 2022 racchiuse in un'unica misura rivolta al sostegno dei figli: l'assegno unico. Si tratta di un'erogazione mensile che verrà corrisposta per ogni figlio di età inferiore ai 21 anni a carico dei genitori, a partire da marzo 2022. 

Al momento in ogni caso è ancora possibile chiedere, anche per chi ha Partita Iva, alcuni sostegni come il bonus bebé, o le agevolazioni fiscali per i figli a carico, gli ANF, ovvero gli assegni famigliari, anche per chi ha più di tre figli. Dal prossimo anno con l'assegno unico, i sostegni verranno garantiti in modo universale: ai disoccupati, ai lavoratori dipendenti, e anche ai lavoratori autonomi con Partita Iva.

Per sei mesi nel 2021 i lavoratori con Partita Iva hanno potuto chiedere l'accesso all'assegno temporaneo, esteso per questo periodo in attesa dell'arrivo del 2022 e dell'assegno universale, ma gli altri bonus INPS per le famiglie nel frattempo non sono scomparsi.

Va tenuto conto che dal prossimo anno sarà possibile richiedere il sostegno dell'assegno unico anche senza ISEE: chi non presenterà questa documentazione infatti potrà beneficiare della misura, anche se nella sua forma più piccola, con importo minimo. Infine, bisognerà dire addio anche alle agevolazioni fiscali che fino a questo momento hanno sostenuto soprattutto le famiglie numerose. Saranno infatti possibili solamente nel caso in cui non si possa recepire l'assegno unico perché i figli hanno superato i 21 anni di età.

Partita Iva: bonus 1.000 euro

Per chi lavora con la Partita Iva, oltre ai sostegni per le famiglie con figli, è ancora possibile chiedere, almeno fino ai primi giorni di dicembre, un bonus da 1.000 euro. Si tratta di un sostegno a fondo perduto in linea con gli aiuti a imprese e autonomi per l'arrivo della pandemia.

In questo caso a beneficiare del bonus saranno tutte le Partite Iva aperte recentemente, ovvero nel periodo 2018-2019. Si tratta di diversi soggetti che fino a questo bonus erano stati esclusi dai bonus INPS o dalle agevolazioni precedenti, e che al momento possono presentare richiesta di accesso di questo specifico contributo.

Il bonus da 1.000 euro è previsto per tutte quelle attività aperte nel 2019 con reddito inferiore ai 10 milioni di euro, che si trovano in una particolare situazione, spiegata anche dal sito Gds.it:

"Spetta, dunque, ai titolari di reddito di impresa che hanno attivato la partita Iva dall'1 gennaio 2018 al 31 dicembre 2018 e la cui attività è iniziata nel corso del 2019, come risulta dal registro imprese presso la Camera di Commercio, industria, artigianato e agricoltura."

Questo tipo di sostegno si può ancora richiedere per un periodo di tempo piuttosto limitato, entro il 9 dicembre 2021. Si tratta di un bonus che non prevede necessariamente un calo del fatturato del 30%, come è avvenuto per altre forme di sostegno ad imprese e Partite Iva. 

Tuttavia il tempo per richiedere questo bonus erogato con il Decreto Sostegni è ancora breve, e bisogna affrettarsi se si vuole accedere alla misura. Per presentare la domanda ci si può rivolgere all'Agenzia delle Entrate, anche tramite il portale ufficiale, utilizzando uno dei metodi di accesso digitali, come lo SPID o la Carta di Identità Elettronica.

Partita Iva forfettaria: confermata per il 2022

Una particolare forma di gestione fiscale della Partita Iva è rappresentata dal regime forfettario. Si tratta di un regime fiscale agevolato che risulta molto vantaggioso per tutta una serie di caratteristiche. Il regime forfettario prevede che le imposte siano molto ridotte rispetto al regime ordinario: chi inizia a lavorare con questo regime fiscale infatti può avvalersi di una aliquota al 5% per i primi anni di attività.

L'imposta successivamente sale fino al 15%, tuttavia risulta conveniente in ogni caso rispetto al regime fiscale ordinario. Con questo regime agevolato tuttavia non è possibile recepire guadagni superiori a 65.000 euro annui, quindi non è indicato per chi intende lavorare come impresa.

Per i professionisti autonomi questo regime è particolarmente vantaggioso, per questo motivo sono moltissimi i giovani italiani che scelgono di aprire la Partita Iva con questa modalità. Al governo si è discusso a lungo sull'agevolazione, e alcune ipotesi ne vedevano l'eliminazione a partire dal prossimo anno.

Tuttavia la Partita Iva a regime forfettario verrà riconfermata per il 2022, con le stesse caratteristiche viste fino ad ora. Al momento si discute invece sulla questione fatturazione elettronica, che risulta obbligatoria per chi lavora con Partita Iva, ma non per chi segue un regime forfettario.

A partire dal prossimo anno questa caratteristica potrà cambiare, e si parla di introdurre l'obbligatorietà anche per questo tipo di regime agevolato. La fatturazione elettronica sta portando a diversi vantaggi a livello di trasparenza fiscale, e anche di semplicità d'uso, per questo motivo si pensa che presto potrà essere estesa a tutti i professionisti autonomi.

La fatturazione elettronica inoltre prevede l'utilizzo di particolari software indicati per l'emissione e la trasmissione della fattura, che dovranno quindi essere utilizzati per poter lavorare con questa modalità. In commercio esistono diversi tipi di software di questo tipo, tra cui quello di Aruba, Danea, e così via.

Partita Iva e bonus transizione ecologica

Per chi ha Partita Iva e lavora con una impresa, le novità non finiscono qui. Esistono infatti anche nuovi sostegni in linea con la transizione ecologica. Con questo concetto si intendono tutte le misure volte a trasformare l'attuale sistema economico in un'economia circolare, diminuendo l'impatto dell'uomo sull'ambiente.

Tra tutte le misure previste dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), spuntano anche quelle relative all'installazione delle colonnine per la ricarica elettrica degli autoveicoli. Si tratta di innovare il modo di spostarsi in città e fuori città, tant'è che l'automotive si sta spostando sempre di più verso l'auto elettrica.

Oltre a questo tipo di trasformazione, sono anche previste agevolazioni particolari per le nuove installazioni di colonne di ricarica elettrica per questi mezzi. Da un lato le agevolazioni sono arrivate con i diversi bonus per l'edilizia, dall'altro lato saranno presto disponibili nuove agevolazioni anche per chi ha Partita Iva e decide di installare le colonnine di ricarica elettrica.

Le imprese che scelgono di applicare nuove colonnine possono beneficiare delle agevolazioni previste in ambito edile, ma devono provare di essere in regola con il fisco, come spiega un articolo di Repubblica.it:

"Il contributo spetta a professionisti e imprese che siano in regola con gli adempimenti fiscali e con il versamento dei contributi previdenziali ed assistenziali. Alle imprese è richiesto il certificato di regolarità contributiva per i proprie dipendenti. Ai professionisti la regolarità nelle dichiarazioni Iva."

Si tratta di una agevolazione che segue quelle previste con il Superbonus 110% e le agevolazioni per le ristrutturazioni edilizie, riservato all'installazione di colonnine per la ricarica elettrica. Si tratta di una agevolazione del 40% sulla spesa complessiva per i lavori e per le nuove colonnine di ricarica elettrica, e vengono istituiti come fondi almeno 90 milioni di euro per l'anno in corso.

Il sostegno alla spesa può essere richiesto sulle spese effettuate a partire dal 21 ottobre 2020, e sono rimborsabili del 40% non solamente i costi delle nuove colonnine, ma anche i lavori di installazione, progettazione e eventuali lavori di collaudo o messa in sicurezza.