Da alcuni giorni circola in rete la notizia di una possibile apertura delle richieste per i contributi a fondo perduto previsti dal decreto Sostegni bis basati sulle perdite di esercizio (leggi anche contributi a fondo perduto a tre vie: la guida) anche alle Partite Iva che superano la soglia fissata dei 10 milioni di euro di fatturato. Infatti, è spuntato un tesoretto di circa 4-5 miliardi di euro inutilizzato a fronte delle scarse domande pervenute all’Agenzia delle Entrate.

Così, il Ministro dell’Economia, Daniele Franco, ha comunicato – in un’audizione alla Commissione Bilancio alla Camera – la possibile estensione delle domande anche alle Partite Iva con fatturato superiore a 10 milioni di euro, ma fino a 15 milioni di euro.

La possibilità d’altronde era già stata inserita nella versione finale del decreto Sostegni bis. Proprio l’articolo 1 del decreto Sostegni bis (decreto legge numero 73 del 2021), al comma 30, prevede:

l’erogazione di un contributo a fondo perduto a favore dei soggetti titolari di reddito agrario (...), nonché ai soggetti con ricavi (...) superiori a 10 milioni di euro ma non superiori a 15 milioni di euro nel secondo periodo d’imposta antecedente a quello di entrata in vigore del presente decreto.

Vediamo, quindi, quali sono le condizioni e i requisiti da soddisfare per poter richiedere i contributi a fondo perduto possedendo una Partita Iva con ricavi superiori a 10 milioni di euro, ma inferiori a 15 milioni. 

Contributi a fondo perduto per Partite Iva: tesoretto da 4 miliardi

Le domande pervenute all’Agenzia delle Entrate per ottenere i nuovi contributi a fondo perduto previsti dal decreto Sostegni bis sono state inferiori alle attese. Erano 15 miliardi i fondi stanziati per finanziare i contributi a fondo perduto, ma ad oggi sono pervenute meno di due milioni di domande da parte delle Partite Iva, a fronte di una stima iniziale di tre milioni. 

Inoltre, come ha ricordato il Ministro dell’Economia Daniele Franco riferendosi al decreto Sostegni bis, le stime si erano già abbassate a otto miliardi, anziché gli undici miliardi iniziali. 

Dunque, la mancata presentazione delle domande attese per beneficiare dei contributi a fondo perduto ha fatto emergere un tesoretto da 4 miliardi di euro che potrebbe tornare utile per finanziare nuovi aiuti per le Partite Iva (come già ipotizzato dall’articolo 1 del decreto Sostegni bis).

Le domande pervenute all’Agenzia delle Entrate e le risorse risparmiate

Secondo le stime iniziali, doveva essere di undici miliardi la spesa complessiva per finanziare i contributi a fondo perduto, ma ad oggi le stime si sono già abbassate a otto miliardi di euro. Inoltre, all’Agenzia delle Entrate sono pervenute meno domande del previsto: anziché le attese di tre milioni, sono meno di due milioni le richieste ricevute dall’Agenzia delle Entrate.

Dunque, come ha dichiarato il Ministro dell’Economia Daniele Franco:

L’ipotesi che personalmente formulerei è utilizzare questo margine, che vedremo quanto grande fra due settimane, per l’intervento estivo calcolato sui risultati d’esercizio, quindi i quattro miliardi dovrebbero diventare una cifra più considerevole. 

Nel corso dell’estate potrebbero pervenire nuove domande per i contributi a fondo perduto da parte di ristoranti, bar, alberghi o imprese: si cercherà di “perequare” – così ha detto il Ministro Franco – i ristori, andando a valutare chi ha avuto di più e chi ha avuto di meno.

Contributi a fondo perduto Partite Iva: i limiti di fatturato

La norma che prevedeva la possibile estensione del limite di fatturato per richiedere i contributi a fondo perduto per Partite Iva era già stata prevista dal Governo, ma si trovava ferma con le quattro frecce in attesa dell’avanzamento delle risorse disponibili. L’annuncio del Ministro Franco, quindi, va a beneficio delle Partite Iva con ricavi superiori a 10 milioni di euro.

Se, ad oggi, hanno potuto richiedere i contributi a fondo perduto soltanto le imprese e le Partite Iva con fatturato fino a un massimo di 10 milioni di euro, in un futuro molto prossime la soglia potrebbe essere innalzata a 15 milioni di euro.

Le risorse risparmiate dalle domande non pervenute all’Agenzia delle Entrate verrebbero quindi reimpiegate a favore di una delle categorie più svantaggiate dalla crisi pandemia: i lavoratori autonomi e le Partite Iva.

Contributi a fondo perduto Partite Iva: i requisiti di accesso

Oltre a introdurre la possibilità di richiedere i contributi a fondo perduto anche alle Partite Iva con fatturato superiore a 10 milioni di euro, ma inferiore a 15 milioni, l’articolo 1 del decreto Sostegni bis fissa anche i requisiti di accesso e le condizioni da rispettare per presentare la domanda.

In particolare, occorre:

  • innanzitutto, devono avanzare delle risorse stanziate nel decreto Sostegni e nel decreto Sostegni bis destinate a finanziare i contributi a fondo perduto per Partite Iva con ricavi fino a 10 milioni di euro (condizione ormai più che certa);
  • i nuovi beneficiari (ovvero coloro i cui ricavi si attestano oltre i 10 milioni di euro, ma entro i 15 milioni) devono soddisfare i requisiti previsti dai precedenti provvedimenti economici.

I requisiti di accesso ai nuovi contributi a fondo perduto previsti dal decreto Sostegni bis e dal primo decreto Sostegni sono i seguenti:

  • aver registrato una perdita di fatturato di almeno il 30% nei mesi del 2020 rispetto al medesimo periodo del 2019;
  • aver conseguito un fatturato non superiore ai 10 milioni di euro, che appunto verrebbe innalzato a 15 milioni di euro per le Partite Iva.

Contributi a fondo perduto: le risorse da spendere

Come previsto dal decreto Sostegni e dal decreto Sostegni bis, le risorse stanziate per i contributi a fondo perduto devono risultare eccedenti rispetto alle stime affinché si possa estendere il contributo anche alle Partite Iva con fatturato compreso tra i 10 milioni e i 15 milioni di euro.

Le risorse stanziare e ancora da utilizzare sono le seguenti:

  • per finanziare i contributi a fondo perduto previsti dal primo decreto Sostegni sono stati stanziati 11,15 miliardi di euro;
  • per finanziare i contributi a fondo perduto automatici previsti dal decreto Sostegni bis sono stati stanziati 8 miliardi di euro;
  • per finanziare i contributi a fondo perduto alternativi previsti dal decreto Sostegni bis sono stati stanziati 3,4 miliardi di euro.

Contributi a fondo perduto: i ristori previsti dal Dl Sostegni bis

Andando a sintetizzare velocemente i nuovi contributi a fondo perduto previsti e introdotti dal decreto Sostegni bis, possiamo delineare i ristori in tre modalità: 

  • i contributi a fondo perduto automatici, destinati a coloro che hanno già beneficiato dei contributi previsti dal decreto Sostegni;
  • i contributi a fondo perduto alternativi, basati su un nuovo metodo di calcolo;
  • i contributi a fondo perduto il cui calcolo è focalizzato sulla perdita di esercizio.

I contributi a fondo perduto automatici – previsti dai commi da 1 a 3 del decreto legge numero 73 del 2021 – vengono erogati direttamente dall’Agenzia delle Entrate, senza la necessità di presentare una nuova domanda, a tutti i beneficiari della prima tranche di contributi prevista dal decreto Sostegni. L’importo è pari a quello percepito nella prima tranche e viene erogato direttamente sul conto corrente del beneficiario da parte dell’Agenzia delle Entrate.

I contributi a fondo perduto alternativi (o integrativi), invece, si basano su una nuova modalità di calcolo e riguardano gli esclusi dai precedenti ristori previsti dal decreto Sostegni. Si tratta – secondo le stime dell’Agenzia delle Entrate – di 280 mila Partite IVA che potranno ottenere un conguaglio, mentre altre 360-370 mila Partite Iva potrebbero ottenere il contributo a fondo perduto per la prima volta. Per capire quanto spetta a ciascuno occorre considerare il confronto tra i periodi che vanno dal 1° aprile 2019 al 31 marzo 2020, e dal 1° aprile 2020 al 31 marzo 2021. Anche le percentuali da applicare sono più alte. Le domande partono dal 23 giugno 2021.

Infine, i contributi a fondo perduto per le imprese, le Partite iva e i professionisti che sono in grado di dimostrare di aver subito un peggioramento del risultato economico di esercizio relativamente al periodo d’imposta fino al 31 dicembre 2020 rispetto a quello registrato al 31 dicembre 2019. In questo caso, però, occorre attendere il decreto attuativo del Ministero dell’Economia che fissa il calo dell’utile o perdita e stabilisca le aliquote da applicare per eseguire il calcolo.

Contributi a fondo perduto: pagamenti dal 16 giugno 2021

Sono in arrivo i primi pagamenti dei contributi a fondo perduto automatici per coloro che hanno già ricevuto la prima tranche di ristori previsti dal decreto legge numero 41 del 2021. Il Ministro dell’Economia Daniele Franco, infatti, ha annunciato che sono in arrivo i soldi ai beneficiari automatici previsti dal decreto Sostegni bis a partire dal 16 giugno 2021.

Tempi leggermente più lunghi per coloro che presenteranno la domanda per i contributi a fondo perduto alternativi, a partire dal 23 giugno 2021. Secondo il calendario dei pagamenti, in questo caso, infatti, si dovrà attender almeno l’inizio del mese di luglio 2021.

Infine, per quanto riguarda il terzo contributo a fondo perduto, quello basato sulle perdite di esercizio, le domande e le erogazioni potrebbero slittare dopo l’estate. Si attende il decreto attuativo del Mef che possa dare il via libera alle richieste, fissando i limiti e i criteri di accesso ai ristori. Proprio per questi contributi a fondo perduto potrebbero esserci delle novità: la platea di beneficiari potrebbe addirittura essere estesa anche alle Partite Iva con fatturato superiore a 10 milioni di euro, ma inferiore a 15 milioni.

Stime di crescita in rialzo per il 2021

Il Ministro dell'Economia, nella sua audizione alla Commissione Bilancio alla Camera, si è soffermato anche sulle stime di crescita relative al PIL italiano nel 2021: in particolare, è prevista una crescita più alta del 4,5% previsto inizialmente (ad oggi l'Istat stima il 4,7%).

Grazie anche alle misure introdotte dal decreto Sostegni uno e dal bis (per un totale di 70 miliardi di euro di risorse stanziate), il PIL potrebbe risultare più alto (circa il 4%) di quanto previsto dal Documento di economia e Finanza. Ma il condizionale è d'obbligo: potremmo vedere i primi rialzi a partire dai mesi di giugno-luglio 2021.