E' meglio continuare a garantire il reddito di cittadinanza o tartassare i contribuenti con una nuova patrimoniale? Grande dubbio amletico del 2021. Potremmo sintetizzare in questo modo l'essenza del dibattito pubblico delle ultime ore. E' giusto e corretto continuare a garantire il reddito di cittadinanza alla parte della popolazione che sta attraversando un pesante momento economico? Ma soprattutto è logico tassare il ceto più abbiente e i lavoratori con una patrimoniale per coprire le spese dello Stato?

Una della domande che molti esperti si stanno ponendo in questi ultimi mesi è quella legata alle entrate dello Stato: come è possibile garantire un flusso continuo di fondi, ma allo stesso tempo non gravare troppo sui contribuenti con delle tasse troppo pesanti? Eurispes interviene a gamba tesa nel dibattito e ritiene che una soluzione, comunque vada, è possibile trovarla. Il Governo dovrebbe decidersi ad indirizzare meglio i propri fondi, iniziando ad eliminare delle voci di spesa che sono troppo pesanti: il reddito di cittadinanza, misura tanto cara al Movimento 5 Stelle, potrebbe essere eliminata per evitare l'introduzione di una patrimoniale. Giusto per avere un'idea di massima, la misura pentastellata nell'arco di due anni è costata la bellezza di 13 miliardi di euro. Che, almeno secondo gli esperti, potrebbe essere utilizzata per rimodulare le aliquote Irpef. O quando meno per non farci arrivare una terribile patrimoniale.

Patrimoniale Vs reddito di cittadinanza: una scelta di fondo!

Ogni paese ha necessità di denaro per far ripartire l'economia. Il problema di fondo è da dove possano arrivare queste risorse per permettere tutti gli investimenti necessari per la ripartenza. Giocando bene sulle spese e sui costi che ogni nazione deve sostenere, si potrebbe giocare una partita vicendola, senza dover per forza arrivare ad una patrimoniale che spolpi le tasche dei contribuenti più ricchi, ma eviando anche che ci sia una flat tax, tanto amata da Forza Italia e dalla Lega. Il Governo dovrebbe orientarsi ad una riforma del fisco, che sia poco onerosa per contribuenti e per lo Stato e che serva per trovare le risorse necessarie per far ripartire l'economia.

Eurispes inizia, anche, a mettere nero su bianco una proposta di riforma fiscale. L'ipotesi potrebbe essere quella di ridurre a tre le aliquote Irpef e creare un maxi scalone centrale, che permetterebbe allo Stato di subìre una perdita di gettito non troppo drammatica, ma che, comunque, non sia drammatica per i contribuenti. Giusto per fare un esempio pratico, questa riforma potrebbe portare ad una risparmio di 1.320 euro l'anno ai contribuenti che abbiano un reddito annuo pari a 40.000 euro.

Eurispes ha provveduto anche a tratteggiare quelle che potrebbero essere le aliquote Irpef per i contribuenti. L'ipotesi ne prevede una sola per quanti abbiano un reddito compreso tra i 15.000 ed i 75.000 euro annui: l'aliquota dovrebbe essere pari al 27%.  Nel caso in cui il reddito sia superiore ai 75.000 euro, l'aliquota continuerebbe ad essere pari al 43%, mentre sotto i 15.00 euro sarebbe pari al 23%. In questo modo ci ritroveremmo solo e soltanto con un sistema basato su tre aliquote Irpef, ma che avrebbe anche un maxiscaglione centrale.

Riformare il fisco in questo modo costerebbe allo Stato la bellezza di 9 miliardi il primo anno. Costo che aumenterebbe a 12 miliardi una volta entrato a regime. Stando alle simulazioni, però, l'effetto sarebbe positivo: oltre i 28.000 euro, ogni 1.000 euro di reddito permetterebbe di risparmiare quasi 110 euro. Nel caso in cui si dovessero duperare i 55.000, per ogni 1.000 euro aggiuntivo il risparmio per il contribuente arriverebbe a 140 euro. Nel caso in cui una famiglia avesse un reddito pari a 50.000 euro, risparmierebbero 2.430 euro ogni anno di tasse.

Per poter coprire i costi di questa riforma, l'Eurispes suggerisce di risparmiare sul reddito di cittadinanza, che fino ad oggi è costato qualcosa come 13 miliardi di euro. In altre parole stiamo parlando del valore, grosso modo, di una patrimoniale.

Reddito di cittadinanza: una secca bocciatura!

Il Governo guidato da Mario Draghi, in queste ultime settimane, sembra proprio aver deciso di prendere di punta il reddito di cittadinanza. Una misura contenuta all'interno del Decreto Sostegni Bis ha commissariato l'Anpal ed è previsto il licenziamento di Mimmo Parisi, il consulente voluto nel 2019 da Luigi di Maio. La gestione dell'Anpal da parte di Parisi, sfortunatamente, non è stata universalmente celebrata: una delle principali critiche che sono state mosse ha coinvolto la figura navigator, cosinderata molto importante per il corretto funzionamento del reddito di cittadinanza.

Andrea Orlando, attuale Ministro del Lavoro, ritiene che debbano essere due i punti sui quali è necessario far leva per rilanciare, in qualche modo, il reddito di cittadinanza e le politiche attive per il lavoro. Il tutto dovrebbe passare attraverso una ridefinizione del ruolo dell'Anpal. Il primo passo è costituito dal commissariamento dell'agenzia, con la nomina di un nuovo direttore generale, che risponderebbe direttamente al Ministro. Il secondo passo sarebbe quello di creare una divisione specifica per le politiche attive, che sarebbe cotituita direttamente presso il Ministero del Lavoro, che avrebbe le funzioni di indirizzo e coordinamento.

Decisione politica grave, non ne so niente - ha affermato Parisi -. Diciamolo chiaro: a Parisi non fanno toccare palla, eppure ha fatto tanto tra una settimana usciranno numeri favolosi sul reddito di cittadinanza e sulle ricollocazioni.

Cosa accadrà adesso al reddito di cittadinanza ed ai navigator: probabilmente nulla. Per il momento non è previsto alcun dietro front. Il reddito di cittadinanza, in linea teorica, dovrebbe rimanere li dove è stato fino ad oggi. Anche i navigator. Per il momento Mario Draghi non si è espresso in merito ad un'eventuale revisione della misura, anche se i rubinetti per i 36mila nuclei familiari sono stati già chiusi. Una conseguenza derivata dai maggiori controlli, non da una scelta del Governo. Anche se la speranza che il sussidio venga tolto ai furbetti di turno ed ai fannulloni rimane sempre accessa.

Una patrimoniale nelle tasse di successione!

In questi giorni è tornata alla ribalta l'ipotesi di un'introduzione della patrimoniale, mascherata da tasse di successione. A determinare la necessità di far cassa sulle eredità (magari giocando anche sul fatto che il Covid continua a mietere molte vittime) è stata l'Ocse. Tra l'altro, molti osservatori hanno segnalato il fatto che innumerevoli governi starebbero tentando di aumentare le tasse senza dichiararlo in maniera palese. Giusto per avere un'indea, in Italia le tasse di successione permettono allo Stato di incassare 800 milioni di euro ogni anno: parliamo dello 0,1% delle entrate dello Stato. In Francia si arriva all'1,4%.

L'Italia, a tutti gli effetti, avrebbe una tassa di successione che è ritenuta troppo generosa da molti osservatori. A renderla bassa ci pensano le franchige: nel caso in cui un coniuge o i figli dovessero ricevere un'eredità, dovrebbero versare il 4% della somma eccedente 1 milione di euro per ciascun beneficiario. L’Ocse è un forte sostenitore dell’inasprimento di questa patrimoniale mascherata da tassa di successione per mitigare le disuguaglianze. Poco importa se non servirà affatto allo scopo, date le esigue maggiori entrate, in ogni caso. La stangata farà parte di un menù più ampio di strette fiscali per fare cassa.