Paul Krugman è il più noto economista keynesiano negli Stati Uniti. È stato insignito del premio Nobel e scrive regolarmente sul New York Times.

Di recente ha scritto un articolo su Bloomberg, ma visto che questa testata ha un paywall il pubblico non ha potuto accedere all'articolo e non ha potuto leggere la sua ammissione di un errore datato 25 anni. Il titolo recita: Ciò che gli economisti (incluso me) hanno capito male riguardo la globalizzazione. Il sottotitolo spiega: "I modelli utilizzati dagli studiosi per misurare negli anni '90 l'impatto delle esportazioni dei Paesi in via di sviluppo hanno sottovalutato gli effetti sull'occupazione e sulla disuguaglianza".

La buona notizia è questa: MSN ha riproposto l'articolo qui. Mi divertirò un po' a sue spese. Spiegherò il suo pensiero, ma prima di analizzare il suo articolo, meglio rivedere le basi economiche e filosofiche a favore del libero scambio.

LA LOGICA DEL COMMERCIO LIBERO

Il libero scambio transfrontaliero è concettualmente identico al libero scambio all'interno dei patri confini. Voglio chiarire questo punto sin dall'inizio.

Diciamo che due uomini, Brown e Smith, commercino tra loro. Ognuno di essi è specializzato in una particolare forma di produzione. Ognuno di loro scopre che è più redditizio specializzarsi piuttosto che rimanere un generalista. Tramite il libero mercato i due uomini possono scambiarsi denaro e ognuno ne ottiene di più se si specializza. Non c'è nulla di nuovo in questo concetto, risale ad Adam Smith e The Wealth of Nations (1776).

C'è un terzo uomo, Jones. È specializzato nella stessa linea di produzione in cui Brown è specializzato. Ma è fuori dai giochi: i suoi prezzi sono troppo alti. La qualità dei suoi prodotti è troppo bassa. Smith non prende minimamente in considerazione l'acquisto di qualcosa da Jones.