Pellet e non solo, ecco le altre biomasse e le differenze tra i biocombustibili

Il pellet è sempre più usato ma sono tanti gli italiani che cercano altre biomassa: ecco le differenze tra i diversi biocombustibili.

Torna l’incubo del prezzo del pellet. Dal 1° marzo 2024 produttori e consumatori attenzionano e non poco il prezzo della biomassa a seguito della scadenza dell’Iva ridotta sul pellet.

Aiel ha evidenziato in questi mesi un notevole calo del prezzo di vendita del pellet passato a  6,19 euro per sacco da 15 kg dai 15 euro dei mesi del 2022.

Tale riduzione è da giustificarsi  nell’applicazione dell’Iva agevolata al  10% piuttosto che al 22% voluta già nel 2023 e prorogata anche per alcuni mesi del 2024  nella nuova legge di bilancio.

La Legge di bilancio 2024 pubblicata in GU n. 303 del 30 dicembre 2023 ha prorogato la misura solo per i primi due mesi del 2024 cioè per gennaio e febbraio 2024.

E ciò preoccupa e non famiglie e associazioni dei produttori già troppo tartassate dai rincari.

Ecco che è molto importante conoscere le possibili  biomasse alternative al pellet, tra cui la più importante è sicuramente il cippato e non solo.

Scopriamo insieme le differenze tra le biomasse.

Pellet e non solo, ecco le differenze tra con le altre biomasse

Da molti anni la principale alternativa al gas è sicuramente il pellet, una tra le biomasse poco invasive, naturali e sicuramente molto conveniente.

Lo è stato anche nel 2022 quando il prezzo della biomassa è salito, arrivando a toccare punte di oltre i 12 euro a sacchetto da 15 euro.

Oggi però torna l’allerta prezzi, dopo che dal 1 marzo  l’iva sulla biomassa è tornata al 22% anziché al 10%.

Dunque torna la paura di possibili rincari ed ecco che è molto importante conoscere le possibili biomasse alternative da poter usare al posto del pellet.

La prima cosa da fare però in caso di utilizzo di una biomassa è verificare la possibilità che la stufa a pellet possa bruciare altro materiale.

Se cosi non fosse prima di fare una sostituzione fai da te è preferibile chiedere consiglio al nostro rivenditore di fiducia.

Dopo un’attenta verifica è possibile prendere in considerazione le diverse biomasse con cui alimentare la stufa a Pellet in nostro possesso. Tra le diverse biomasse in circolazione e sicuramente tra le più conosciute ci sono il cippato di legno, oppure altre biomasse come il nocciolino di sansa, il mais, i noccioli tritati della frutta e i gusci di frutta secca tritati.

 Ma che cos’è una biomassa?

La definizione del termine biomassa ce la da la Gse (Gestore dei Servizi energetici), la biomassa è “la parte biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui provenienti dall’agricoltura (comprendente sostanze vegetali e animali) e dalla silvicoltura e dalle industrie connesse, compresa la pesca e l’acquacoltura, gli sfalci e le potature provenienti dal verde urbano nonché la parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani”.

Dunque utilizzare tali materiali diventa necessario per produrre energia pulita.

Ne deriva che un utilizzo di questi materiali possa essere la fonte più sicura e rinnovabile per la produzione di energia pulita e la conseguente salvaguardia del piante. Di biomasse si parla, ormai, da molto tempo, nella speranza di una sensibilizzazione sul tema.

Per una produzione domestica e residenziale, i materiali principalmente utilizzati, oltre al biogas, sono il pellet ed il cippato

Questo  è uno scarto del legno non trattato derivante da alberi, rami e potature ridotto in pezzettini di circa 2/3 cm con un apposito apparecchio chiamata cippatore.

La differenza principale con il pellet è data dalla forma e dalla dimensione non omogenea ma anche dalla maggiore presenza di umidità che lo rendono meno efficiente come combustibile.

E’ una biomassa meno costosa rispetto al pellet, il suo prezzo varia tra i 2 e 6 euro a quintale ma si richiede una manutenzione diversa, perché risulta meno ingombrante.

Una differenza non di poco conto è l’Iva che viene applicata. Per il cippato secondo il DPR n. 633/72 l’aliquota IVA è al 10% mentre ora per il pellet è tornata al 22%.

Pellet, ecco le altre biomasse alternative

Tra le biomasse alternative al Pellet c’è anche il nocciolino di sansa.

Con potere calorifero stimato tra i 4,5 e i 6,5 kWh/Kg questo altro non è che uno scarto di lavorazione derivante dalla molitura delle olive.

Gli studi sottolineano una resa media del 20% in più rispetto al Pellet. I costi si aggirano intorno ai 20 22 euro a quintale, risulta di facile trasporto ma problematiche sorgono per il suo reperimento, molto complesso.

Altra valida biomassa alternativa al Pellet è il mais essiccato il cui costo oscilla intorno ai  20 euro a quintale e ha un potere calorifero tra i 4 e i 6 kWh/Kg.

Questo ha messo in evidenza una problematica etica perché  il mais è destinato all’alimentazione. Altro problema è relativo al suo utilizzo, infatti non può essere utilizzato da solo ma deve essere mischiato sempre con un altro prodotto.

Noccioli di frutta e gusci, ottima alternativa

Concludiamo con un’altra alternativa al Pellet molto valida: si tratta dei noccioli di frutta e dei gusci di frutta secca triturati.

Le informazioni sul potere calorifero non sono certe si dovrebbe aggirare intorno ai 4,7 kWh/kg a fronte di un costo di 20/22 euro al quintale. 

Achiropita Cicala
Achiropita Cicala
Collaboratore giornalistico, classe 1985.Ho una laurea magistrale in Economia Applicata, conseguita presso l'Università degli Studi della Calabria. A percorso universitario ultimato, ho approfondito sul campo le competenze acquisite in Finanza e Statistica presso alcuni studi commerciali. Attualmente, collaboro con diverse testate giornalistiche online per le quali scrivo, con flessibilità, di argomenti che spaziano dall'economia alla politica, dal mondo della scuola a quello dell'amministrazione pubblica. Passioni? La scrittura in primis, la grafica in secundis!
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