Arriva dall’INPS la comunicazione riguardante lo stop ai versamenti delle pensioni di invalidità, oltre agli assegni di assistenza. Addirittura, si procederà alla revoca degli stessi qualora non venissero soddisfatte specifiche condizioni e rispettati alcuni requisiti inerenti al reddito.

Chi non avesse provveduto a comunicare la propria posizione reddituale, anche dopo il sollecito dell’Ente di previdenza, vedrà la pensione di invalidità in un primo momento sospesa e poi revocata completamente.

Analizziamo insieme come non incappare in questi rischi.

Pensione invalidità: cosa dice la legge

Prima di entrare nel cuore dell’articolo forniamo una serie di indicazioni sulla pensione di invalidità che meglio ci aiuteranno a comprendere come funziona la prestazione. Innanzitutto, cosa s’intende per pensione di invalidità?

Oggigiorno, in tema di pensione di invalidità, c’è molta confusione. Spesso ci si confonde tra pensione di invalidità civile, pensione di inabilita, pensione per ciechi e sordomuti, pensione di accompagnamento e via dicendo.

In effetti, i trattamenti INPS sono tantissimi ed è molto facile cadere in errore.

 È l’articolo 1 della Legge n. 222/1984 a disciplinare l’assegno ordinario di invalidità: “Si considera invalido, ai fini del conseguimento del diritto ad assegno nell’assicurazione obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti dei lavoratori dipendenti ed autonomi gestita dall’Istituto nazionale della previdenza sociale, l’assicurato la cui capacità di lavoro, in occupazioni confacenti alle sue attitudini, sia ridotta in modo permanente a causa di infermità o difetto fisico o mentale a meno di un terzo“.

Dunque, è la condizione di inabilità al lavoro a determinare il riconoscimento della pensione di invalidità. Quest’ultima insieme agli assegni assistenziali è strettamente dipendente dai redditi personali dei percettori della prestazione INPS.

Per tale motivo, l’Ente di previdenza chiede ogni anno ai titolari di dare comunicazione della condizione reddituale personale qualora l’INPS non riuscisse a desumerla dalla dichiarazione dei redditi in capo al beneficiario della pensione.

L’erogazione della pensione di invalidità verrà corrisposta dall’INPS ininterrottamente fino al momento in cui si effettuano i controlli del caso sulla situazione reddituale del fruitore della prestazione. 

A tale scopo, nel 2019 l’Ente di previdenza sociale ha disposto la campagna RED 2018 insieme alla campagna solleciti RED 2018 in riferimento ai redditi del 2017.

La più recente comunicazione INPS (28 luglio 2021 numero 2756) ha disposto la revoca della pensione di invalidità e degli assegni assistenziali per tutti coloro che non presentano i documenti da cui si possa desumere la propria condizione reddituale. 

Pensione di invalidità: cosa dichiarare?

La conferma di quanto appena detto arriva dall’art. 13. Comma 6, lettera c) del D.L n. 78 del 2010, convertito con modificazioni dalla legge 122/2010. Il provvedimento chiarisce che al fine di razionalizzare gli adempimenti previsti dall’art. 13 della legge del 30 dicembre 1991, n. 412, i beneficiari di prestazioni previdenziali connesse al reddito se non provvedono a comunicare la propria condizione reddituale all’Amministrazione finanziaria devono comunicare le informazioni reddituali agli Enti previdenziale che si occupano dell’erogazione della prestazione.

Nel caso in questione, i beneficiari di pensione di invalidità sono tenuti a comunicare la propria condizione reddituale riferita al precedente anno all’INPS, nel caso l’Ente non possa rilevare in modo autonomo i dati, pena la revoca della prestazione.

Ma più nei dettagli, cosa va dichiarato? Per regolamentare la propria posizione vanno comunicati all’INPS una serie di redditi. Da quelli riguardanti il lavoro dipendente svolto sia in Italia che all’estero, alle prestazioni coordinare e continuative (lavori a progetto).

E ancora, gli eventuali redditi da lavoro autonomo (il riferimento è ai redditi prodotti tanto dal lavoro professionale e d’impresa, quanto da coloni e mezzadri, coltivatori diretti, esercenti attività di commercio, imprenditori agricoli, artigiani, oltre ad qualsiasi altro tipo di lavoro svolto sia all’estero che in Italia a carattere anche occasionale, a prescindere da come vengono dichiarati fiscalmente, nonché il reddito agrario soltanto nei casi in cui i titolari abbiano intestate Partita IVA).

Anche gli arretrati rientrano nella schiera delle cose da dichiarare, sia quelli riferiti ad integrazioni salariali di anni precedenti, sia da lavoro dipendente in Italia e all’estero sempre di precedenti anni. Chiudono la lista i redditi da lavoro autonomo (lavoro autonomo, professionale e d’impresa, coltivatori) e le trattenute da lavoro da parte del datore stesso.

Pensione di invalidità: chi rischia la sospensione?

La circolare INPS numero 2756 del 28 luglio 2021 definisce chiaramente quali soggetti, percettori di altri redditi oltre alla pensione di invalidità, sono tenuti alla comunicazione della propria condizione reddituale.

Si tratta dei contribuenti che beneficiano dell’assegno mensile di assistenza (di cui all’articolo 13 della legge n. 118/1971), della pensione per i ciechi civili (legge numero 382 del 27 maggio 1970), della pensione di inabilità, unitamente a chi fruisce dell’assegno sociale e della pensione per i sordi.

A tali soggetti è già stato inviato il sollecito per comunicare la propria condizione reddituale qualora non si possa desumere dalla dichiarazione dei redditi e dalla compilazione del modello appositamente predisposto per la comunicazione dei redditi. 

Se il contribuente non provvede a regolarizzare la propria condizione reddituale nelle tempistiche stabilite, l’INPS avvia il procedimento di sospensione e successiva revoca della pensione di invalidità.

Pensione di invalidità: fasi dell’iter di sospensione INPS

La comunicazione della sospensione della prestazione è stata comunicata ai titolari di pensione per sordità, cecità parziale o completa, di inabilità per invalidità civile che non hanno presentato né dichiarazione dei redditi né compilato e inviato all’INPS il documento per i redditi percepiti, dal 2017 a seguire.

Il sollecito è inviato dall’Ente di previdenza mediante raccomandata con ricevuta di ritorno ed assume la veste di un sollecito volto a consentire la regolarizzazione della posizione reddituale entro e non oltre 60 giorni dalla ricezione dell’invito a adempiere. 

Ma come si regolarizza la propria condizione? Si compila una domanda esclusivamente online: Ricostituzione reddituale per sospensione art. 35 comma 10 bis D.L. 207/2008

Se trascorsi più di 60 giorni l’INPS non riceve nessuna comunicazione provvede ad avviare la procedura di sospensione dandone comunicazione al beneficiario per mezzo A/R.

Altri 60 giorni sono poi concessi dall’Ente di previdenza prima di procedere alla revoca definitiva della pensione di invalidità o dell’assegno di assistenza. In questo caso, i soggetti saranno chiamati a rimborsare anche tutte le somme incassate dal 2017 al 2021,

In sostanza, i contribuenti a rischio hanno 120 giorni di tempo per regolarizzare la propria condizione reddituale, trascorsi questi non ci sarà più nulla da fare.

Pensione di invalidità: quale soglia di reddito?

L’iter per verificare il possesso delle condizioni per l’ottenimento della pensione di invalidità è abbastanza complesso proprio per evitare che la prestazione venga erogata anche a chi non ne ha poi così bisogno. Occorre, innanzitutto, accertare lo stato di inabilità totale (100%) permanente.

Tale accertamento avviene per conto dell’ASL competente tramite esame di una specifica commissione. Ai cittadini a cui viene riscontrata un’invalidità percentuale del 100% spetterà una pensione di invalidità del valore mensile di 287,09 ero, per tredici mensilità.

Stessa cifra verrà corrisposta a chi versa in condizioni di sordità e cecità, naturalmente sempre accertata dalla commissione medica dell’ASL di riferimento.

Ma qual è la soglia di reddito da non superare per potere accedere alla pensione di invalidità? Come prima cosa occorre sottolineare che il reddito da prendere in considerazione è quello del beneficiario dell’indennità di invalidità.

Stando agli aggiornamenti del 2021, il tetto massimo di reddito per vedersi accordare la pensione di invalidità non deve eccedere i 16.982,49 euro.

Pensione di invalidità: come non rischiare la sospensione

Chi si vedrà recapitare il sollecito INPS circa la sospensione del pagamento della propria pensione di invalidità, dovrà comunicare la condizione reddituale mediante modello RED accedendo al sito internet ufficiale dell’INPS utilizzando le credenziali in possesso.

L’INPS invia il preavviso di sospensione quando i dati reddituali non sono desumibili dalla dichiarazione dei redditi poiché non compilata, anche nei casi in cui non sia stata fatta congiuntamente al coniuge.

Tuttavia, vi sono dei redditi che vanno dichiarati mediante modello RED per non correre il rischio di vedersi sottrarre la pensione di invalidità.

È il caso del reddito da lavoro autonomo (compreso quello occasionale), di collaborazione coordinata e continuativa o assimilata, di quelli per cui maturano interessi bancari o postali, dei CCT, dei BOT e di altri titoli di Stato e dei proventi derivanti da quote di investimento assoggettate a ritenuta d’acconto alla fonte e a titolo d’imposta o sostitutiva dell’IRPEF.

A questi vanno ad affiancarsi le pensione estere dirette, quelle estere ai superstiti e quelle, sempre estere, corrisposte a seguito di infortuni sul lavoro. Anche il reddito derivante da indennità di funzione e gettoni di presenza per la partecipazione a consigli e commissioni va comunicato mediante RED.

Pensione invalidità: quali documenti vanno compilati?

Essendo le prestazioni assistenziali differenti le une dalle altre anche il modello da compilare per comunicare la situazione reddituale differisce a seconda dei casi.

Ad esempio, i fruitori di pensione sociale dovranno presentare il modello ACC. AS/PS. Chi gode di invalidità civile con indennità di accompagnamento o assegno mensile è tenuto alla compilazione del modello ICRIC per dichiarare i ricoveri gratuiti e il modello ICLAV per le dichiarazioni sull’espletamento di un lavoro.

Il secondo modulo (ICRIC) va presentato anche dai minorenni di età compresa tra i 5 e i 16 per comunicare eventuali periodi di degenza ospedaliera o frequenza scolastica.