Il massimo difetto che si riscontra in coloro che, dopo essersi educati finanziariamente, aver capito che hanno bisogno dell'aiuto di un professionista, cioè un consulente, si siano dati un'obiettivo d'investimento ed abbiano capito che bisogna diversificare, è che i risultati arrivino in fretta.

La fretta è una cattiva consigliera.

Ovviamente, al di là del fatto che è vero quanto dice il detto che è stato appena citato, la fretta di ottenere risultati è figlia di una non comprensione di quanto esplicitato nel primo paragrafo. Altrimenti non si avrebbe fretta. E questa non piena comprensione di quanto si sia prima accettato è frutto dell'impazienza. Impazienza di "ricongiungersi" con i propri risparmi investiti, che ovviamente nel frattempo dovrebbero essere aumentati, come se fosse un risultato scontato.

Lo dice anche la CONSOB: "L'orizzonte temporale è il periodo di tempo per il quale intendi rinunciare alle tue disponibilità finanziarie per investirle... L'orizzonte temporale dipende anche dal tuo grado di impazienza: spesso gli individui tendono a valutare meno attraente col passare del tempo la decisione che oggi appare ottimale e, dunque, a rinunciare all'obiettivo finale per cedere alle "tentazioni" che si frappongono al suo perseguimento. È un problema di auto-controllo, che conduce a scelte miopi."

Le folli richieste dei clienti

"Ce la fai a farmi avere un 3% a settimana?" "Rientrare dell'investimento in poco tempo è il mio unico scopo"." Vorrei almeno 5.000 euro a settimana da quanto investo". "Col Forex divento ricco in poco tempo, vero? Lo dicono anche su Internet..." "Voglio l'investimento più redditizio nel più breve tempo possibile, sennò che ti pago a fare?" "Puoi garantirmi che guadagnerò sicuramente nel breve, vero?"

Potremmo continuare per molto tempo. Questi sono solo una frazione degli esempi delle frasi, delle domande e delle richieste che i consulenti d'investimento si trovano a fronteggiare quando effettuano un primo colloquio con un potenziale cliente. E domande come queste sono la fonte principale di un rapporto che non si va concludere nel senso giusto.

Per oltre il 90% dei casi, chiaramente, a causa del potenziale cliente, che non capisce come sia possibile dover investire per il lungo termine per creare ricchezza dal proprio investimento. Per la restante percentuale è il consulente che non vuole lavorare con persone così, e ne ha ben donde.

Ad onor del vero va detto che comportamenti del genere, per quanto diffusi, sono praticamente la norma in coloro che non abbiano alcuna cultura finanziaria, seppur minima. Con il crescere della presenza di quest'ultima la percentuale si riduce drasticamente, mentre al contempo sale quella di un rapporto che nasce, e spesso continua, in modo proficuo per cliente e consulente.

In ogni caso è evidente come l'impazienza, e la completa assenza del concetto di orizzonte temporale, cioè del tempo che si deve dare ad un investimento perché produca i suoi frutti, siano alla base di richieste di questo genere.

L'orizzonte temporale, questo sconosciuto

In termini finanziari, l'orizzonte temporale è l'arco di tempo nel quale si può riscontrare se le scelte d'investimento fatte siano state proficue o meno. È un concetto che va di pari passo con quello di capitale, ossia la somma che si decide di investire, e quello di rischio, ossia quanto si sia disposti a sopportare come perdita per raggiungere l'obiettivo prefissato. Insieme queste tre variabili definiscono ogni investimento.

In ambito finanziario si definiscono di solito tre orizzonti temporali, uno di breve, uno di medio, e uno di lungo periodo. Non ci sono, purtroppo, definizioni specifiche su quanto tempo debbano contenere questi orizzonti temporali, ma ci sono, come spesso succede, delle opinioni che concordano, in massima percentuale, su certe unità temporali.

Quindi, in linea di massima, un breve periodo va entro i 24 mesi, ossia 2 anni. Un medio periodo va da 2 a 5 anni, ed un lungo periodo è qualunque lasso di tempo superiore ai 5 anni. Altri, però, considerano il breve periodo entro i 12 mesi, ossia 1 anno, il medio periodo tra i 2 e i 7 anni, ed il lungo qualunque tempo superiore ai 7 anni.

È di ogni evidenza che i concetti di speculazione e di trading mal si accoppino con queste durate temporali. Ed infatti non stiamo parlando né della prima né della seconda, ma di investimenti.

Investimenti e orizzonte temporale

Se vuoi investire, oltre a valutare quanto capitale investire e il rischio che sei disposto ad assumerti, dovresti fissare il tuo orizzonte temporale.

Repetita iuvant, dicevano i latini, ed è un concetto che è bene fissare.

Quanto tempo avete a disposizione quando decidete di investire? Ovverosia, per dirla in termini più prosaici, quando avrete bisogno di riavere indietro i soldi che avete deciso di destinare a quello specifico investimento? Perché il concetto che deve essere ben chiaro, e lo abbiamo detto più volte, è che al crescere del rischio cresce il periodo di tempo in cui bisogna rimanere investiti, perché solo così si ha la certezza statistica di rientrare dell'investimento.

I dati storici del mercato più efficiente e liquido del mondo, l'S&P500 americano, parlano chiaro. Un investimento giornaliero, quindi trading puro, dal 1926 al 2019 ha avuto il 54% di possibilità di risultare positivo. Un investimento trimestrale vede questa chance salire al 68%. Uno annuale al 74%. Si arriva poi ad un investimento quinquennale, che ha l'86% di possibilità di risultare positivo, e ad uno decennale, in cui la chance sale al 94%. Ma è solo arrivando a 20 anni che le possibilità statistiche salgono, finalmente, al 100%.

Dai tempo al tempo.

Come accade praticamente sempre, i detti hanno sempre ragione, perché sono basati sull'osservazione ripetuta di un fenomeno nel corso del tempo. E siccome un fenomeno che si ripeta abbastanza volte nel corso di un determinato orizzonte temporale acquista validità statistica, e quindi scientifica, i nostri antenati anno partorito questa semplice frase, tanto breve quanto pregna di significato veritiero.

L'errore del breve termine

Come dimostrato dalla serie storiche, solo il lungo, lunghissimo tempo paga per un investimento. Una persona che avesse iniziato a lavorare nel 1970 e che, scegliendo di rimanere al lavoro fino ad oggi, andasse in pensione domani, ed avesse investito nello S&P500 nel 1970, oggi si troverebbe qualunque cifra investita rivalutata di +3993,25%. 

Cercare infatti di guadagnare solo nell’immediato, molto spesso o quasi sempre, dimostra di essere una scelta sbagliata oltre che azzardata. La ragione? Si potrebbe aver bisogno di quei soldi ancora prima di un tempo già breve, magari costringendo ad uscire da quell’investimento nel momento sbagliato. Investire con più tempo a disposizione, cioè con un orizzonte temporale più lungo, è invece una scelta che normalmente alla lunga paga. L'evidenza empirica è dalla vostra, in quel caso. La pazienza serve sempre, e serve ancor di più quando si tratta di investimenti.

Combattere il rischio e, quindi, la volatilità

Rischio e volatilità vanno di pari passo, sono un po' fratello e sorella del mondo degli investimenti. Da definizione di rischio finanziario:

Il rischio è, quindi, definito come la variabilità indefinita (o volatilità) degli investimenti, includendo perdite potenziali come allo stesso modo inaspettati guadagni.

Rischio e volatilità possono essere mitigati in diversi modi, uno è la diversificazione, come abbiamo già visto, ma l'altro è proprio quello di avere un orizzonte temporale lungo.

Perché solo quest'ultimo permette di ottenere risultati realmente positivi, e lo abbiamo già visto. Ma spieghiamo anche perché solo il tempo possa battere la volatilità. E facciamolo con un esempio chiaro sull'indice più seguito in Italia, ossia il FTSEMIB. In questo 2020 la volatilità sull'indice ha raggiunto un minimo di 9,86 il 18/02/20, ed un massimo di 83,76 il 16/03/20, ossia meno di un mese dopo. Un incremento di +749,49% in meno di un mese, una follia che infatti verrà ricordata nei libri di storia dei mercati.

Orbene, la media aritmetica semplice di questi 2 valori dà 46,81, che è ben diversa dall'uno e dall'altro. Chi avesse scelto di entrare sui mercati il 18 febbraio ed avesse venduto il 16 marzo, in preda alla più cupa disperazione, avrebbe perso circa un -55%. Ma chi avesse fatto la stessa cosa, ossia fosse entrato in borsa sui massimi il 18 febbraio ed avesse tenuto duro fino ad oggi, avrebbe perso solo un -13,21%. Una bella differenza.

Oggi la volatilità sull'indice principale di Borsa è 26,03, cioè 3,21 inferiore rispetto ai massimi. Non è ancora intorno a 10, che significherebbe che tutti i problemi sono passati, ma è significativamente inferiore ai massimi, il che significa che le cose si stanno risolvendo per il meglio a 10 mesi di distanza dallo scoppio della pandemia.

Le variabili per la scelta dell'orizzonte temporale

Nonostante le incontestabili prove portate a sostegno del fatto che un investimento paghi solo se gli viene dato sufficiente tempo per farlo, l'orizzonte temporale è assolutamente soggettivo e totalmente aleatorio. La sua definizione varia da persona a persona, e dipende da complesse valutazioni.

Sono fattori che vanno inclusi nella scelta del proprio orizzonte temporale, infatti, l'età, la composizione familiare, la situazione economica e quella lavorativa. Ovviamente, i già citati capitale, inteso come risorse a disposizione per investire, e la propensione al rischio, intesa come pazienza da avere in merito ai fattori che influenzano i mercati, giocano tutti un ruolo rielvante.

Non esiste una regola quando qualcosa sia obiettivamente soggettivo, come in questo caso. Si possono solo citare le parole di Edoardo Bennato in Rockcoccodrillo:

Il tempo a volte è strano, ma il tempo è galantuomo! ...Da' tempo al tempo e i conti devono tornare.

Definire, perciò, un orizzonte temporale, un lasso di tempo, e rispettarlo, è la prima scelta per dare valore al proprio investimento. Una strategia che possa definirsi vincente non può tralasciare il concetto di orizzonte temporale che, anzi, dovrebbe essere uno dei primi parametri, dei primi paletti, da fissare.