L’economia statunitense nel quarto trimestre 2016 è cresciuta dell’1,9% in termini annualizzati rispetto al +3,5% del trimestre precedente (+2,2% le attese). Al rallentamento della crescita hanno contribuito in particolare:

  1. un deciso ampliamento del deficit commerciale, frutto sia a un calo dell’export che da un accelerazione dell’import;
  2. una decelerazione della spesa per consumi personali.

Delusione è arrivata anche dagli ordini di beni durevoli, che a dicembre hanno registrato un calo dello 0,4% m/m dopo il -4,8% (dato rivisto da -4,6%) del mese precedente. Su questo fronte, è stata buona la lettura ex trasporti, che ha risentito anche della revisione migliorativa di novembre.

Sebbene si tratti di figure ancora provvisorie, i dati odierni hanno meglio sintetizzato quanto accaduto negli ultimi due mesi dell’anno. La violenta accelerazione del dollaro statunitense nell’ultimo trimestre ha penalizzato l’export e ha favorito l’import di beni più convenienti provenienti da paesi con valuta debole. Frutto di ciò, il contributo al Pil arrivato dalla bilancia commerciale nel trimestre è stato il peggiore dal 2010. Medesime considerazioni possono essere fatte sui consumi, che hanno risentito dalle spinte inflattive, contribuendo a indebolire il potere di acquisto delle famiglie. Emblematico è stato l’abbassamento del tasso di risparmio tra le famiglie al 5,6% dal 5,8% del 3° trimestre. Sostanzialmente la crescita dei prezzi al consumo (principalmente quelli legati al comparto energetico) potrebbe aver fatto spendere di più agli americani. Dietro i dati sugli ordini, invece, è emerso che la componente dei trasporti continua ad essere quella più debole, complice anche il rialzo dei prezzi dei carburanti.