Per tutti gli amanti dell’ambiente, e un po’ anche perché i nostri mari e i nostri boschi non ne possono proprio più di essere sommersi dalla plastica, dal vetro e dalle lattine gettate senza un minimo di criterio dai poco educati villeggianti, ecco che tornare indietro nel tempo potrebbe portare i suoi vantaggi.

Eh sì perché infatti il vuoto a rendere non è certo una novità, ma è certamente qualcosa che i nostri genitori conoscevano bene e che oggi ancora molte aziende produttrici di acqua in bottiglia di vetro, usano verso i loro clienti soprattutto con le consegne di acqua minerale in bottiglia che contemplano le forniture a casa.

Chi di noi da bambini non si ricorda il piccolo box al supermercato a cui riportare il vetro intatto delle bottiglie di acqua, latte, vino o birra? Il reso di pochi spiccioli serviva a riacquistare le nuove confezioni, si risparmiava e si riusava forse non consapevolmente, ma lo si faceva.

Ecco che laddove non ci pensano le aziende, ci pensa il nuovo decreto emesso dal Governo nel mese di luglio.

E’ infatti previsto dal Decreto Semplificazioni, come riportato da Il sole 24 ore nell’articolo dedicato su ilsole24ore.com:

“Il decreto Semplificazioni convertito in legge a fine luglio è ancora molto generico e non contiene molti dettagli; dice che “gli operatori economici, in forma individuale o in forma collettiva, adottano sistemi di restituzione con cauzione nonché sistemi per il riutilizzo degli imballaggi”. I negozianti che lo adotteranno potranno ottenere premialità e incentivi economici.”

Il decreto pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 26 del 30 luglio 2021 con il testo coordinato del D.L. N.77 del 31 maggio 2021 - “Governance del Piano nazionale di ripresa e resilienza e prime misure di rafforzamento delle strutture amministrative e di accelerazione e snellimento delle procedure”-  è molto ampio e introduce nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza alcuni settori chiave della trasformazione che prevedono esigenze di misure di semplificazione oggetto del PNRR: transizione ecologica, opere pubbliche, digitalizzazione, argomenti trattati anche in altri articoli tra cui quello sulla riforma digitale nella Pubblica Amministrazione.

Il Decreto Semplificazioni ha come obiettivo quello di estendere il riuso anche a circuiti commerciali di più ampia commercializzazione, pensiamo alla GDO o all’Horeca che coprono una grandissima fetta delle vendite di bevande al pubblico. 

L’obiettivo è poi quello di ampliare il vuoto a rendere non solo agli imballaggi fatti di vetro, ma anche ad altri materiali come la plastica o l’alluminio per i quali oggi prevale il riciclo che copre il 73% del materiale riciclato, di cui solo il 48,7% è dovuto agli imballaggi in plastica.

Ma entriamo meglio nell’argomento e capiamo attraverso qualche dato di cosa stiamo parlando.

Quando il vuoto a perdere era la normalità per il vetro e la plastica non c’era

Il vuoto a rendere, che sappiamo bene essere l’esatto opposto del vuoto a perdere, ha i suoi vantaggi anche nel privato e non solo per i commercianti o le reti di distribuzione.

Un tempo il vuoto a rendere era la normalità, quando le bottiglie erano di vetro renderle era naturale. 

C’era un tacito accordo implicito nel sistema dove produttore e consumatore avevano un interesse reciproco perché tutto funzionasse alla perfezione.

Il consumatore era spinto con un incentivo economico alla riconsegna del vuoto per non perdere la cauzione, il produttore o il commerciante risparmiava sull’approvvigionamento di imballaggi nuovi.

Questo sistema utilizzato per anni in Italia ha funzionato molto bene, ma è durato sino all’avvento della plastica che ha cambiato letteralmente le cose. 

La plastica era leggera, resistente, prevedeva costi di stoccaggio inferiori perché usa e getta e non implicava l’accumulo di materiali appunto i vuoti che prima di essere riempiti dovevano rimanere diverso tempo in attesa per poter essere riutilizzati.

Questa cultura dell’usa e getta semplificava l’impegno del consumatore, che non doveva più versare la cauzione e caricarsi delle bottiglie vuote verso l’esercente o il produttore, e semplificava il lavoro di raccolta del commerciante che non doveva più fare stoccaggio. Una convenienza che si tradusse nel risparmio per entrambe: tempo, spazio e soldi accumulati.

L’usa e getta entrò così moderatamente in tutto il fabbisogno familiare, rivoluzionando i consumi e gli impegni reciprochi che come nel caso precedente erano volti a soddisfarsi a vicenda.

Entrò così nell’uso domestico da non poterne più fare a meno e da evolversi oltre alle bottiglie verso tutto quanto era di vetro, contenitori e imballi compresi.

I nostri nonni raccontavano che la pasta ai loro tempi si prendeva sfusa dal droghiere a peso e la si portava a casa in un foglio di carta velina come quelli in cui si avvolgevano le baguette. Oggi la pasta è dentro un packaging di plastica o di cartone se va bene. Ma è l’esempio per il quale oggi ogni prodotto è confezionato con multistrati di materiale che anche se sono riciclabili, non si prestano al riuso.

A lungo andare questa soluzione non sarà e non è già oggi più sostenibile, non è più praticabile, e va gradualmente sostituita con qualcosa di meno impegnativo per l’ambiente.

Riuso: i benefici del vuoto a rendere per plastica, vetro e alluminio

Tornare al vuoto a rendere sarà a beneficio di tutti in quanto avremmo meno quantità di imballaggi in giro per il mondo. 

Come segnalato dal sito ideegreen.com se capiamo la differenza è più semplice capire il percorso:

“Quando si parla di lattine o imballaggi in materiale plastico, il termine che si usa è vuoto a perdere, si tratta pur sempre di materiali riciclabili (alluminio e PET) ma che hanno un peso maggiore sull’ambiente rispetto alle bottiglie di vetro, il vuoto a rendere.

I vuoti a perdere sono solitamente materiali usa e getta, anche se alcune aziende producono vuoti a perdere che in realtà potrebbero essere riutilizzati, si veda il caso dei barattoli di Nutella.”

Quindi, è vero che questi materiali, vetro, plastica o alluminio sono già riciclabili, ma spesso prima di cambiare forma e diventare qualcos’altro posso essere riusati nella loro conformazione originale.

Una bottiglia per bevande, costituita dal suo imballaggio che in questo caso è il contenitore, se di vetro, può essere riutilizzata sino a 40 volte. E’ un risparmio di materie prime, di energia, di trasporti, è ecologico.

Mediamente il consumatore potrebbe restituendo la bottiglia, generare il riuso della stessa se mantenuta in buone condizioni, lavata e resa integra per altre 30 volte come minimo, che potrebbero anche arrivare a 50 prima che il vetro venga riciclato per trasformarsi in qualcos’altro. 

A sua volta una bottiglia di vetro nuova, contiene di suo dal 60 all’80% di vetro riciclato. Un ricircolo creativo ed ecologico per il quale l’ambiente ringrazia, anche perché produrre nuovi materiali ha un costo energetico non indifferente sull’ambiente in termini di apporto energetico e idrico.

Un caso diverso è la bottiglia di PET, è difficile sentir parlare di vuoto a rendere di una bottiglia in PET di solito è di uso normale non abbandonarle, ma conferirle nella raccolta differenziata. In teoria però è possibile, e alcuni produttori lo hanno fatto. Il PET regge sino a 20 volte il suo riutilizzo.

Scopriamo invece che il Policarbonato con cui vengono fatte ad esempio le lastre di plexiglass, i giubbotti antiproiettile, gli oblo degli aerei e molto altro ancora, viene utilizzato anche per le bottiglie e la sua possibilità di riuso è pari a 80 volte, il doppio del vetro, il quadruplo del PET.

Decreto Semplificazioni come introdurre il vuoto a rendere

Come anticipato il Decreto Semplificazioni sul tema della transizione ecologica, non dà molte indicazioni su come gli operatori commerciali dovranno attivarsi per adottare i sistemi di restituzione del vuoto dei loro prodotti.

E’ però già definito che dovranno farlo entro i prossimi quattro mesi, ovvero la fine del 2021.

Il Ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani insieme allo Sviluppo economico dovrà dare voce alle imprese che intendano provvedere a questa soluzione emanando un Regolamento che tenga conto dei modi, dei tempi e degli incentivi economici per chi vorrà gestire il riuso e per il consumatore che ne dovrà trarre beneficio e che non è escluso dalla catena di montaggio, anzi ne è l’ingranaggio principale.

Per cui si dovrà stabilire anche l’entità della cauzione e il modo in cui verrà fatta anticipare al consumatore per essere poi restituita al momento del reso del vuoto.

Conclusioni sulla scelta del vuoto a rendere di vetro e plastica

Possiamo essere estremamente green o possiamo non esserlo, ma converremo tutti che l’uso di materiali riutilizzabili è un oggettivo vantaggio, se non per l’ambiente almeno economico.

Come sostenuto da un bellissimo articolo sull’argomento su innovazionepa.soiel.it, per produrre un chilogrammo di vetro riciclato serve un altrettanto chilogrammo di petrolio, di cui il suo 75% diventano scorie perché bruciato durante il processo di fusione. 

In Italia in un anno consumiamo oltre un miliardo e mezzo di bottiglie di acqua minerale, siamo i maggiori consumatori di acqua in bottiglia nel mondo. 

Il totale delle bottiglie di vetro prodotte corrisponde a oltre 1 miliardo di Kg di vetro utilizzato, ovvero quasi 6 milioni di barili di petrolio necessari… che valgono circa un milione di euro al giorno.

Non solo se parliamo della plastica è molto peggio, nove volte su dieci le bottiglie che acquistiamo sono di plastica. 

Solo il 15% di queste finisce nel riciclo, il resto si perde bruciato nei termovalorizzatori, o se va male finisce nell’ambiente in mare, contribuendo al grave problema della diffusione delle microplastiche.

370 mila tonnellate di plastica vengono prodotte all’anno solo per generare le bottiglie di acqua che portiamo a casa e che potremmo detta tutta, sostituire dove l’acqua è potabile con quella dell’acquedotto.

Per fare un chilogrammo di PET occorrono 2 chilogrammi di petrolio, l’equivalente di poco meno degli altrettanti barili di petrolio di cui si necessita per il vetro.

Dunque cosa potrebbe mai costarci approfittare del riuso con il vuoto a rendere?

In Europa ci hanno preceduto, o forse hanno copiato quello che si faceva in Italia sino agli anni ’80.

In Germania, la pratica del vuoto a rendere è bel collaudata, con 20, 25 centesimi di cauzione si riporta la bottiglia al commerciante e la si rimette in circolo. 

In Danimarca non sono andati per il sottile, è obbligatorio, mentre in Norvegia lo è per l’alluminio.

Finlandia, Svezia, Svizzera, Ungheria, Croazia hanno ottenuto buoni risultati dal vuoto a rendere.

Ora toccherà anche all’Italia, ma sappiamo già che faremo una splendida figura con i nostri vicini di confine, e se non sappiamo come fare… basterà trarre spunto da loro per ottenere gli stessi brillanti risultati.