Dagli anni Novanta, la società americana vive una forte polarizzazione delle posizioni politiche degli elettori e dei loro rappresentanti. Ciò ha progressivamente portato allo stallo del governo. E potrebbe determinare la lacerazione del tessuto sociale.

Una battaglia sempre più accesa

L’episodio a metà tra lo spionaggio e la farsa avvenuto mercoledì 12 febbraio scorso: alcuni dirigenti repubblicani hanno spiato una riunione sulle strategie elettorali dei democratici. Ennesima dimostrazione di come diventano sempre più rudi e spregiudicati i modi che caratterizzano il confronto politico statunitense, soprattutto da parte repubblicana, come suggerito anche dal nuovo libro di Francesco Costa.

Figura 1 - Percentuale di intervistati fortemente in disaccordo con il partito avversario

L’effetto sulle istituzioni

Il funzionamento della democrazia americana, il più antico stato liberale al mondo, si basa soprattutto sul compromesso tra le parti politiche, con un sistema di pesi e contrappesi generalmente più stringenti rispetto a quelli degli stati costituzionali europei. Salvo poche e non particolarmente rilevanti modifiche, la natura delle istituzioni statunitensi è rimasta la stessa per oltre due secoli. Eppure, sembra che negli ultimi anni il meccanismo si sia inceppato, soprattutto perché è venuta meno la collaborazione tra partiti che aveva sempre caratterizzato la politica americana.

La polemica e il blocco dei provvedimenti degli avversari sono diventate pratiche comuni, soprattutto da quando l’ex deputato e speaker della Camera Newt Gringich, insieme ad altri compagni di partito, ha stravolto la strategia parlamentare dei repubblicani, passando dal compromesso, che aveva garantito ai democratici il controllo del Congresso per 40 anni, all’ostruzionismo più sfrenato.