In periodi di volatilità di borsa e di incertezze a livello economico, tornano in auge e d'attualità le polizze vita che investono nelle cosiddette Gestioni Separate.

Di che cosa si tratta? Si parla di investimenti sicuri? Che rendimenti hanno? Quali controindicazioni? 

Vediamo di fare chiarezza sull'argomento partendo proprio dalla definizione di Gestione Separata.

Dal sito big-brokers.com, appuriamo che:

"La Gestione Separata è una particolare gestione finanziaria, appositamente creata dalla Compagnia, nella quale vengono investiti i capitali dei Clienti che sottoscrivono una Polizza Vita Tradizionale, la tipologia di prodotti generalmente definita di "Ramo I"".

Da queste poche righe, traiamo una serie di informazioni interessanti. Innanzitutto, col termine Gestione Separata, come ci ricorda il sito covip.it, si intende:

"Nelle assicurazioni sulla vita, fondo appositamente creato dall'impresa di assicurazione e gestito separatamente rispetto al complesso delle attività dell'impresa."

Quindi, il patrimonio che viene conferito all'interno della Gestione Separata è un patrimonio distinto rispetto a qualunque altro patrimonio della Compagnia assicurativa. Questo sta a significare che, quel patrimonio, può essere incassato solamente dai clienti che hanno sottoscritto le polizze vita. Se la compagnia assicurativa dovesse fallire, il capitale confluito nella Gestione Separata rimarrebbe comunque a disposizione dei sottoscrittori.

Polizze vite: il ramo I

Dalla definizione evidenziata in precedenza, abbiamo anche appreso che si tratta di polizze assicurative del cosiddetto Ramo I. Vediamo di entrare nello specifico, attraverso ciò che riporta il sito amatucciassicurazioni.it:

"Nel ramo I rientrano le assicurazioni sulla vita vere e proprie ovvero tutti quei prodotti assicurativi che possono essere ricondotti ad una polizza vita collegata alla durata dell'esistenza di un individuo. Queste polizze, dette anche rivalutabili, sono collegate al rendimento di una gestione separata ovvero di un fondo di investimento appartenente alla stessa compagnia assicurativa che le propone, ossia a un particolare strumento finanziario previsto nel settore assicurativo."

Si tratta quindi di polizze a cosiddetta vita intera, ovvero legate alla vita dell'assicurato. Non hanno quindi una scadenza predefinita (5,10,20 anni ad esempio) ma rimangono in essere sino a quando l'assicurato è in vita o il contraente (che generalmente coincide con l'assicurato) ne richiede il riscatto totale.

Un'altra caratteristica è il modo con cui vengono valutate le gestioni separate, ovvero come ricorda il sito qualcherisposta.it:

"Nelle gestioni separate delle principali compagnie assicurative il rendimento viene calcolato mettendo in rapporto i proventi di un periodo con il patrimonio a costo storico."

Ciò significa che eventuali minusvalenze e plusvalenze date dalla variazione del prezzo di mercato rispetto al prezzo d'acquisto, non vengono considerate. Ergo, un titolo acquistato a 100, viene sempre valorizzato 100, indipendentemente dal fatto che la sua quotazione possa essere in un dato momento 80 o 120.

Già: ma in cosa investono le Gestioni Separate?

Polizze vita: dove investono le gestioni separate

La risposta al quesito precedente è molto semplice: le polizze vita che investono nella Gestione Separata, non fanno altro che avere, all'interno della stessa, titoli di stato e obbligazioni del debito.

Si tratta quindi di investimenti che, per la loro natura, sono destinati a garantire una certa stabilità nel tempo, una sicurezza e un rendimento in linea con gli scenari di mercato.

Certo, qualche anno fa, si parlava di rendimenti decisamente più interessanti, specie nelle fasi in cui i tassi di interesse erano discendenti. In quei momenti, infatti, le Compagnie assicurative poteveno vendere titoli in precedenza acquistati, generare plusvalenze e reinvestire i proventi su titoli di altra natura o tipologia, fermo restando ovviamente i requisiti di sicurezza e bassa volatilità.

Sorge spontaneo un quesito: non potrei fare la stessa cosa come privato, comprando personalmente titoli di stato? Eviterei anche i costi di gestione. Osservazione interessante e pertinente, nonchè dotata di un estremo fondo di verità. La differenza, oltre ai costi di sottoscrizione e gestione sta nel fatto che, come detto precedentemente, la gestione separata tiene in carico il titolo al costo storico, mentre il nostro deposito titoli lo valuta al prezzo di mercato.

Se intendo mantenere il titolo sino alla sua scadenza, faccio meglio ad usare il classico "fai da te", mentre se avessi bisogno del capitali anticipatamente, allora rischierei (a differenza di quanto accade con la gestione separata) di dover contabilizzare una minusvalenza reale.

Polizze vita: la mission delle gestioni separate

Quale è esattamente la "mission" delle Gestioni Separate? Possiamo dire che queste polizze assicurative, in effetti, hanno più di un obiettivo?

Il principale compito della gestione separata, oltre a garantire la sicurezza del capitale, è quello di mantenere una certa costanza di rendimenti. Ciò significa che, se andate a prendere lo storico di una qualunque delle gestioni separate asicurative, noterete un andamento abbastanza omogeneo dei rendimenti, ovviamente tenuto conto di quello che è l'andamento generale di mercato. 

Quindi, il compito di una gestione separata non è quello di passare da un rendimento del 6% di un anni a quello del 2% l'anno successivo, bensì, quello di mantenere un rendimentio costante, che potrebbe essere intorno al 4%-4,5% ogni singolo anno (per esempio).

Fino a qualche anno fa, inoltre, queste polizze prevedevano anche un rendimento minimo garantito. Ciò significava che, ogni anno, il rendimento retrocesso al cliente non poteva essere inferiore al minimo previsto dal contratto. Con i tassi di mercato scesi addirittura in territorio negativo, negli ultimi anni, questo "benefit" è scomparso, in quanto non sostenibile.

Da notare che ogni anno il rendimento viene capitalizzato e quindi acquisito dal sottoscrittore. Ergo, l'anno successivo non può essere intaccato. Le polizze che investono nelle gestioni separate quindi, vedono crescere il montante anno dopo anno, senza possibilità di percorso inverso.

Polizze vita: i costi da considerare

Tutto molto bello, verrebbe da dire. Pecato che ci siano anche da considerare i costi. E, non si tratta di un elemento di poco conto, nel caso in cui vengano applicati.

Di quali costi si sta parlando? Sostanzialmente ci sono tre tipologie di costi: quelli all'atto della sottoscrizione, quelli di gestione e quelli in caso di riscatto.

Partiamo dal costo di sottoscrizione: è una percentuale che può essere applicata all'investimento iniziale. In quel caso, il capitale versato sarà anche diverso dal capitale assicurato (che viene calcolato al netto del caricamento applicato). Questo è un aspetto molto importante da considerare perchè, col livello dei rendimenti attuali, un caricamento elevato (intorno al 2-3%) necessita di almeno un paio di anni per essere recuperato e portare il controvalore dell'investimento ai valori iniziali.

Il caricamento (penale) può anche essere applicato ai rimborsi, che siano parziali o totali, nei primi anni di invstimento (solitamente nei primi 5 anni). In tal caso, va considerata l'erosione di una ulteriore fetta di rendimento maturato.

Annualmente invece, dal rendimento della gestione, viene trattenuta una quota, una percentuale, che va al fondo in qualità di commissione di gestione. Questa è comune a tutte le gestioni separate, a differenza delle precedenti due (ovvero caricamento di sottoscrizione o uscita) che può essere previsto o meno.

Polizze vita: si possono riscattare in qualsiasi momento?

Le polizze che investono nelle gestioni separate si possono riscattare in qualsiasi momento? Ovvero, considerando che la durata coincide con la vita dell'assicurato, se ne ho necessità durante il corso della vita, posso prendere i soldi investiti? Con quali vincoli?

Innanzitutto occorre dire che queste polizze prevedono un periodo di un anno prima di poter essere riscattate, sia parzialmente che totalmente.

Da lì in avanti, si possono prelevare le somme senza particolari problemi, stando però attenti alla eventuale applicazioni di costi (penalità) di riscatto che possono essere previsti dal contratto per i primi anni di vita dello stesso (di norma sono previste penali di riscatto decrescenti a partire dal secondo anno e fino al quinto).

Inutile dire che, questo tipo di investimento, se da un lato garantisce tranquillità e sicurezza, dall'altro deve essere valutato nella giusta ottica temporale, tenuto conto dei costi applicati e dei rendimenti ottenibili. In definitiva, investire nella gestione separata per pochi anni, può avere un senso se non ci sono caricamenti iniziali e penali d'uscita. In caso contrario, l'investimento diventa decisamente controproducente.

Polizze vita: non solo capitale garantito, ma altri benefici

Ci sono altri benefici legati all'investimento nelle polizze che investono nella Gestione Separata. 

Innanzitutto non si paga il bollo di stato, non essendo considerate alla stregua di conti correnti o depositi titoli.

In seconda battuta, come tutte le polizze vita, anche questi investimenti non rientrano nell'asse ereditario e non possono esere soggetti nè a pignoramento nè a sequestro.

C'è inoltre la possibilità di designare beneficiari anche al di fuori del proprio asse ereditario e quindi diventano uno strumento decisamente malleabile e utile in sede di pianificazione della gestione del proprio patrimonio finanziario.

Il problema, semmai, sta nel trovare ancora prodotti di questo tipo sul mercato, in quanto sono sempre meno le compagnie che offrono investimenti legati al 100% alle gestioni separate.

Polizze vita: gestioni separate cercasi

Come detto in precedenza, le gestioni separate pure, sono sempre più rare. Per le Compagnie assicurative infatti, stante la situazione di mercato e i risicati tassi di interesse offerti dal mercato dei titoli di Stato, le gestioni separate stanno diventando più che altro delle seccature.

L'offerta sul mercato è decisamente ridotta rispetto ad alcuni anni fa e, le stesse assicurazioni, non spingono minimamente questa tipologia di polizze presso i loro clienti.

Sono nate, nel frattempo, diverse forme ibride, con investimenti nelle Gestioni Separate che arrivano magari al 70-80% e la restante parte in fondi azionari.

Inoltre, tra quelle poche compagnie che offrono ancora prodotti di pura Gestione Separata, vanno anche verificati i costi di sottoscrizione, gestione e riscatto. Spesso si tratta di oneri che rendono l'investimento poco praticabile ma soprattutto poco sensato.

In ogni caso, se si trova l'opzione giusta, può essere un modo per investire parte dei propri risparmi in tutta tranquillità. E, in tempi di montagne russe, non è sicuramente poco.