Powell il pusillanime è tornato a Capitol Hill parlando di un nuovo taglio dei tassi, nonostante secondo i suoi standard l'economia "sta bene", il tasso di disoccupazione è "vicino al livello più basso degli ultimi 50 anni" e "le opportunità di lavoro sono abbondanti".

Considerando tutte quelle cose positive sul fronte dell'economia e anche che la FED ha tenuto il tasso del mercato monetario al di sotto del tasso d'inflazione per 10 anni consecutivi (tra l'aprile 2008 e l'ottobre 2019), si potrebbe pensare che forse l'economia statunitense potrebbe mollare le rotelle e pedalare senza stimoli monetari per almeno alcuni trimestri.

Ma no, il capo pianificatore monetario centrale della nazione ha parlato di alcuni "rischi" e "correnti trasversali" che meritano vigilanza e che hanno rafforzato la possibilità una "politica monetaria un po' più accomodante". L'ultima frase, ovviamente, vuol dire un taglio dei tassi.

Come delineato nella trascrizione delle sue parole, questi rischi sono un'inflazione al di sotto dell'obiettivo dichiarato, l'incertezza della Guerra Commerciale, un rallentamento dell'economia globale e un indebolimento della fiducia delle imprese e dei tassi d'investimento.

Ma ecco il punto: la FED non può fare assolutamente niente su nessuno di questi fattori, e anche un taglio di 25 o anche 75 punti base del tasso di riferimento nei prossimi trimestri, non cambierà affatto le cose.

Ovviamente l'ago della bilancia nella mente della FED è la posizione dell'indice S&P 500. Tuttavia le conclusioni spurie di cui sopra sono un promemoria di quanto il nostro politburo monetario sia diventato veramente pericoloso.