Non si placano le polemiche attorno alla “flat tax”, il sistema fiscale ad aliquota fissa cavallo di battaglia della coalizione di centrodestra durante la campagna elettorale e promesso anche dall'esecutivo gialloverde, essendo stato inserito nell’ormai famoso contratto di governo firmato da Lega e Movimento 5 Stelle.

Dopo le accuse di iniquità, infatti, ora arrivano anche i dubbi riguardanti i vari effetti collaterali di tale sistema. A lanciare l’ultimo allarme il Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, che mette in guardia sulle conseguenze relative alla previdenza integrativa.

“L’avvento della flat tax (in Italia probabilmente sarà una dual tax con due - o forse più - aliquote fisse e scaglioni di reddito) potrebbe mettere in discussione l’attuale sistema di deduzioni e le detrazioni fiscali, istituti che hanno sin qui fatto da volano non solo per la previdenza complementare, ma in più in generale per lo sviluppo di tutte le forme di welfare integrativo e aziendale”, hanno spiegato a Morningstar Alberto Brambilla e Michaela Camilleri, rispettivamente presidente e responsabile dell’area previdenza e finanza del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali.

Nel caso specifico della previdenza complementare, bisognerà chiedersi se ad esempio il lavoratore dipendente, persi i vantaggi fiscali sui propri contributi, si accontenterà di aderire al fondo pensione soltanto per l’aliquota sui rendimenti del 20% (comunque più favorevole rispetto al 26% normalmente applicato al capital gain da investimento finanziario) e per l’aliquota di imposta sostitutiva finale, tra il 9 e il 15%. “Insomma”, hanno proseguito Brambilla e Camilleri, “si corre il rischio di indebolire il secondo pilastro mentre sarebbe più logico, come accade in altri Paesi dell’Unione Europea, incentivarne lo sviluppo”. Ricordiamo che attualmente un privato può versare fino a 5.164 euro verso una forma di previdenza integrativa sapendo che tale cifra è deducibile ai fini dell’Irpef, diminuendo così il carico fiscale.