Il private banking è un player importante dell’economia reale italiana. “Le nostre ricerce dimostrano che nella Penisola il settore, attraverso gli investimenti diretti e indiretti, ha continuato a dare il suo apporto all’economia reale, più di quanto abbiano fatto le famiglie”, spiega il professor Giancarlo Giudici della School of Management del Politecnico di Milano e a capo del gruppo di ricerca che ha realizzato l’ultimo Quaderno di ricerca Intermonte (in collaborazione con l’Associazione italiana private banking, Aipb) dedicato proprio a economia reale e private banking.

  • I clienti dei private banker nei primi sei mesi del 2019 hanno investito nell’economia reale dell’Italia 125,7 miliardi di euro, in crescita rispetto ai 120,6 miliardi conteggiati a fine 2018.
  • L’investimento diretto e indiretto delle famiglie italiane è sceso di 12 miliardi rispetto ai 1.318 miliardi del 2018.
  • Nei primi sei mesi del 2019, gli impieghi diretti (dal creditore al debitore) del private banking sono cresciuti di oltre mezzo miliardo arrivando a 23,1 miliardi.
  • Nello stesso periodo i finanziamenti indiretti (quelli che passano attraverso un intermediario) sono saliti da 15,4 miliardi a 15,5 miliardi per il private banking.

“Il private banking, insomma, è titolare di una quota molto rilevante degli investimenti diretti nell’economia reale ed è stato più attento a conservare le risorse investite nel paese”, dice Giudici.

Ma come si sono spostati i soldi delle famiglie italiane che non sono finiti nel circuito dell’economia reale? L’analisi ha mostrato che c’è stato aumento (+5 miliardi) degli impieghi verso l’estero, oltre che in direzione del debito pubblico italiano (+24 miliardi). Scelte che non sono frutto di considerazioni dei risparmiatori ma, piuttosto, degli intermediari finanziari.