Il Governo presieduto da Mario Draghi ha messo il punto sull’ultima pagina del testo del Recovery Plan italiano, la cui approvazione da parte della Commissione Europea dovrebbe garantire 209 miliardi di aiuti all’Italia. 82 dei quali a fondo perduto.

Gli azionisti di maggioranza hanno alzato il pressing negli ultimi giorni affinché all’interno di esso venisse inserita la proroga del Superbonus 110%, l’agevolazione introdotta nel 2020 dal Decreto Rilancio finalizzata a promuovere gli interventi di manutenzione e ammodernamento degli edifici. Al momento, la scadenza del superbonus è fissata al 30 giugno 2022. Ma le pressioni da imprese edili, Confedilizia, associazioni di categoria delle professioni tecniche, e amministratori di condominio hanno spinto il Governo verso una proroga. Vediamo cosa succederà.

Quando scade il Superbonus 110%?

Come detto, il Superbonus 110% fu introdotto dal Governo Conte II all’interno del pacchetto di misure promulgate con il decreto-legge n. 34 del maggio 2020 allo scopo di favorire il rilancio dell’economia piagata da due mesi di lockdown duro.

L’articolo 119 di quel provvedimento — “Incentivi per efficientamento energetico, sisma bonus, fotovoltaico e colonnine di ricarica di veicoli elettrici” — ha incrementato il sistema di detrazioni fiscali (in vigore dal 2013) relative agli interventi di efficientamento energetico degli edifici, di riduzione del rischio sismico, di installazione di impianti fotovoltaici e di colonnine di ricarica per auto elettriche. In particolare, ha innalzato al 110% l’aliquota di detrazione delle spese sostenute fino al 31 dicembre 2021. Scadenza che è stata prorogata al 30 giugno 2022 dall’ultima Legge di Bilancio.

Se non venissero introdotte ulteriori modifiche, dunque, questa sarebbe la data in cui il sistema di detrazioni del superbonus 110% cesserebbe di essere in vigore, e si ritornerebbe all’impianto del decreto-legge n. 63 del 4 giugno 2013. Ossia ad una detrazione del 65% delle spese sostenute.

Del superbonus 110% possono beneficiare le persone fisiche che posseggono o fanno uso dell’immobile (proprietari, usufruttuari, affittuari), i condomìni, gli Istituti Autonomi Case Popolari (Iacp), le cooperative di abitazione, le Onlus e le società sportive dilettantistiche (ma solo per interventi sugli spogliatoi).

Nel video sottostante, pubblicato sul canale Youtube ufficiale del Governo, si presenta in modo sintetico e schematico il funzionamento del Superbonus 110%.

Come funziona il Superbonus 110%?

Gli interventi detraibili sono i seguenti:

  • isolamento termico delle superfici opache verticali, orizzontali e inclinate che interessano l’involucro degli edifici (cappotto termico, coibentazione del tetto), con un’incidenza superiore al 25 per cento della superficie disperdente lorda dell’edificio;
  • sostituzione degli impianti di riscaldamento, raffrescamento o fornitura di acqua calda sanitaria con impianti la cui efficienza sia pari alla classe A (pompe di calore, impianti geotermici, ibridi, impianti di microcogenerazione, impianti a collettori solari);
  • installazione di strutture antisismiche;
  • eliminazione delle barriere architettoniche;
  • installazione di colonnine di ricarica per veicoli elettrici;
  • installazione di impianti solari fotovoltaici.

Il superbonus per tali interventi si concretizza in una detrazione fiscale del 110% sull’imposta lorda. Tale detrazione si suddivide in 5 quote annuali di identico importo per le spese sostenute entro il 31 dicembre 2021, e in 4 quote annuali per le spese sostenute nel 2022. In alternativa, in luogo della detrazione, i soggetti le cui spese siano rimborsabili possono decidere di beneficiare del rimborso sotto forma di sconto sulla somma dovuta al fornitore che ha provveduto ad effettuare i lavori di efficientamento. Oppure i soggetti beneficiari possono optare per la cessione ad altri soggetti di un credito d’imposta di importo pari al valore della detrazione.

La proroga del Superbonus 110% nel Recovery Plan

All’interno del testo del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), il quale è suddiviso in sei obiettivi di spesa, vi è una missione denominata “Efficienza energetica e riqualificazione degli edifici”. Il Governo stima di destinare ad essa 26,56 degli oltre 200 miliardi di euro stanziati per il nostro paese dal Recovery Plan.

Nel documento, si dichiara di voler «rafforzare l’efficientamento energetico incrementando il livello di efficienza degli edifici, una delle leve più virtuose per la riduzione delle emissioni in un Paese come il nostro, che soffre di un parco edifici con oltre il 60% dello stock superiore a 45 anni, sia negli edifici pubblici (es. scuole, cittadelle giudiziarie), sia negli edifici privati, come già avviato dall’attuale misura “Superbonus”.»

Successivamente, si afferma senza mezzi termini di voler estendere la misura del Superbonus 110% dal 2021 al 2023.

La filiera delle industrie edili e delle attività connesse è infatti sul piede di guerra a causa dell’incertezza circolata a proposito di indiscrezioni s’un eventuale depotenziamento del superbonus 110%. Una delle ipotesi sul tavolo, che ha fatto saltare sulla sedia molti professionisti e imprese che puntavano s’un prolungamento tout court della misura, è quella di ridurre l’ammontare della detrazione al 75% dell’importo speso.

Altri organi di stampa hanno invece parlato di una riorganizzazione dei vari bonus ristrutturazione attualmente in vigore (es. il bonus per gli infissi) sotto un’unica detrazione, la cui aliquota corrisponderebbe appunto al 75% dell’importo speso. Il che vale a significare che il superbonus 110% rimarrebbe in vigore, e ad esso si affiancherebbe un ulteriore bonus 75% per interventi che non rientrino tra le fattispecie che consentono di beneficiare del primo.

I dubbi di Bruxelles sulla proroga del Superbonus 110%

La questione, in ogni caso, andrà definita con chiarezza. La Commissione Europea, infatti, aveva già fatto sapere in febbraio che senza una stima circostanziata dei risparmi energetici conseguenti all’adozione delle misure del PNRR, difficilmente il documento avrebbe potuto incontrare una convinta approvazione di Bruxelles. Oltre a ciò, vi è il fatto che non si specificava nel documento quali misure l’Italia intendesse mettere in atto al fine di riformare il sostrato economico e il funzionamento della pubblica amministrazione necessario all’implementazione del piano. 

Quanto alla prima questione, il Governo sembra aver voluto mettere una pezza, quantificando con cifre piuttosto precise la previsione dei benefici che un prolungamento del Superbonus 110% apporterà ai consumi di energia. Nell’ultima versione del PNRR, infatti, si legge:

«Gli investimenti consentiranno la ristrutturazione di circa 50.000 edifici/anno, per una superficie totale di 20 milioni di mq/anno. Il risparmio energetico previsto permetterà di raggiungere circa 291,0 Ktep/anno, ovvero 0,93 MtonCO2/anno.»

Un’altra questione sulla quale la Commissione ha avuto da eccepire è quella legata alla caotica modalità di riscossione del superbonus 110%. Si tratta di capire, per chi sostiene la spesa, se la possibilità di trasferire il proprio credito d’imposta sul fornitore o a una banca sia compatibile con l’inefficienza della Pubblica Amministrazione quando si tratta di saldare i propri debiti. O se i vincoli di liquidità imposti alle imprese possano rappresentare un ostacolo al trasferimento di tali crediti.

Ma la critica più velenosa si era rivolta al calcolo dei fondi necessari a sostenere la misura. Se infatti gli oltre 20 miliardi in due anni, se rapportati al numero di edifici potenzialmente coinvolti apparivano alla Commissione decisamente troppi, dall’altro lato restava da chiarire come verrebbe rifinanziata la misura dopo il 2023. Visto e considerato che la rateizzazione della detrazione in cinque annualità peserebbe sui bilanci pubblici ben oltre i prossimi due anni.

La maggioranza ottiene il sì sulla proroga del Superbonus 110%

Il Consiglio dei Ministri svoltosi ieri sera ha alla fine sciolto l’intreccio tra Recovery Plan e rinnovo del Superbonus 110% che aveva agitato gli alleati di maggioranza negli ultimi giorni. Alla fine si è deciso: la proroga annunciata nel pacchetto di investimenti del PNRR verrà inserita nella Legge di Bilancio. Questa la mediazione che ha portato alla definitiva approvazione del testo del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che verrà inviato alla Commissione Europea.



L’estensione della misura non è ancora stata messa nero su bianco, ma i partiti sono stati rassicurati: la proroga ci sarà. Il Superbonus 110% durerà dunque almeno fino al 31 dicembre 2023.

Dopo un giro di telefonate che ha visto Mario Draghi e Ursula von der Leyen dialogare in un confronto durato per tutta la giornata di ieri, alla fine si è potuto dare il via libera al documento che, se approvato, garantirà gli oltre 200 miliardi in arrivo dall’Unione Europea. 10 dei quali per il mantenimento del Superbonus 110% fino al 2022.

Ad essi se ne aggiungono altri 8 attinti al bilancio nazionale, ai quali se ne dovranno aggiungere un’altra decina (i quali non è ancora chiaro se peseranno sul bilancio europeo o su quello italiano) affinché la proroga al 2023 disponga delle necessarie coperture finanziarie.