Continua il trend al rialzo dei prezzi del carburante, sospinti dagli ormai costanti aumenti delle quotazioni in Borsa del greggio. I dati aggiornati alla settimana 3 - 9 maggio 2021 del Ministero per lo Sviluppo Economico (Mise), il prezzo della benzina verde si è portato - in media - a 1,588 euro al litro. In rialzo anche il diesel intorno agli 1,447 come media per il costo al litro.

Come rivela l'agenzia di stampa Ansa si tratta, per entrambi i carburanti, dei massimi da oltre un anno a questa parte. Il prezzo della benzina non raggiungeva queste vette da gennaio 2020 e il gasolio da quello stesso febbraio.



Rincari carburanti, non è il momento migliore

La motivazione di questo aumento dei prezzi per i carburanti è principalmente - ma non solo, poi lo vedremo - dovuta alla finanza. Da qualche tempo sta persistendo una certa pressione rialzista, da parte degli investitori, sulle quotazioni del petrolio. Questo processo ha inevitabilmente portato a un rincaro del greggio WTI fino a 65 dollari al barile. Ricordiamo che, nel momento peggiore della pandemia, il prezzo dell'oro nero era sprofondato, fino ad andare in negativo, nel corso del mese di aprile 2020.

WTI significa West Texas Intermediate e indica una miscela di diversi tipi di petrolio estratti e lavorati negli Stati Uniti. Non a caso, a volte lo si identifica anche come US Crude, greggio statunitense. Comunemente è il prodotto che si impiega per raffinare la benzina. Nel mondo del trading e degli investimenti finanziari, con la sigla WTI indichiamo il punto di riferimento del mercato petrolifero americano. Essendo questo prodotto la base per ottenere i carburanti, appare ovvio come le sue oscillazioni determinino variazioni sul prezzo della benzina.

Più che il costo in sé del carburante bevuto, per così dire, dalle nostre automobili, preoccupa il suo carico fiscale. Gli ultimi dati UNEM calcolano che le tasse  sul prezzo della benzina - tra accise e IVA - si aggirino, per l'Italia, intorno a poco più di un euro. Non è un valore di poco conto.

Le voci delle associazioni di consumatori

Questi apprezzamenti dei carburanti hanno suscitato l'interesse di alcune associazioni di categoria. L'Unione Nazionale dei Consumatori ha portato avanti alcuni calcoli, giungendo a quantificare l'impatto di questi aumenti sul periodo di tempo annuale lungo 12 mesi. Secondo queste stime, i rincari finirebbero per incidere 176 euro all'anno per il possessore di un veicolo a benzina e 154 euro per il conducente di una vettura a gasolio.

"Ora che stanno per arrivare le riaperture e gli allentamenti delle misure di lockdown, riparte la corsa dei prezzi dei carburanti. Dall'inizio dell'anno un pieno da 50 litri è aumentato di 7 euro e 32 cent per la benzina e di 6 euro e 41 cent per il gasolio. Con rincari, rispettivamente,  del 10,2% e del 9,7%."

Spiega l'Unione Nazionale in un comunicato stampa riportato online. A loro fa eco Furio Truzzi, presidente di Assoutenti, secondo il quale la spesa media sarà più elevata. La sua stima e quella della sua organizzazione, infatti, è che gli aumenti dei prezzi incideranno una media di 256 euro all'anno per famiglia. Afferma lo stesso Truzzi:

"A questa spesa vanno aggiunte le ripercussioni sul fronte dei prezzi dei prodotti trasportati, dei beni energetici e dei maggiori costi sostenuti dall'industria. Essi finiscono per essere scaricati sui consumatori finali."

Il prezzo della benzina nello scenario globale

Quello che viviamo è un momento molto particolare, non serve stare qui a ripeterlo, lo sappiamo tutti davvero bene. Mentre l'Italia - come tutti gli altri Paesi, a dire il vero - sta cercando di rimbalzare e ripartire dopo che la pandemia ha rallentato tutto, ecco apparire all'orizzonte le nubi del caro prezzi per i carburanti.

PNRR, bonus e sussidi statali sono stati annunciati, quando non già attivati, dal governo, per agevolare quanto più possibile la ripresa del Paese. Ciononostante, affianco a queste misure, ecco rispuntare la dinamica dell'aumento indiscriminato e pilotato del prezzo della benzina. Come ci ha detto l'agenzia ANSA, i carburanti stanno toccando vette che non raggiungevano più da mesi. Ciò potrebbe poi non essere tutto, in quanto c'è anche chi si dice convinto che la corsa al rialzo potrebbe essere ben lontana dalla sua conclusione. 

Secondo alcune stime - le quali naturalmente tali restano e dunque non è detto che si vedranno realizzate - il prezzo della benzina potrebbe raggiungere la quota di 1,7 euro al litro entro la fine dell'anno. Una grande notizia per chi vende. Una pessima news però per chi invece deve comprare.

Petrolio e altri rincari

L'aumento del prezzo della benzina è stato una costante in queste ultime settimane, trainato dai generali rincari del petrolio e soprattutto di quello WTI, come già scritto. La cornice in cui questo apprezzamento si sta verificando contribuisce a dare qualche preoccupazione agli automobilisti. Stiamo infatti vivendo una situazione , a livello planetario, piuttosto difficile. Oltre al dramma della pandemia dobbiamo anche considerare alcune dinamiche che stanno irrigidendo i mercati finanziari portando ad aumenti di costi che talvolta sono repentini e incontrollati. 

Pensiamo ad esempio alle tante tensioni che stanno minando varie zone del mondo, al riaccendersi di rivalità che ci fanno ripensare a un clima di Guerra Fredda tra i giganti del mondo, ai continui rischi informatici che minacciano la nostra vita sempre più digitale. La sicurezza nazionale di molti Paesi produttori si trova a rischio e anche questo elemento influisce sul prezzo del prodotto finito.

Finora abbiamo parlato di numeri puri. Chi trova più chiare le percentuali pensi soltanto che dal primo gennaio ad oggi il petrolio è aumentato in media, su scala mondiale, di un valore pari al 10,2% rispetto alle sue quotazioni 2020. Non è un dato di scarsa importanza.

L'attacco informatico e il suo impatto sul prezzo della benzina

Lunedì scorso l'FBI ha ufficialmente accusato il gruppo di hacker noto con il nome di DarkSide di aver attaccato il Colonial Pipeline. L'oleodotto è il principale degli Stati Uniti in quanto costituito da un'ampia e massiccia rete che collega svariati Stati della federazione americana. La sede principale è in Georgia e il sistema trasporta carburante dal Golfo del Messico fino a New York, rifornendo gran parte della costa atlantica. Al fine di contenere la minaccia, la quale sarebbe iniziata venerdì 7 maggio per poi protrasi lungo l'intero weekend, numerosi sistemi sono stati messi offline.

Ciò ha rallentato il ciclo distributivo sull'intera rete Colonial - la quale misura 8.850 chilometri - alimentando la preoccupazione che l'intera area che conta sull'oleodotto possa avere in questi giorni problemi di approvvigionamento di benzina, diesel e carburante per velivoli.

Il presidente USA Joe Biden ha immediatamente dichiarato lo stato d'emergenza in modo da attivare due misure straordinarie che potrebbero aiutare la ripresa delle attività al più presto. La condizione consente infatti di trasportare il combustibile su ruota e di trattenere il personale al lavoro più a lungo, andando a cucire una rattoppo sulla foratura dovuta all'emergenza. Anche questa spiacevole situazione ha naturalmente influito sull'aumento del prezzo della benzina prodotta a partire da greggio WTI.

Soluzione parziale

Gli operatori Continental hanno fatto sapere che è tutto sotto controllo e già entro questa settimana ogni cosa tornerà a regime, come se l'attacco non fosse mai avvenuto. Ciò ci rincuora ma non attendiamoci diminuzioni del prezzo del greggio WTI dovute al riallineamento di questa rete: la ripresa delle attività mondiali, il ripristino delle rotte aeree e gli spostamenti che stanno tornando in maniera lenta ma netta agli standard di prima della pandemia contribuiranno a tenere il costo sostenuto.

Il prezzo del petrolio è in rimonta su ogni mercato. Anche il greggio BRENT, quello europeo che si muove su altri canali rispetto allo statunitense è salito di quotazione (siamo attorno ai 70 dollari a barile, nel momento in cui si scrive) e non accenna ad abbassarsi; possiamo attenderci che rimarrà apprezzato almeno nell'immediato.

Data la situazione, tutti i principali attori coinvolti nel settore stanno riscontrando rialzi presso le piazze affaristiche e, dunque, guadagni per loro, ENI inclusa. Prevedendo tagli alla produzione da parte dell'organizzazione di produttori OPEC e tenendo in considerazione le stime sulla crescita del PIL globale che l'OCSE ha reso pubbliche in questi giorni, i mercati si attendono che il prezzo del petrolio resti elevato per almeno tutto il secondo semestre 2021. È stato messo in conto che il prezzo potrebbe addirittura attestarsi intorno agli 80 dollari al barile. Il prezzo della benzina permarrà alto, dal momento che va rimesso in moto il mondo.

Prezzo della benzina: il momento è buono per Pierre Andurand

L'uomo d'affari francese Pierre Andurand, guru degli investimenti specializzato nel settore petrolifero, sostiene che il rally al rialzo partito in gennaio si manterrà tale per numerose settimane. Quella di Andurand è una voce piuttosto affidabile nel settore. È stato calcolato che, dal 2008 a oggi, i suoi fondi d'investimento abbiano generato ritorni compresi tra il 900 e il 1300% ai suoi partner. Il francese difficilmente sbaglia ad analizzare il mercato petrolifero.

Come abbiamo già sottolineato, se chi investe può attendersi buoni affari, l'acquirente deve prepararsi a portare in tasca un portafogli più leggero. I consumatori stanno infatti già notando come il rialzo pesi sulle loro economie. Tale situazione andrà messa in conto anche per il prossimo futuro. La ripartenza e la ripresa da questi mesi di crisi, possono rivelarsi un'arma a doppio taglio.