Una delle più strampalate tesi degli euroausterici è che l’euro – moneta sottovalutata per le economie Nord-Eurozoniche, e sopravvalutata per quelle del Sud – non è in realtà un vantaggio per le aziende tedesche, e degli altri paesi dell’area ex-marco.

Il motivo ? “i tedeschi competono sulla qualità, sull’innovazione, sulla ricerca e non sul prezzo”.

Ha dell’incredibile che qualcuno riesca a sostenere un’”argomentazione” del genere senza scoppiare a ridere guardandosi allo specchio. Pensate che se un’Audi costasse il 20% in più se ne venderebbero lo stesso numero ?

Tra l’altro questo equivale a supporre che gli esportatori tedeschi siano afflitti da un monumentale grado di stupidità. Immaginiamo, per assurdo, che potessero vendere lo stesso numero di prodotti a 120 così come a 100. Perché mai, allora, non alzano i prezzi del 20% adesso ?

Agli esportatori tedeschi l’euro sottovalutato fa comodo, eccome. Le uniche ragioni per cui hanno fatto partite l’euro con l’Italia e non senza, sono state evitare la rivalutazione del marco, nonché mettere in difficoltà l’industria manifatturiera che in Europa gli faceva maggiormente concorrenza (la nostra).

Detto questo,  il progetto CCF consente di risolvere le disfunzioni dell’Eurozona, e in particolare quelle che affliggono l’Italia, evitando la rottura dell’euro e il conseguente riallineamento valutario. Nell’ambito del progetto, il meccanismo da tenere ben presente è l’erogazione di una parte delle emissioni di CCF alle aziende, abbassando il loro costo del lavoro lordo (vedi questo post).