Un regalo da 20 mila euro

Il bonus ai quotisti nasce dalla mancata riduzione attuariale della pensione.

Consideriamo un sessantaduenne che accede a quota 100 con 38 anni di contributi – i requisiti minimi. Senza quota 100, sarebbe andato in pensione a quasi 67 anni. Quindi anticipa l’uscita dal mercato del lavoro di quasi 5 anni. Come si modifica l’ammontare della pensione? Ovviamente sarà più basso di quanto sarebbe stato se il lavoratore fosse andato in pensione a 67 anni, perché mancheranno i cinque anni di contributi che avrebbe versato continuando a lavorare. Ma è – o almeno sarebbe – necessario ed equo considerare anche che il sessantaduenne percepirà la pensione per un periodo ben più lungo. Eppure, l’aggiustamento relativo all’allungamento del periodo di fruizione della pensione è previsto solo nel metodo contributivo, o nel misto per la parte contributiva. La mancata riduzione per chi è nel sistema retributivo (o nel misto per la parte retributiva) crea il bonus per i quotisti.

L’Inps fornisce una stima di questo “regalo”, parametrato a un lavoratore con una retribuzione annua di 40mila euro. Per chi, come il nostro sessantaduenne, anticipasse di quattro anni e mezzo l’uscita rispetto alla pensione anticipata, l’aumento della ricchezza pensionistica sarebbe pari a 20mila euro. Un bel bonus. E anche ben nascosto. Infatti, se confrontassimo la pensione erogata al nostro sessantaduenne con quota 100, quasi 2mila euro, con quella che raggiungerebbe con altri quattro anni e mezzi di contributi e i requisiti ordinari, ovvero 2.400 euro, penseremmo che ci sta perdendo. In realtà, grazie al fatto che versa meno contributi e gode della pensione per un periodo più lungo, il nostro sessantaduenne ci guadagna in totale 20mila euro.