I dati PMI sul manifatturiero cinese hanno riservato notizie sia positive che negative. La cifra riferita a gennaio è scesa a 50,0 punti sulla scia delle festività per il Capodanno cinese, e l’epidemia da coronavirus ha pesato sull’attività all’inizio dell’anno, che tuttavia non ha mostrato una contrazione. La produzione è cresciuta al ritmo più lento da tre mesi; pare che le fabbriche fossero già in difficoltà prima dello scoppio del virus. L’epidemia ha solo contribuito a peggiorare la situazione. Considerando le attività limitate e il prolungamento delle vacanze in Cina per contenere il virus, il peggio potrebbe ancora venire.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato l’emergenza globale, mentre il numero delle vittime in Cina è salito a 213.

Tuttavia, a New York, l’azionario ha chiuso la seduta di giovedì in positivo e gran parte dei titoli in Asia ha imitato i rialzi USA. Il Nikkei è balzato dell’1,15%, Taiwan si è ripreso dello 0,93%, l’Hang Seng ha guadagnato lo 0,38% e l’ASX 200 è avanzato dello 0,13%, invece il Kospi (-0,47$) ha chiuso in calo.

Il greggio WTI si è portato sopra i $53 dal barile dopo essere sceso sotto la soglia a $52 durante la seduta di ieri. L’oro è calato a $1570 all’oncia per effetto del miglioramento della propensione al rischio.

Giovedì la sterlina è rimbalzata dal livello a 1,30, in seguito alla decisione della Banca d’Inghilterra (BoE) di mantenere invariato allo 0,75% il tasso di riferimento, con solo due voti a favore di un taglio, del tasso, a fronte dei tre previsti dagli analisti. La decisione più aggressiva del previsto ha quindi generato un rally della sterlina, che ha superato quota 1,31 contro il dollaro USA.