Le valute asiatiche emergenti hanno subito forti contraccolpi sui mercati ForEx ad inizio settimana, dopo che il rally del petrolio ha intaccato i sentimenti per gli importatori netti della macroregione asiatica. I prezzi del petrolio sono balzati ai massimi dalla fine del 2018, dopo la notizia che gli Stati Uniti probabilmente chiederanno a tutti gli importatori di petrolio iraniano di cessare i loro acquisti da Teheran, se vogliono evitare le sanzioni imposte dall'amministrazione Trump.

Lo scorso novembre, gli Stati Uniti hanno reintrodotto le sanzioni sulle esportazioni di petrolio iraniano, dopo che il presidente Trump si era ritirato unilateralmente dall'accordo nucleare del 2015 sottoscritto tra l'Iran e sei potenze mondiali. Cina, India, Giappone, Corea del Sud e Taiwan sono stati tra gli otto principali acquirenti di greggio iraniano a cui sono state concesse deroghe alle sanzioni che hanno consentito loro acquisti limitati per sei mesi.

Lunedì scorso, la rupia indiana si è così indebolita del -0,5% a quota 69,73 contro il dollaro, toccando il punto di minimo dall'11 marzo scorso, mentre il peso filippino è sceso del -0,7%. Il baht thailandese è sceso del -0,2%, dopo che i dati macro hanno mostrato che le esportazioni doganali sono scese del -4,8% a marzo, dopo l'inaspettato aumentato di febbraio. Il dollaro di Taiwan è rimasto sostanzialmente invariato, in attesa dei dati sugli ordini di esportazione per marzo.