Arriva un 2022 d’oro per i fruitori del Reddito di cittadinanza e pensione, grazie all’assegno unico universale potranno ricevere un importo del valore di circa 1.700 euro mensili. Non solo. Non dovranno muoversi di casa, ovvero senza faticare o, meglio senza indugiare nella ricerca di un’attività lavorativa. 

Partiamo dai dati reali. Il 18 novembre 2021 il Consiglio dei ministri ha provveduto a convalidare il decreto Legislativo sulla messa a regime dell’assegno unico universale per tutte le famiglie in presenza di figli nel nucleo familiare. Ciò significa che dal 1° gennaio 2022, alle famiglie sarà riconosciuto un contributo economico per ogni figlio, del valore non più alto di 175 euro mensili.

La base del reddito ISEE non da trascurare. Infatti, le famiglie con redditi agevolati percepiranno un assegno ridotto rispetto a quelle con un reddito basso. 

Le famiglie con più figli ottengono un contributo economico maggiore. Infatti, dal terzo figlio l’INPS riconosce un assegno universale non più alto di 85 euro mensili. Poi, spetta un’integrazione di 30 euro mensili su ogni figlio per le famiglie dove entrambi i genitori sono impegnati in un’attività lavorativa. Mentre, per le madri giovani, ovvero con un’età non oltre i 21 anni la normativa ha previsto un contributo extra del valore di 20 euro mensili. 

Secondo le ultime stime l’assegno unico universale del valore massimo sarà riconosciuto per tutte le famiglie con figli sino a un tetto reddituale ISEE del valore non più alto di 15.000 euro annui. Secondo il Governo italiano si tratta di circa la metà del beneficio in favore delle famiglie italiane.

In base alla normativa, ricevono il valore fissato nella soglia minima le famiglie con un reddito ISEE del valore più alto di 40.000 euro o, ancora per coloro che non esibiscono l’ISEE. 

Spetta un valore di circa 8.000 euro annui alle famiglie con figli maggiorenni, ovvero che rientrano nell’età tra 18 e 21 anni. In quest’ultimo caso, è necessaria la presenza di un percorso di studi, servizio militare, tirocinio o corso di formazione. Per cui ai giovani spetta un assegno universale del valore che oscilla da 25 a 85 euro mensili

In questo contesto, appare chiaro che i percettori del reddito di cittadinanza e pensione ottengono un contributo economico maggiore, rispetto ad altre famiglie. Cerchiamo di capire, chi potrebbe ottenere anche 1.700 euro mensili. 

Reddito di cittadinanza: un taglio sull’importo del sussidio 

L’assegno unico universale messo a regime dal 1° gennaio 2022, assorbe tutte le altre forme di bonus, incentivi e agevolazioni previste per le famiglie con figli. Le famiglie che hanno diritto al bonus bebè ricevono un beneficio del valore più basso rispetto a coloro che percepiscono gli ammortizzatori sociali, come appunto il Reddito di cittadinanza e pensione. 

Questo, perché il Reddito di cittadinanza e pensione è conglobabile con l’assegno unico universale. L’INPS provvede a erogare l’importo del beneficio per i figli con le modalità standard dell’accredito. 

Il principio dell’assegno universale resta quello di creare un beneficio economico che accompagni le famiglie dal 7 mese di gestazione sino al 21esimo compleanno. 

Per i percettori del Reddito di cittadinanza subentra una modifica di carattere economico sull’importo riconosciuto, ovvero un taglio. In sostanza, la normativa ha disposto una decurtazione in relazione alla quota spettante per i figli. 

Tuttavia, nonostante i tagli sono presenti più vantaggi. Infatti, l’importo dell’assegno unico per i percettori del sussidio risulta essere abbastanza corposo. 

Si consiglia la visione del video YouTube di Speedy News Italia sull'aumento del Reddito di cittadinanza dal 2022, grazie all'assegno unico.

 

Reddito di cittadinanza: a quanto ammonta l’assegno unico universale per una famiglia con 3 figli?

Partiamo dal semplice presupposto che il Reddito di cittadinanza è nato come forma d'integrazione economica al reddito, riconosciuto nel valore massimo di 500 euro al mese, ovvero 6.000 euro annui in base alla scala di equivalenza. 

Secondo quanto riportato dal quotidiano InvestireOggi, per sapere a quanto ammonta il reddito di cittadinanza per una famiglia formata da due persone adulte e 3 figli minori. La stima dell’importo del sussidio di Stato viene individuata attraverso la scala di equivalenza. Quest’ultimo rientra negli argomenti di revisione del Governo Draghi. 

Il valore dell’ammortizzatore sociale secondo la scala di equivalenza, dovrebbe prevedere un contributo economico del valore di 500 euro da destinare al primo componente adulto, per poi passare al valore di 200 euro a favore del secondo membro adulto del nucleo familiare. Infine, spetterebbero un valore di 100 euro per ogni figlio minore. Se la famiglia vive in un appartamento in locazione, spettano altri 280 euro distribuiti sotto la voce di contributo economico per l’affitto. 

Sommando queste voci, il totale corrisponde al valore di 1.280 euro. Ora, l’importo del Reddito di cittadinanza e pensione non può risultare più alto di 1.050 euro mensili. La normativa ha previsto che venga applicata un’eccezione per le famiglie con figli in stato di disabilità grave. In questo caso, la soglia massima non supera il tetto di 1.100 euro mensili. 

Con l’entrata in vigore dell’assegno unico i percettori del Reddito di cittadinanza e pensione hanno diritto al beneficio. C’è da dire che non è stata ancora ufficializzata la tabella degli importi dell’assegno unico universale. Tuttavia, si conoscono i valori di riferimento. 

Prendendo in considerazione la composizione della famiglia sopra illustrata, per i primi due figli spetterebbe un assegno unico universale del valore di 175 euro mensili per ogni figlio. Per il terzo figlio spetterebbe una maggiorazione extra del valore di 85 euro mensili. Per un totale complessivo di 610 euro mensili.

Applicando la normativa i percettori del Reddito di cittadinanza ricevono un importo ridotto della quota spettante ai figli, a cui si applica per differenza l’importo dell’assegno unico

Con l’applicazione del valore dell’assegno unico a 1.100 euro prodotto dal Reddito di cittadinanza porta a far guadagnare alla famiglia un valore di circa 1.660 euro mensili, ovvero 19.920 euro annui. 

Reddito di cittadinanza e assegno unico: come si calcola l’integrazione al sussidio?

L’INPS nel messaggio del 27-10-2021 numero 3669, ha spiegato che in presenza dell’assegno unico universale viene applicata un’integrazione al Reddito di cittadinanza. Il beneficio dell’assegno unico viene prodotto attraverso la diminuzione della quota del sussidio spettante ai figli minori. 

A titolo di esempio. Una famiglia composta da due membri adulti e un almeno 3 figli minori con un reddito annuo prodotto dall’Indicatore ISEE non più alto di 7.000 euro, ottiene un Reddito di cittadinanza del valore di 700 euro mensili. 

L’assegno unico standard riconoscendo 217,8 euro per 3 figli minori, che corrisponde al totale di 653,40 euro. Per l’individuazione del contributo economico spettante per l’assegno unico per il RdC, si applica la formula dell’INPS che prevede la decurtazione della quota del RdC per i figli, ovvero 700 prodotto per 0,3 per un totale di 210 euro. 

Dall’importo teorico dell’assegno unico che corrisponde a 653,40 euro applicando la tabella INPS, viene sottratta la quota del Rdc per i figli pari a 210 euro, per un totale di 443,40. La famiglia riceve 490 euro di Rdc e 443,40 di assegno unico per un totale di 993,40, guadagnando + 293,40 euro mensili. 

Anche non volendo tratte delle conclusioni prettamente personali, ovvero fornire un giudizio entrando nel merito della questione. Appare doveroso constatare che circa la metà delle famiglie italiane ammesse al beneficio si ritrova a produrre una dichiarazione reddituale del valore non più alto di 15.000 euro annui.

In questo contesto, l’elemento chiave che insinua il dubbio sull'intero quadro è il tasso di disoccupazione. Ora, secondo la stima europea in Italia scarseggiano all’incirca -4 milioni di posti lavorativi.

È presente la forte preoccupazione che questo andamento pregiudichi ogni possibile forma d'incentivo rivolto all’occupazione lavorativa. Andando a rafforzare il cordone dell’attività in nero o, ancora peggio, alimentando maggiormente il canale dell’inattività non solo dei giovani, ma di tutti i cittadini con un’età compresa tra i 15 e sino ai 64 anni di età.