Il reddito di cittadinanza cambia ancora. È ciò che si evince leggendo la bozza della Legge di Bilancio che cambia le carte in tavola non solo per quel che riguarda i requisiti, il sistema che intende assicurare maggiori controlli o le limitazioni che rischiano di far perdere o sospendere il sussidio. 

Le novità contenute nella Legge di Bilancio riguardano anche la costruzione di quei percorsi di collocamento per i beneficiari RdC, in un’ottica di innovazione e rafforzamento dei centri per l’impiego e di tutte le figure che rientrano nei programmi da attuare per i percettori della misura. 

Eppure, la bozza non menziona una proroga per i contratti dei navigator, le figure professionali che, sin dalla nascita del reddito di cittadinanza, hanno preso in carica quanti lo percepiscono, nel tentativo di mettere in connessione domanda e offerta. 

Sono circa 2.500 i navigator, giovani laureati che hanno accumulato esperienza e competenze in questi anni, che dopo la scadenza del contratto, fissata alla fine dell’anno, dovranno dire addio all’incarico. 

Così, il governo Draghi decide di fare a meno dei navigator e, al loro posto, dare spazio alle agenzie per il lavoro. 

A reputare un grave errore la scelta del governo sono i sindacati, pronti a scendere in piazza per manifestare per la tutela del futuro professionale di questa categoria. 

Come cambia il reddito di cittadinanza: le novità della Legge di Bilancio

Il reddito di cittadinanza non funziona. Sin dalla sua nascita, sebbene l’obiettivo principale fosse da ricercare nel tentativo di comportarsi come uno strumento per l’inserimento nel mondo del lavoro, il RdC si è avvicinato sempre più all’idea di una misura assistenziale.

Insomma, il RdC riesce bene nell’intento di assicurare un sostegno economico a cittadini e famiglie in difficoltà, ma fallisce nel tentativo di creare le basi necessarie per un reinserimento lavorativo. 

Il governo Draghi, contro il volere di alcuni, ha deciso di non considerare l’abolizione della misura una soluzione soddisfacente. Per questo motivo, c’è stato bisogno di rimboccarsi le maniche per una più ampia rivoluzione che tenesse anche in considerazione la necessità di rivedere le politiche attive del lavoro. 

La bozza della Legge di Bilancio contiene, in effetti, i primi interventi che potrebbero riguardare i molti cittadini e nuclei familiari che oggi percepiscono il RdC. 

Nuove disposizioni che mettono il beneficiario più “a rischio”, qualora non rispetti gli obblighi previsti. Il rischio di perdere il beneficio è dietro l’angolo, con una decurtazione dell’assegno di 5 euro per coloro che declinano l’offerta di lavoro congrua e decadenza definitiva al rifiuto della seconda offerta. E non solo.

Per scoprire quali sono i cambiamenti che investiranno il RdC per effetto della Manovra 2022 consigliamo la lettura di questo approfondimento: Reddito di cittadinanza, la Manovra 2022 cambia tutto! 

Si era già fatto accenno, poi, all’imminente addio ai navigator, ormai dalla forma sempre più definitiva. Una decisione contro la quale stanno già lottando i sindacati e che fa riflettere. Ancor più se si considera la decisione di “rimpiazzare” questi professionisti, e con l’incarico di affiancare i centri per l’impiego nella creazione di percorsi per beneficiari RdC, le agenzie per il lavoro private. 

Reddito di cittadinanza e navigator: chi sono e quale sarà il loro destino

È con la nascita del reddito di cittadinanza che abbiamo imparato a conoscere i navigator. Figure professionali che avevano un compito fondamentale nel contesto della misura, cavallo di battaglia del M5S

i navigator erano deputati a rappresentare il ponte fra l’offerta e la domanda, ovvero tra i percettori di RdC e le aziende per costruire, assieme ai centri per l’impiego, percorsi personalizzati di reinserimento nel mondo lavorativo dei beneficiari della misura. 

Un compito che ha trovato ben più di un ostacolo durante questi anni di esistenza del reddito di cittadinanza. 

Alcuni dettati dal periodo storico. È infatti difficile dimenticare che i navigator hanno operato in pieno periodo di pandemia, con tutte le difficoltà del caso. Altri, invece, sintomo di problemi ben più radicati, in primis il compito non semplice di trovare un’occupazione ai percettori di RdC meno appetibili per il mercato del lavoro. 

Pur volendo rimarcare le molteplici difficoltà, ciò che è rimasto dei navigator pare essere una certa amarezza, un “flop” come lo definiscono alcuni che, in fin dei conti, e non certo per colpa dei professionisti stessi, non ha centrato gli obiettivi iniziali. 

Che il governo Draghi volesse mettere fine alla loro vita professionale, quindi, era fatto già risaputo. Eppure all’epoca si parlava di un reinserimento di queste figure professionali. Scelta che andava a collegarsi direttamente all’esigenza di un più sostanziale reclutamento per i centri per l’impiego o per l’attuazione di altri programmi imminenti. 

È il caso del GOL (Garanzia Occupabilità dei Lavoratori) nell’ambito del PNRR, avente l’obiettivo di realizzare proprio dei percorsi personalizzati per l’entrata o il reinserimento nel mercato del lavoro, non solo per i beneficiari di RdC, ma anche per disoccupati percettori di Naspi e Dis-Coll, neet (persone non impegnate né nel lavoro, né nello studio) e lavoratori che percepiscono redditi molto bassi.

Un veloce reinserimento dei navigator, però, sembra non aver trovato spazio, così come non ce ne è stato, nella bozza delle Legge di Bilancio, per la proroga dei loro contratti. 

Reddito di cittadinanza e addio navigator: grave errore per i sindacati

Le organizzazioni sindacali hanno già espresso il proprio parere sull’assenza della proroga dei contratti dei navigator, definendo quello del governo come un “grave errore”. 

Per i sindacati “non si può ripartire ogni volta da zero”, specialmente se si tiene in considerazione che questi anni hanno rappresentato, per i navigator, un’importante esperienza e competenze acquisite che potrebbero essere impiegate e indirizzate proprio a quelle attività rientranti nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. 

Le capacità di tali professionisti, secondo i sindacati, dovrebbero anzi essere ancora più “parte dell’intero sistema delle politiche attive e dell’orientamento”, non solo nel contesto delle modifiche e dei miglioramenti al reddito di cittadinanza. 

Ancor più, se si considera che il fallimento dei navigator non è stato dettato, appunto, da incompetenza o negligenza, ma da un sistema che, di per sé, non ha ancora agito sulla radice del problema. 

In effetti, la perdita dei navigator risulta essere svantaggiosa se si pensa alle novità contenute nella Legge di Bilancio in merito ai cambiamenti sul reddito di cittadinanza. Tra queste, l’obbligo, per il beneficiario di RdC, di presentarsi una volta al mese al centro per l’impiego, per confermare e verificare la ricerca attiva del lavoro. Pena, la decadenza del sussidio. 

Si prevede, dunque, un’affluenza di circa 600 mila persone che dovranno essere accolte nei centri per l’impiego (che siano di piccole, medie o grandi dimensioni), ma potendo contare su 2.500 lavoratori in meno. 

Addio ai navigator, benvenute agenzie per il lavoro: beneficiari RdC nelle mani di agenzie private 

La soluzione, per il governo, è stata però trovata, rimanendo sulla decisione di fare a meno dei navigator. 

Queste figure professionali potrebbero, infatti, essere rimpiazzate dalle agenzie per il lavoro autorizzate da ANPAL (Agenzia Nazionale Politiche Attive Lavoro). Il ruolo dei navigator, cioè creare il ponte tra la domanda e l’offerta, passerebbe quindi nelle mani delle agenzie private che, come si legge nella bozza della Legge di Bilancio: 

Al fine di agevolare l’occupazione dei soggetti percettori di Rdc, alle agenzie per il lavoro […] è riconosciuto, per ogni soggetto assunto a seguito di specifica attività di mediazione, effettuata mediante l’utilizzo delle piattaforme […] il 20% dell’incentivo di cui al comma 1, che viene decurtato dall’incentivo previsto per il datore di lavoro.

Insomma, le agenzie private prenderebbero il posto dei navigator, scelta condivisa tanto dal ministro per la Pubblica Amministrazione Brunetta, quanto dal ministro per il Lavoro Orlando, secondo un meccanismo che inciterebbe le agenzie a trovare occupazione ai percettori di reddito di cittadinanza. 

La domanda sorge dunque spontanea: con le agenzie spronate dal guadagno, come si può essere certi che si assicurino di trovare lavoro anche a quei soggetti (che non sono pochi nella platea di beneficiari di RdC) che non sono appetibili per il mercato del lavoro, considerando che inserire questi ultimi è sicuramente più difficile rispetto a chi ha già una formazione o un’esperienza pregressa?

Secondo Brunetta, il rischio non esiste. Il vero incentivo, a detta del ministro, non è il guadagno diretto, bensì la soddisfazione delle imprese clienti.

Reddito di cittadinanza e agenzie per il lavoro: vantaggio o svantaggio?

Che la visione ottimistica del ministro Brunetta possa rappresentare la realtà o meno, non è ancora dato saperlo. Senza dubbio, le criticità in merito all’entrata in scena delle agenzie per il lavoro non sono da nascondere sotto al tappeto. 

Nel momento in cui sono agenzie private a mettere in connessione beneficiari di reddito di cittadinanza e aziende, il rischio che l’occupazione diventi un business non dovrebbe essere sottovalutato. 

Da un altro punto di vista, le agenzie sono sicuramente molte e conoscono bene il territorio, ma la platea dei percettori di RdC è composta anche da persone che sono, attualmente, molto lontane dal mondo del lavoro. Non solo ad alcuni mancano competenze ed esperienza professionale, ma anche una più ampia formazione, per esempio nell’ambito delle nuove tecnologie o, qualche volta, anche più banalmente, nell’utilizzo dei computer. 

E non può nemmeno essere messo in discussione che fossero proprio queste le criticità più volte sollevate dai navigator. Considerando, quindi, che il fallimento di queste figure nei confronti dei percettori di RdC non sia dipeso dai navigator in sé, non c’è forse la possibilità che nemmeno le agenzie private riescano a risolvere realmente il problema?