Il reddito di cittadinanza così tanto discusso da molti e vitale per tanti è una delle misure più contestate in assoluto. Ma è anche vero che un paese civilizzato come l’Italia non può pensare di poter abbandonare chi ha più bisogno perchè versa effettivamente in uno stato di povertà.

Infatti allo stato attuale il nostro paese sostiene una spesa pari a 7,2 miliardi l’anno per sostenere 1,37 milioni di famiglie su 2 milioni di famiglie povere totali.  

Questo strumento è partito già con tanti limiti, l'idea di fondo è più che giusta ma la direzione presa non è corretta e richiede una serie di interventi correttivi. 

Lo stesso premier Draghi è intervenuto recentemente (e nuovamente) a parlare di quella che si può serenamente definire la misura porta bandiera dei Pentastellati. Draghi è intervenuto rispondendo ad una tesi elaborata da uno studente che aveva ad oggetto proprio il reddito di cittadinanza.

Secondo il nostro premier questa misura si ispira a quelli che sono i principi di uguaglianza, ma è pur vero che presenta purtroppo non sono pochi limiti sul fronte delle politiche attive del lavoro. Ma vediamo insieme quali sono questi limiti e come è possibile abbatterli.

Reddito di cittadinanza una misura di eguaglianza con limiti

Dunque una misura di eguaglianza, ma con dei limiti che vanno abbattuti. É così che ha esordito Draghi tornando a parlare del reddito di cittadinanza. 

Ne torna a parlare rispondendo ad uno studente che aveva svolto la sua tesi inviandola al premier , che aveva ad oggetto proprio il reddito di cittadinanza.

Draghi concorda con la tesi dello studente su più punti, ovvero quando la definisce positivamente come una misura volta a sostenere le fasce più deboli del popolo italiano, ispirato a valori costituzionali, come l'eguaglianza e la solidarietà politica, economica e sociale. Ma concorda anche quando lo studente sottolinea come rappresenti uno strumento con tanti limiti soprattutto per quanto riguarda le politiche attive del lavoro

Il tema del reddito di cittadinanza ha da sempre diviso la maggioranza da un lato il centrodestra e Italia Viva che vorrebbero sancirne la fine e dall’altro lato ovviamente il Movimento 5 stelle pronto a tutto pur di temerlo in piedi. 

Il premier Draghi non si è mai lasciato trascinare da nessuna di queste due opposizioni, ed ha continuato a sostenere che questa misura va mantenuta ma nello stesso tempo va modificata. 

Dunque il reddito di cittadinanza rappresenta una misura nata con tanti limiti, urge quindi una immediata correzione, a partire proprio da coloro che non hanno diritto alla percezione che vanno immediatamente colpiti.

Reddito di cittadinanza: quanti sono i furbetti beccati?

Al 31 agosto 2021 si è registrata un revoca dell’assegno per false dichiarazione di ben 123.697 su 3.027.851 persone che avevano ottenuto il reddito di cittadinanza.

Tra le false dichiarazioni più ricorrenti ritroviamo quella che riguardano la composizione del nucleo familiare, il reddito, la mancata dichiarazione dello stato detentivo, o della presenza di condanne di particolare gravità, come l’associazione mafiosa. 

Di certo è tutt’altro che semplice procedere ad un accurato controllo tra veri e finti poveri ma potenzialmente si può procedere ad un rafforzamento dell’incrocio dei dati, a partire dall’anagrafe nazionale. Questo controllo incrociato consentirebbe di individuare a monte chi non ha diritto, prima di fare il versamento. 

Reddito di cittadinanza: penalizzate le famiglie con figli 

Tra famiglie e single, facendo due calcoli esiste un divario enorme. Infatti mentre una persona sola può arrivare a prendere settecentottanta euro, una famiglia con un figlio minorenne, in base alle regole che disciplinano il reddito di cittadinanza può tranquillamente vivere con  milleottanta euro. Se il numero dei figli minori aumenta ( supponiamo 3  figli sotto i 10 anni) può vivere con milleduecentottanta euro

Una disparità di trattamento inconcepibile. A ciò si va ad aggiungere il contributo riconosciuto nel caso in cui la casa in cui si vive è in affitto che non cambia ovvero 280 euro sia che si tratti di un percettore single sia che si tratti di una famiglia con più figli.

In buona sostanza sarebbe opportuno rivedere completamente la scala in basse alla quale vengono assegnate le risorse, o meglio vanno rivisti i parametri tenendo conto di quante persone compongono il nucleo familiare, del territorio in cui si trova il percettore considerando un costo della vita diverso in base alle regioni. 

Se il reddito di cittadinanza deve rappresentare uno strumento di lotta alla povertà è fondamentale aiutare le famiglie ( penalizzate e non adeguatemene supportate dal reddito di cittadinanza) e creare le giuste condizioni per evitare che i bambini di oggi siano i futuri poveri perchè non hanno ricevuto la giusta istruzione.

Il Reddito di cittadinanza favorisce il lavoro nero 

Per capire perchè il reddito di cittadinanza spinge verso il lavoro in nero aiutiamoci con un banale esempio

Prendiamo il caso di una famiglia con tre figli minori che percepisce un reddito di cittadinanza pari a 1280 euro. Supponiamo che uno dei due componenti adulti del nucleo familiare venga assunto a tempo pieno. Nell’ipotesi in cui dovesse arrivare a guadagnare uno stipendio di 1280 euro , il suo Rdc verrebbe decurtato dell’ottanta per cento, questo il primo anno, a partire dal secondo anno si azzera completamente.

Dunque a conti fatti per la famiglia in questione tra lavorare otto ore al giorno o non lavorare affatto le entrate restano sempre le stesse ovvero 1280 euro. 

Quindi per logica tante famiglie accettano di lavorare in nero al fine di cumulare i redditi, quello da lavoro ( in nero) e quello da RdC. 

Questa difficoltà è stata già affrontata da altri paesi come Usa, Regno unito e Francia e l’hanno risolta prevedendo il cumulo non dell’intera misura ma di una parte con il reddito da lavoro, con una una quota sempre minore con il passare degli anni. 

Reddito di cittadinanza: le grandi città le più penalizzate 

Quanto si è poveri dipende da quanto ammontano le entrate ogni mese rapportato al costo della vita nel territorio in cui si vive. Ed per questo motivo che l’Istat fissa delle soglie di reddito, la di sotto di di queste soglie l’Ista ti considera povero. 

Fatta questa dovuta premessa immaginiamo due persone una abita nel Nord l’altra nel Sud Italia.  Colui che risiede nel Nord Italiana guadagna meno di 840 euro al mese, colui che abita al Sud meno di 540 euro. Ebbene per l’Istat questi soggetti sono poveri allo stesso modo perchè al sud i prezzi sono più bassi rispetto al nord quindi entrambi possono permettersi lo stesso quantitativo di cose.

Invece per il reddito di cittadinanza non funziona allo stesso modo perchè la soglia di povertà è fissata a 780 euro ( per chi vive da solo) il che vuol dire che solo uno dei due prendere il reddito di cittadinanza ovvero quello che guadagna meno di 540 euro al mese. 

Alla luce di quanto appena detto si può comprendere perchè ad oggi il trentasei per cento dei contribuenti che percepiscono il reddito di cittadinanza pur passandosela male non sono considerati poveri. Dall’altra parte c’è una bella fetta di poveri ( parliamo del 56%) che non riceve alcun reddito. gli esclusi sono prevalentemente al nord e vivono nelle grandi città. 

Va inoltre ricordato che il reddito di cittadinanza è composto da 500 euro più 280 euro per l’affitto. il contributo quindi è identico a prescindere da dove si trova l’immobile e sappiamo bene che il costo degli affitti è bene diverso da nord a sud. 

Reddito di cittadinanza: fondamentale l’imposizione delle regole

Per poter percepire il reddito di cittadinanza è fondamentale firmare il patto per il lavoro, che significa mettessi a disposizione decentro per l’impiego. 

Giusto per dare una idea ad oggi sono stati stipulati solo con il trentuno per cento rispetto a coloro che sono stati  inviati ai centri per l’impiego.

Complice di questa percentuale così bassa anche il lockdown che non consentiva di presentarsi fisicamente presso i centri, ma è da più di un anno questo vincolo non sussiste più. 

A tutto ciò va aggiunto che nessuna regione ha adottato la prescrizione di legge che se rifiuti il lavoro perdi automaticamente il reddito di cittadinanza, tutt’altro anche se rifiuti uno o più lavori il reddito resta.

Come si può evitare questa situazione? La soluzione potrebbe arrivare da Francia e Germania che adottato una sistema diverso, ovvero è l’ente stesso che paga l’assegno a verificare che colui che percepisce il sussidio si sia dato da fare per trovare lavoro. 

Invece in Italia l’Inps paga l’assegno e i centri per l’impiego offrono i servizi.

Reddito di cittadinanza: incentivi per le aziende che assumono

Per tutte le imprese che procedono all’assunzione di percettori di reddito di cittadinanza scattano una serie di detrazioni contributive. Nonostante tutto però questo sistema di incentivi ha contribuito alle assunzioni solo per lo 0,1% dei percettori di Rdc. 

Molto probabilmente le cause sono principalmente due:

  • il primo motivo riguarda il fardello burocratico, troppe scartoffie da gestire che scoraggiano qualunque iniziativa anche se vantaggiosa;
  • il secondo motivo riguarda la possibilità di poter optare per altre forme di incentivo che risultano più vantaggiose oltre che semplici. Un esempio su tutti gli incentivi per le aziende che assumo giovani o residenti al sud . 

Anche se alla fine il vero problema è che nessuna azienda assume solo perchè sono previsti degli incentivi. Ciò che spinge all’assunzione è avere quel minimo di garanzia che la persona sappia svolgere bene il suo lavoro. 

Ed qui che si apre un’altro annoso capitolo quello della formazione tanto sbandierata e promessa quanto mai attuata. 

Reddito di cittadinanza: si può rifiutare un’offerta di lavoro?

Abbiamo già visto prima che la legge prevede che se un percettore di reddito di cittadinanza rifiuta una congrua offerta di lavoro perde il reddito di cittadinanza. Ma quando l’offerta di lavoro può definirsi congrua? Secondo la legge è «congrua» l’offerta che riguarda un contratto a tempo indeterminato e che garantisce almeno 858 euro al mese.  Quindi se si rifiuta una offerta di lavoro congrua il reddito viene ridotto se non del tutto eliminato. 

Nell’ipotesi in cui l’offerta di lavoro sia a tempo determinato o comunque a termine, il tal caso può essere sempre rifiutata senza che ci sia un limite e senza che ciò comporti la decadenza dal reddito di cittadinanza, questa accede prece è la stessa legge che non valuta come congrui questi contatti di lavoro. 

Considerando che quasi il sessanta per cento dei percettori di Rdc non ha mai lavorato o comunque non lavora da anni, pensare che possano essere assunti con un contratto a tempo indeterminato è ai limiti dell’assurdo. Forse sarebbe il caso di prendere in considerazione l’idea  di includere tra le offerte congrue anche i contratti a termine.