Il Governo guidato da Mario Draghi ha messo mano al reddito di cittadinanza: saranno decurtati gli assegni a chi rifiuta il lavoro. Premiati, invece, quanti hanno intenzione di darsi da fare ed accettano le offerte che gli vengono presentate. Il reddito di cittadinanza viene, quindi, confermato anche il 2022, ma arrivano sostanziali novità per quanti continueranno a beneficiare del sussidio. Questa volta stiamo parlando di un cambiamento vero e proprio, che ha ottenuto il via libera proprio oggi, 9 novembre 2021, dopo che Mario Draghi ha incontrato alcuni ministri. 

A dare conferma di questo cambio di passo sul sussidio pentastellato è stato Andrea Orlando, Ministro del Lavoro, che nel corso della presentazione del Rapporto del Comitato Scientifico per la valutazione proprio del reddito di cittadinanza ha spiegato che, oggi come oggi, è stato consolidato e precisato il testo che era uscito dal Consiglio dei Ministri.

Reddito di cittadinanza, rifiutare i lavori!

In un primo momento il Consiglio dei Ministri aveva previsto una decurtazione pari a 5 euro al mese dell'importo erogato ai beneficiari, a partire dal sesto mese in cui si riceve il reddito di cittadinanza. Il testo finale della manovra, invece, prevede una decurtazione progressiva, che andrà ad aumentare di mese in mese. L'assegno inizierà ad essere tagliato dal momento in il percettore, che risulti occupabile, rifiuti la prima proposta di lavoro congruo. A seguito del secondo rifiuto il reddito di cittadinanza viene definitivamente revocato. Una delle altre novità previste riguarda il meccanismo di controllo, che dovrebbe scattare prima di avviare la decurtazione del reddito di cittadinanza a seguito del primo rifiuto del beneficiario.

Sostanzialmente il reddito di cittadinanza non è più uno sussidio per quanti vogliano stare a dormire sul divano di casa. I cambiamenti apportati alla misura nascono a seguito di una riflessione effettuata in Parlamento su questa misura. L'analisi effettuata sul reddito di cittadinanza mette in evidenza come i percettori del sussidio siano in realtà disincentivati a cercare un'occupazione, perché riterrebbero che lavorare non conviene. Il Comitato scientifico, inoltre, ha messo in evidenza come in presenza di un incremento del reddito da lavoro, l’80% di questo concorre alla definizione dell’importo della prestazione, per rendere conveniente la ricerca per chi inizia a lavorare o è già occupato bisognerebbe considerare nella determinazione del reddito per il calcolo dell’importo il reddito da lavoro solo per il 60%, senza limiti di tempo.

Il reddito di cittadinanza è stato riformato davvero?

Sono in arrivo già le prime critiche su questa riforma del reddito di cittadinanza. Anzi, secondo alcuni osservatori a dire il vero non sarebbe stato cambiato niente. Chiara Saraceno, presidente del Comitato scientifico del Ministero del Lavoro, è stata molto dura, ed ha affermato:

A me sembra che questa manovra non abbia riformato il reddito di cittadinanza ma abbia semplicemente irrigidito un po’ i controlli e in parte anche le condizioni di accesso. A noi va benissimo aumentare i controlli ex ante, non siamo assolutamente contrari, ma quello che però non funziona sono i Cpi: non sappiamo quante domande di lavoro siano state fatte e quante siano state rifiutate, ma sappiamo che sono relativamente poche le persone prese in carico. E da qui dobbiamo partire.

Quelli che per il momento dovrebbero essere rivisti sono i parametri attraverso i quali una proposta di lavoro viene ritenuta congrua. Il Comitato ritiene che perché non risulti rifiutabile, almeno dal punto di vista temporale, sarà necessario che il lavoro duri più di un mese e non più di tre mesi come oggi. E' necessario, infatti, riuscire ad incoraggiare a rientrare nel mercato del lavoro persone che fino ad oggi ne erano distanti, ma soprattutto permettere loro di acquisire dell'esperienza. Stando al rapporto risulta che i settori nei quali i percettori del reddito di cittadinanza potrebbero trovare un lavoro sono spesso caratterizzati da una forte stagionalità: stiamo parlando dell'edilizia, della logistica, della ristorazione e del turismo.

Reddito di cittadinanza: bisogna spendere proprio tutto!

Capitolo importante poi è quello relativo al contributo economico che si riceve grazie al reddito di cittadinanza, che deve essere necessariamente speso completamente entro il mese successivo rispetto a quando è stato ricevuto. Il rischio è quello di vedersi decurtato l'assegno. Il Comitato scientifico ritiene che questo vincolo debba essere abolito, perché l'obbligo di spendere l'intero importo non permetterebbe

alle famiglie di risparmiare, anche a scopo precauzionale, in vista di spese future. Ciò è in contrasto con ogni principio di saggia gestione del proprio bilancio. I vincoli all’utilizzo della carta, inoltre, limita di fatto la libertà delle persone, ledendo il loro status di cittadini adulti e responsabili. Si deve dunque superare una visione dei beneficiari come potenzialmente incapaci o irresponsabili solo perché poveri.