Il reddito di cittadinanza, misura sotto ripetuti attacchi ma, al contempo, difesa a spada tratta da alcuni partiti, è ormai sulla via del cambiamento. 

Nonostante le incessabili critiche da alcune forze politiche, come Fratelli d’Italia che ne chiede l’abolizione, il governo Draghi non sembra avere intenzione di fare a meno di un sussidio che ha contribuito al sostegno di tantissime famiglie, specialmente dopo le ripetute chiusure e i lockdown durante l’emergenza Coronavirus. 

È però chiaro che il reddito di cittadinanza non abbia centrato del tutto gli obiettivi che il M5S si era prefissato al momento della sua nascita. 

Il RdC è sì, una misura volta a contrastare la povertà, ma deve poter dare la possibilità a chi ne beneficia di sfruttare i percorsi di accompagnamento verso il reinserimento nel mondo del lavoro. 

Con la scadenza dei contratti dei navigator, questa possibilità sembra essersi allontanata sempre di più. 

Ora, con il programma Gol (Garanzia di occupabilità dei lavoratori), nella lista dei beneficiari stilata dal ministro del lavoro Andrea Orlando rientrano anche i percettori di questa misura. 

Ma di cosa si tratta e perché potrebbe essere fondamentale per avvicinare sempre più il RdC alle politiche attive del lavoro in Italia?

Reddito di cittadinanza sotto attacco tra emendamenti e referendum

Che il reddito di cittadinanza sia completamente al sicuro è difficile da dire. 

Sono ormai mesi che la misura è presa d’assalto dalle diverse parti politiche, con l’eccezione del Movimento 5 Stelle che, oltre ad avergli dato vita, continua a difenderlo a spada tratta. 

Certo, il RdC si è dimostrato un sussidio fondamentale per moltissimi cittadini e famiglie italiane, ma il problema rimane sempre lo stesso:

 più che una mera misura di sostegno economico, l’obiettivo è sempre stato quello di accompagnare chi ne beneficia verso percorsi di reinserimento lavorativo, per aumentare l’occupazione, specialmente tra le fasce più deboli. 

Eppure il leader della Lega, Matteo Salvini, del RdC pensa che sia stato un dispendio economico, generatore di lavoro nero ed è per questo motivo che intende presentare un emendamento in manovra per abolirlo. 

Altro ultimatum arriva invece da Matteo Renzi. Per il senatore di Italia Viva, aver aperto la discussione sul reddito di cittadinanza ha portato Draghi verso la necessità di apportare modifiche alla misura, ma se questo non accadrà l’intenzione è quella di richiedere un referendum abrogativo. 

Ma se alcune forze politiche ritengono che il reddito di cittadinanza debba essere del tutto eliminato, non sembra essere di questo avviso né il Premier Draghi, il quale ha dichiarato di condividerne i principi base, né l’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico). 

Nel rapporto sull’Italia pubblicato agli inizi di settembre, l’organizzazione, dopo aver dato la propria opinione su Quota 100 (dispendiosa per le casse dello Stato, da non prorogare) ha dedicato una sezione anche alla misura in vigore dal 2019. 

Dall’analisi dell’OCSE deriva una buona considerazione del RdC in quanto misura di sostegno alla povertà. Un sussidio, però, che va in soccorso dei nuclei familiari più poveri, ma non dei cosiddetti working poor, i lavoratori poveri, in quanto, pur percependo uno stipendio (molto basso), si trovano ugualmente a rischio povertà. 

La raccomandazione dell’OCSE? Rimodulare gli importi mensili per i percettori della misura e utilizzarli per affiancare ad essa una misura a sostegno di tali categorie. 

Reddito di cittadinanza, ecco perché la misura non funziona 

Nonostante i ripetuti attacchi e le richieste di abolizione, almeno per il momento il reddito di cittadinanza sembra destinato a rimanere. 

Per poter continuare a sostenere cittadini e nuclei familiari italiani, però, è chiaro che servano modifiche strutturali che siano in grado di colmare quelle falle che, sin dalla sua nascita, il RdC porta con sé, generando tanto dissenso. 

Innanzitutto, il reddito di cittadinanza deve poter avvicinarsi all’idea con la quale è stato concepito: una rivoluzione nel mondo del lavoro. 

L’ormai certa impossibilità di proroga dei contratti dei navigator chiarifica in qualche modo quali siano stati i maggiori problemi che hanno caratterizzato la misura in questi tre anni. 

I navigator, le figure professionali incaricate di collaborare con i centri per l’impiego per la creazione di percorsi ad hoc per i percettori di RdC, oltre a dover affrontare le difficoltà legate al periodo storico e, dunque, alla pandemia, hanno dovuto anche fare i conti con le complicazioni derivanti dalla “distanza” dei beneficiari del sussidio dal mondo del lavoro. 

La difficoltà non era solo dover trovare un nuovo impiego a chi percepiva il RdC, ma preparare in qualche modo gli stessi beneficiari all’acquisizione delle skills e delle competenze richieste dal mercato del lavoro. 

Un compito non facile per cui non è facile sorprendersi degli scarsi risultati registrati durante questi anni. 

Ecco che, in questo contesto, il tema della formazione diventa centrale nel discorso sulle politiche attive del lavoro, dell’attività dei centri per l’impiego e, di conseguenza, della probabilità di occupabilità dei percettori di RdC. 

Il reddito di cittadinanza fa Gol: in cosa consiste il programma del governo 

È probabilmente da questa intuizione che il governo ha cominciato a lavorare sul programma Gol, Garanzia di occupabilità dei lavoratori, il nuovo strumento di politica attiva per il quale il ministro del lavoro Orlando ha già definito il target. 

Un’ampia platea di beneficiari che potrà essere divisa in diverse categorie, con l’obiettivo di creare, per ognuna di queste, percorsi personalizzati verso l’inserimento nel mondo del lavoro

Tra le categorie coinvolte, dai percorsi stabiliti dal nuovo programma potranno trarre vantaggio: 

lavoratori in Cig, compresi i lavoratori autonomi con partita IVA chiusa; disoccupati che non beneficiano di sostegni al reddito; percettori di Naspi e Dis-Coll; Neet, cioè individui non impegnati in percorsi di studio, né professionali, né formativi; working poor, come già detto, i lavoratori con basso reddito; percettori di reddito di cittadinanza. 

Il nuovo programma del governo, dunque, includendo tra i beneficiari anche coloro che beneficiano del reddito di cittadinanza, potrebbe risollevare le sorti della misura e prevedere soluzioni per avvicinare sempre più i beneficiari al mondo professionale. 

Nelle intenzioni del governo, oltre ai percettori di reddito di cittadinanza, una maggiore attenzione per tutte le fasce più deboli e a rischio, tra cui donne, over 55, giovani under 30. 

Reddito di cittadinanza e Gol: 5 percorsi per nuovi lavoratori

Ma in cosa consiste il programma di Garanzia di occupabilità dei lavoratori? 

Come già evidenziato, l’obiettivo del governo è quello di mettere a disposizione uno strumento di politica attiva del lavoro che permetta di annullare, o quantomeno ridurre, la distanza che intercorre tra gli individui e il mercato del lavoro. 

Poiché non tutti gli individui si trovano alla stessa distanza, però, è fondamentale prevedere percorsi diversi per ogni categoria coinvolta. 

In sostanza, in base allo status occupazionale dell’individuo, sono previsti 5 diversi percorsi che possano indirizzarlo verso l’acquisizione delle competenze o del reinserimento al lavoro. 

Il programma include infatti: 

primo percorso per i più facilmente occupabili; secondo percorso per coloro che necessitano un aggiornamento professionale; terzo percorso di riqualificazione; quarto percorso per i più distanti dal mondo del lavoro; quinto percorso per ricollocazione collettiva. 

Ognuno dei percorsi prevede attività e interventi adattati allo status occupazionale dell’individuo. 

Per questo motivo, il primo percorso, destinato a coloro che possono essere ritenuti “più facilmente occupabili” centra gli interventi verso il reinserimento nel mercato del lavoro, con attività di formazione minime e percorsi di orientamento. 

Il secondo percorso è invece destinato a coloro che necessitano di un aggiornamento in campo professionale e, dunque, di esperienze formative brevi, ma che favoriscano l’acquisizione delle competenze ora ricercate nel mondo professionale. 

Il terzo percorso è dunque una sorta di potenziamento del secondo, in quanto è destinato a coloro che hanno più difficoltà a trovare un impiego e necessitano quindi di esperienze formative più complete per adeguare il proprio profilo alle richieste del mercato del lavoro. 

Per il quarto percorso sono invece fondamentali interventi che coinvolgano i servizi territoriali, così come già accade per il reddito di cittadinanza, per rimuovere anche gli ostacoli che vanno oltre la dimensione lavorativa, agendo quindi anche sul tessuto culturale e sociale. 

Infine, previsto anche un quinto percorso di ricollocazione collettiva da destinare in casi di crisi aziendali, con interventi che coinvolgano quindi più persone, accumunate da grado di professionalità e possibilità di ricollocazione. 

Reddito di cittadinanza, con il Gol più vincoli per i percettori?

Se il programma Gol del governo dovesse dare i suoi frutti, il reddito di cittadinanza come lo conosciamo oggi, potrebbe cambiare considerevolmente

La possibilità di creare dei percorsi formativi e di reinserimento nel mondo del lavoro potrebbe finalmente porre fine all’idea di RdC come mero sussidio economico e iniziare quella rivoluzione nel mondo del lavoro che era l’obiettivo primario della misura. 

Ma quali saranno le conseguenze sui beneficiari di reddito di cittadinanza? 

È chiaro che un programma come quello che il governo sta mettendo a punto richieda una mole di responsabilità, di vincoli e di “nuovi patti” ai quali adempiere. 

Allo stato attuale, i percettori di reddito di cittadinanza hanno già degli obblighi ai quali sottostare per ricevere l’assegno mensile e, con l’arrivo del programma Gol che potrebbe avvenire anche prima della stagione autunnale, a quelli già esistenti potrebbero aggiungersene degli altri. 

Oltre all’obbligo di sottoscrivere la dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro o di firmare il Patto per il lavoro o il Patto per l’inclusione sociale, i beneficiari di RdC potrebbero dover adempiere a nuovi impegni e aprire nuovamente il dialogo con i centri per l’impiego.