Grandi novità stanno per investire il reddito di cittadinanza, su alcuni fronti si preannuncia una vera e propria rivoluzione che in realtà sta già prendendo forma. Già alcune rese operative da recenti decreti, come ad esempio la rimozione di alcuni limiti per quanto riguarda il prelievo in contanti, o la possibilità di richiedere carte aggiuntive a seconda della composizione del nucleo familiare.

Mentre i prossimi potrebbero andare a modificare alcuni elementi essenziali che finora non erano stati intaccati da cambiamenti. Questi riguarderanno: i requisiti di accesso , le modalità di controllo sulle autodichiarazioni e soprattutto nuovi obblighi per il lavoro e per la partecipazione alle politiche attive del governo.

Vediamo quindi quali saranno le principali proposte che presto sfoceranno in una vera e propria riforma per quanto riguarda il reddito di cittadinanza e soprattutto, chi rischia di più la revoca e la perdita del beneficio già acquisito a favore di altri che fino ad oggi per mancanza di requisiti non ne avevano avuto diritto.

Le nuove regole per il reddito di cittadinanza: requisiti ridotti

Una delle grandi rivoluzioni per chi intenderà beneficiare del reddito di cittadinanza in futuro potrebbe essere l'estensione della platea a più titolari modificando il regolamento per l'accesso alla misura. Questa novità, in realtà era già stata preannunciata dal presidente INPS Pasquale Tridico, suscitando anche moltissime reazioni da parte dell'opinione pubblica e politica; si tratta di un alleggerimento dei requisiti per l'ingresso all'idoneità del sussidio mensile.

Infatti secondo il disegno di legge di riforma che sta prendendo forma proprio in questi ultimi mesi, l'idea sarebbe proprio quella di estendere la misura anche a chi non ha effettivamente raggiunto i 10 anni di residenza nel territorio Italiano.

Di questa nuova legge sui requisiti è ovvio che ne beneficerebbero soprattutto i cittadini stranieri da poco immigrati in Italia, ma che secondo uno studio condotto dall'osservatorio sul reddito di cittadinanza, composto da esperti in materia di aiuti contro la povertà, potrebbe rendere il beneficio più equo e far rientrare categorie di cittadini che attualmente vivono ai limiti della sussistenza.

Oltre a questo si parla anche di modificare altri requisiti per l'accesso alla domanda, soprattutto in materia di ISEE e di patrimonio mobiliare, modificando probabilmente anche la scala di equivalenza per fare in modo che i nuclei familiari numerosi, in particolare quelli con più figli minori possano beneficiare dell'aiuto economico in maniera più consistente rispetto alle famiglie con gli stesse caratteristiche economiche di reddito ma con meno soggetti a carico.

Queste due novità però, saranno accompagnate da sostanziali modifiche che apporteranno l'introduzione di più stringenti controlli preliminari in fase di approvazione della richiesta.

Questo si rende assolutamente necessario per evitare l'accrescere di polemiche che da sempre accompagnano il reddito di cittadinanza per quanto riguarda l'assegnazione a soggetti con precedenti penali e furbetti che già hanno alle spalle condanne per appropriazione indebita di aiuti di stato.

Lo stesso Mario Draghi ha salvato la misura per la povertà ribadendone l'assoluta necessità, ma con revisioni volte a migliorare il sussidio per fare in modo che i fondi destinati vadano davvero a chi ne ha bisogno. Terzo ed ultimo punto sul quale si concentrerà la riforma, e per il quale si hanno già numerosi dettagli su come sarà strutturato riguarda il legame tra Reddito e lavoro.

Si parla infatti di rafforzare l'aggancio alle politiche attive formative e di riqualificazione ma anche ad un maggiore incrocio domanda offerta per migliorare quello che precedentemente si era rivelato un grande fallimento e cioè il limitare la ricerca del lavoro alla figura del navigator e ai centri per l'impiego pubblici.

Reddito di cittadinanza: cosa cambia per il lavoro

Quindi vediamo nello specifico cosa cambia rispetto all'attuale sistema della ricerca attiva del lavoro, obbligatoria già per tutti i percettori del reddito di cittadinanza. La novità è che con la riforma tutte le offerte non saranno più gestite soltanto dall'Anpal, ma il candidato beneficiario di Rdc, verrà orientato con proposte anche da agenzie private per il lavoro.

Questo perchè è in corso contemporaneamente anche la riforma dei centri per l'impiego pubblici, necessaria in quanto le statistiche hanno dimostrato il fallimento delle attuali politiche attive non solo per i disoccupati con reddito ma anche per chi è in naspi, per la riqualificazione dei soggetti licenziati a causa della pandemia e di chi usufruisce ancora della cassa integrazione.

Dunque presto i beneficiari di reddito di cittadinanza potrebbero veder raddoppiare le possibilità per quanto riguarda l'offerta di un impiego. 

Se prima tutte le opportunità venivano gestite dai centri per l'impiego pubblici, che in tutto il mercato del lavoro rappresentano solo il 4%, ora con l'ingresso di tutte le altre agenzie e centri di formazione anche privati, si concretizza sempre di più la possibilità che al candidato venga offerto un lavoro, per il quale, ricordiamo potrebbero ben presto anche essere inasprite le regole dell'obbligatorietà di accettazione e della presentazione ai colloqui pena la revoca del sussidio stesso.

L'obiettivo del governo con il programma GOL garanzia di occupabilità dei lavoratori, è quello ben definito di reinserire nel campo lavorativo attraverso strumenti di formazione e qualifica, circa 3 milioni di attuali disoccupati.

Tra questi non solo i beneficiari del reddito di cittadinanza, ma anche i titolari di altri sostegni al reddito come Naspi, Cassa integrazione, e infine coloro che rientrano nelle categorie più fragili come disabili e inoccupati che però possono svolgere mansioni retribuite al fine di migliorare il proprio futuro attraverso l'indipendenza economica.

Nuovi controlli sulle domande di reddito di cittadinanza

Un altro punto fisso della riforma sul quale si discute da tempo e necessario ed urgente la revisione dei meccanismi di controllo preliminari per accedere al beneficio. Troppo spesso in questi ultimi due anni si è assistito ad illeciti, scoperti troppo tardi, e di soggetti già denunciati per appropriazione di aiuti di stato non dovuti o con precedenti penali non compatibili con la richiesta del sussidio.

Dunque si prevede un rafforzamento dell'incrocio banche dati tra Ministeri, Inps, questure e uffici anagrafe comunali, al fine di individuare tempestivamente la veridicità dei dati autodichiarati in sede di domanda.

I controlli attuali vengono svolti sporadicamente e spesso troppo tardi, cioè quando già i beneficiari hanno ricevuto numerose ricariche, oltre alla denuncia penale, purtroppo è difficile poi anche recuperare tutte le mensilità già erogate, richieste illecitamente, e dunque con un aggravio della spesa pubblica. Un costo che il governo non può più permettersi e con pressioni anche da parte di molti esponenti politici, si rende urgente e necessaria la revisione preliminare delle domande, per evitare di accrescere la già pessima reputazione che il reddito di cittadinanza sta avendo presso l'opinione pubblica.

Reddito di cittadinanza: chi rischia di perdere tutto

Con queste premesse è ovvio che chi realmente non vuole lavorare potrebbe perdere il beneficio. Ma non solo, anche chi ha falsato i dati nell'ISEE e nella domanda di ammissione al reddito di cittadinanza potrebbe avere sgradite sorprese con sanzioni più severe e richiesta anche degli arretrati già corrisposti.

Ecco quali sono le ipotesi più probabili messe in campo dal governo Draghi per contrastare il fenomeno degli illeciti e abusi sul reddito di cittadinanza. La prima sicuramente la più urgente sarà quella di rendere finalmente operativi i nuovi controlli che si basano sulle banche dati tra le anagrafi comunali, il ministero della giustizia, il casellario giudiziario e i nominativi dei potenziali beneficiari che effettuano la richiesta.

In questo modo sarà possibile individuare più facilmente chi già ha dei precedenti penali che non sono considerati compatibili con il beneficio del reddito di cittadinanza.

Successivamente, come già anticipato dal programma di governo, si sta già procedendo con l'assegnazione di più potere di controllo, non solo alle autorità pubbliche come Guardia di Finanza, Carabinieri e Polizia, ma anche da parte di ispettori Inps e Ispettorato del lavoro. Questi in particolare, serviranno a contrastare il diffuso fenomeno del lavoro nero tra i percettori di Rdc, con sanzioni e pene più severe anche per i datori di lavoro che decidono di commettere questo tipo di illecito.

Reddito di cittadinanza: le sanzioni per i furbetti

Quando si parla di abusi sul reddito di cittadinanza si tocca un tasto dolente, infatti le ultime statistiche sono abbastanza pesanti se si pensa al fatto che in un anno di controlli, ad una gran parte dei beneficiari di Rdc, è stata trovata almeno una irregolarità che poteva riguardare i requisiti, la residenza, o il più delle volte proprio il fatto che il percettore aveva comunque altre entrate derivate da lavoro in nero da dipendente o autonomo non dichiarato. Seguono poi le false certificazioni che alcuni producono per non essere obbligato a lavorare o il non dichiarare un'attività che subentra dopo l'assegnazione del reddito.

Se è vero che il reddito di cittadinanza è stato di fondamentale importanza per moltissime famiglie in difficoltà soprattutto nell'ultimo anno, è anche vero che all'ordine del giorno vengono rilevati casi di illeciti che riguardano l'indebita percezione e l'abuso di fondi che dovrebbero essere destinati a combattere la povertà ma vengono intascati da chi appartiene alla criminalità organizzata o a chi lavora in nero.

Questo principalmente è l'aspetto che attira più critiche da parte degli oppositori storici della misura, ma che recentemente è stato ammesso anche dai promotori al governo per mantenere il sussidio di inclusione sociale che effettivamente ha la sua importanza in qualsiasi paese sviluppato.

Ma per scongiurare il rischio cancellazione occorre avviare una concreta azione di riforma. Dunque è sicuramente di grande importanza focalizzarsi su tutti gli errori commessi e su un miglioramento della misura.

Su questo andranno concentrate non solo le nuove modalità di controllo preventivo, ma soprattutto una intensificazione delle ispezioni da parte della guardia di finanza e dall'ispettorato del lavoro su tutti i nominativi coinvolti . A tale proposito è bene ricordare quali sono già adesso le pene e sanzioni previste per chi omette informazioni importanti economiche, o attesta dati falsi per continuare a percepire il reddito di cittadinanza.

Quando gli illeciti riguardano mancata comunicazione di variazioni economiche che potrebbero ridurre o revocare il reddito, la pena è della denuncia con reclusione da uno a tre anni.

Mentre le sanzioni sono ovviamente più severe quando gli abusi riguardano l'attività lavorativa non dichiarata, in nero, o falsificazione di informazioni nell'ISEE, si rischiano da due a sei anni di reclusione, denuncia penale con conseguente restituzione di tutte le somme erogate. Oltre a questo ovviamente il beneficio viene revocato in maniere retroattiva escludendo anche la possibilità di richiederlo nuovamente per i successivi 18 mesi.