Il Reddito di Cittadinanza torna di nuovo al centro dello scontro politico. In attesa di una modifica strutturale dell'agevolazione, di cui beneficiano ora 3 milioni di persone, i detrattori polemizzano il fatto che non abbia raggiunto l'obiettivo per cui è stato introdotto, cioè creare occupazione.    

Reddito di cittadinanza: chi lo critica e perchè?

Non è solo l'opposizone, con la leader di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni, a sostenere che il reddito di cittadinanza sia una "paghetta di Stato" o addirittura "metadone". 

Intervenuta al forum Ambrosetti a Cernobbio, Giorgia Meloni ha paragonato il sussidio di Stato al mantenimento a metadone di un tossicodipendente: "ti mantengo nella tua condizione, non voglio migliorarla, voglio mantenerla. Non penso che questo sia un provvedimento di sviluppo. Non è mantenendo le persone nella loro condizione di difficoltà che si risolve il loro problema, ma costruendo intorno a loro le condizioni in cui possano migliorare". Meloni ha poi aggiunto che "combattere la povertà non è mantenere le persone con la paghetta di Stato nella loro condizioni di povertà, ma creare lavoro, e questo il reddito di cittadinanza non lo ha fatto: è stato u grandissimo disincentivo al lavoro, uno strumento diseducativo".

Anche Matteo Salvini, leader della Lega all'interno della maggioranza di Governo al momento dell'approvazione del rdc, e Matteo Renzi di Italia Viva, lo ritengono "sbagliato". Quest'ultimo intende anche proporre un referendum per abolire il sostegno, ma sono necessarie almeno 500mila firme da consegnare alla Corte di Cassazione entro il 30 settembre (ma la raccolta firme non è ancora iniziata) .

Reddito di cittadinanza: chi sono i suoi sostenitori

Il leader M5S Giuseppe Conte continua a difendere il provvedimento sostenendo che si tratti di una misura di civiltà nei confronti di chi non ha nulla e che ha permesso di affrontare la pandemia, con un milione di nuovi poveri.

Il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, chiama in causa anche la Costituzione italiana parlando di Rdc: "il lavoro ci rende pienamente cittadini ed è necessario uno sforzo per trasformare il reddito di cittadinanza in lavoro di cittadinanza". 

Lo stesso presidente del Consiglio, Mario Draghi, condivide il principio su cui si fonda la misura, ritenendo però necessaria una riforma del mondo dell'occupazione. Ed è proprio il nodo del lavoro ad animare lo scontro politico. Cerchiamo dunque di capire che cosa non ha funzionato nel meccanismo che avrebbe dovuto creare occupazione.

Reddito di cittadinanza e lavoro: cosa non ha funzionato

Il decreto sul Rdc aveva finanziato assunzioni tramite le Regioni, ma i quasi 3mila navigator e i centri per l'impiego hanno miseramente fallito il loro obiettivo di ricollocare i percettori del reddito ritenuti attivabili: oltre 750mila persone non hanno ancora sottoscritto i patti per il lavoro o addirittura non hanno nemmeno iniziato a cercare un impiego.

Reddito di Cittadinanza: le ipotesi al vaglio del Governo

Secondo quanto riferito da Il Messaggero, il Governo sta già lavorando per "far entrare in campo le agenzie di reclutamento private", mettendo in panchina i centri per l’impiego che al momento di sono dimostrati incapaci di trovare lavoro ai richiedenti.

Un'altra proposta riguarda la "tracciabilità" delle offerte di lavoro: a differenza di come avviene adesso, chi dovesse rifiutare tre proposte di lavoro perderà il diritto al sussidio.

Un altro punto su cui insiste il Governo riguarda la formazione: attualmente circa il 70% dei beneficiari ha ultimato al massimo le scuole medie. Potrebbe dunque essere introdotta una nuova condizionalità legata alla formazione professionale (per chi ha fatto solo le elementari), pena la perdita del beneficio.

Esiste poi un comitato scientifico per la valutazione del Rdc che sta studiando le correzioni da apportare ai parametri per l'assegnazione degli importi, dal momento che le famiglie sono svantaggiate rispetto ai single.

Non ci resta che attendere le prossime evoluzioni.

(Claudia Cervi)