Tempi duri per alcuni beneficiari del reddito di cittadinanza: arrivano le lettere dall'Inps per le revoche, molte comprese di sanzioni retroattive e avvio di provvedimenti legali con ulteriori indagini che potrebbero portare nei casi peggiori alla denuncia e alla condanna.

Negli ultimi mesi, anche grazie all'intensificazione del lavoro svolto da INPS, in collaborazione con enti pubblici, Guardia di Finanza e con l'ispettorato del lavoro, si sono moltiplicate le attività di verifica e di controllo.

Di conseguenza sono aumentati per molti anche i blocchi ai pagamenti, temporanei o definitivi. Come dall'ultimo osservatorio INPS, nelle statistiche relative ai percettori RdC, si sottolinea che, solo nei primi 10 mesi del 2021: 

"Il beneficio è stato revocato a 95.793 nuclei, mentre sono decaduti dal diritto 262.457 nuclei."

Non solo, sono aumentate anche le denunce penali e gli arresti, oltre alle sanzioni con procedimenti di recupero coattivo, riservate ai casi più o meno gravi di titolari che avevano già percepito indebitamente le somme destinate al sostentamento familiare per i meno abbienti, pur non avendone diritto. Molti dei beneficiari interessati hanno già ricevuto una comunicazione tramite raccomandata INPS, o via posta elettronica certificata (PEC), nella quale si specificano i motivi della revoca e in molti casi, con allegati anche gli avvisi di pagamento per la restituzione degli importi già ricevuti indebitamente.

Ultima novità, oltre alla maggiore facilità che il RdC venga tolto dopo controlli, è la sentenza della cassazione che ha ritenuto lecito il pignoramento del conto corrente per quanti si trovino in debito con l'INPS, successivamente al provvedimento di revoca sanzionatoria. Cioè quando viene bloccato ogni pagamento, e scatta il sequestro delle somme residue nella postamat in seguito a denuncia penale per appropriazione di fondi pubblici indebita.

Vediamo tutti i casi in cui può accadere di perdere improvvisamente il diritto. Dal meno grave che prevede il decadimento dal beneficio con possibilità di nuova domanda, fino alla pena più severa che può concludersi con l'arresto e la confisca dei beni per tutte le somme già ricevute comprese di sanzioni ed interessi.

Reddito di cittadinanza: nuovi controlli a tappeto

L'intensificazione delle attività di monitoraggio sugli illeciti, emerge dal fatto che quotidianamente si leggono notizie di reati imputabili a truffe sul reddito di cittadinanza. Questo è sicuramente un segnale che i controlli sui percettori non sono più svolti a campione. Ora le forze dell'ordine stanno passando al setaccio tutti i nominativi segnalati dall'INPS come "a rischio", ma anche quelli che non hanno comunicato nei tempi previsti le variazioni di reddito poi accertate.

Non è un caso che le verifiche abbiano infatti portato alla luce anche diversi casi eclatanti di truffe ed illeciti molto gravi. Reati commessi da soggetti che per mesi hanno intascato il sussidio mensile grazie a false dichiarazioni o addirittura da persone già con procedimenti penali perchè coinvolte in attività criminali ed associazioni a delinquere. Altre norme che riguardano le sospensioni preventive del reddito di cittadinanza, saranno introdotte con la manovra che modifica il regolamento sul sussidio, grazie alla prossima approvazione della legge di Bilancio.

Queste riguardano: una maggiore facilità di incorrere nella revoca grazie alla modifica della legge, che prevede che già dopo il secondo rifiuto di un'offerta di lavoro congrua possa essere tolto ogni diritto al pagamento.

Controlli più severi, anche per le domande ancora in via di acquisizione, con consultazione di banche dati e anagrafe presso il comune di residenza. Vengono inoltre introdotti nuovi reati, per i quali, se si è già stati condannati non sarà possibile richiedere il reddito. In quanto il codice fiscale verrebbe bloccato in partenza all'atto della compilazione della domanda.

Reddito di cittadinanza: revoca preventiva

Sui controlli e le revoche l'INPS sembra voler giocare d'anticipo a tutti i costi, per evitare l'accumulo di ulteriori somme da recuperare. Problema che già negli ultimi anni ha riguardato tutti i provvedimenti retroattivi, circa l'1% di tutti i fondi destinati al RdC viene erogato a favore di chi non ne ha diritto. Così se scatta la revoca preventiva che blocca la ricarica del mese. In modo da non dover rischiare di pagare e poi richiedere i soldi, difficili poi da recuperare.

Questo fa parte del nuovo meccanismo di controllo previsto dalla riforma, e che entrerà a pieno regime nel 2022. Tuttavia per molti sono già arrivate le notifiche di revoca relative ad illeciti commessi negli ultimi mesi. Facendo così scattare anche il recupero sanzionatorio delle somme che sono già state corrisposte quando già si ritiene che non erano dovute.

Quindi a sorpresa sono arrivati anche i bollettini di pagamento con scadenza anche breve, con gli importi da corrispondere per la restituzione di quanto già percepito.

Questo non vale solo per i reati gravi, ma anche per chi si è dimenticato di comunicare variazioni di reddito e nuove attività lavorative. In pratica adesso bisognerà controllare più spesso, specialmente nei giorni precedenti la ricarica di fine mese, perchè saranno quelli i periodi più a rischio variazioni di stato della domanda in corso, che potrebbe passare immediatamente in stato "decaduta" o "revocata". In questi casi occorre cercare tra le comunicazioni INPS che potrebbero essere arrivate, all'interno dell'area personale. Perchè in genere anticipano la raccomandata con la descrizione completa del provvedimento.

Reddito di cittadinanza: attenzione alle comunicazioni obbligatorie

Con la riforma del reddito di cittadinanza, per evitare gli abusi, stanno per scattare anche le nuove tempistiche per inviare le comunicazioni obbligatorie. Oltre al nuovo regolamento sul lavoro da rispettare pena la revoca del sussidio. In pratica: si ridurranno drasticamente i giorni concessi per inviare il modello Rdc/Pdc.com esteso.

Se prima ogni variazione di reddito, del numero dei componenti familiari e delle nuove attività di lavoro sopraggiunte quando il pagamento della prestazione è già in corso, erano di massimo 30 giorni, ora sarà obbligatorio inviare il documento compilato contestualmente alla variazione.

Allo stesso modo occorrerà firmare il patto per il lavoro e la dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro subito dopo l'approvazione della domanda.

Per questo è obbligatorio che ogni percettore titolare di RdC abbia le proprie credenziali SPID, al fine di poter effettuare tutte le comunicazioni in autonomia sul sito Anpal o direttamente su INPS (per il modello SR 181). Come abbiamo visto dunque, la legge in questi casi è severa e le omissioni, anche se inconsapevoli, sono equiparate agli illeciti volontari.

Reddito di cittadinanza: quando decade o si riduce

Non tutte le revoche del reddito di cittadinanza sono definitive. Ci sono infatti alcune situazioni che possono far bloccare il pagamento, ma una volta integrata la situazione con i documenti richiesti si può continuare a percepire la ricarica quando spettante.

La prima motivazione che riguarda tutti i percettori è la scadenza dell'ISEE ordinario, che va rinnovato ogni anno entro il 31 gennaio per non perdere le ricariche successive.

Attenzione anche all'ISEE corrente, che quando scade può far terminare la domanda. Quando quello ordinario supera il massimale previsto per il concedimento del beneficio. Se infatti l'ISEE ordinario supera i 9.360,00 euro allora la domanda passerà in stato decaduta per superamento dei requisiti economici di base. In altre situazioni invece può avvenire semplicemente un ricalcolo che fa abbassare la cifra mensile.

Quando il certificato di reddito ordinario presente negli archivi INPS sia entro i limiti. In questa situazione infatti non decade il reddito ma viene ridotto e ricalcolato. Allora bisognerà rinnovare l'ISEE corrente e procedere, anche subito, con una nuova domanda sul portale. Se si interviene tempestivamente, e tutti i documenti sono in regola, sarà accolta entro il giorno 15 del mese successivo procedendo anche all'assegnazione di una nuova carta.

Reddito di cittadinanza: chi deve restituire i soldi

La cosiddetta revoca sanzionatoria del reddito di cittadinanza, costituisce gran parte di tutti i provvedimenti attualmente attivi contro gli illeciti. Può però anche avvenire in seguito ad accertamenti meno gravi, come la mancata comunicazione di aumento di reddito, e per vincite al gioco non dichiarate che comportino il superamento della soglia del patrimonio mobiliare di 6.000 euro. Fino ad arrivare ai casi più gravi di chi ha palesemente truffato per ottenere il beneficio, con false dichiarazioni, e soprattutto quando il soggetto viene scoperto a svolgere attività lavorative in nero.

L'iter di accertamento parte dall'invio dell'INPS dei nominativi che hanno subìto la revoca alle autorità competenti che svolgeranno ulteriori indagini che possono portare in conclusione anche all'arresto. In tutti questi casi si viene accusati di appropriazione indebita, e contestualmente arriva anche l'avviso di addebito per il recupero degli importi già ricevuti con le ricariche mensili.

Chi non riesce a pagare entro i termini stabiliti potrebbe andare incontro a blocchi del conto corrente e pignoramenti dei beni mobiliari ed immobiliari.

Su questo la legge parla chiaro e non ammette distinzioni tra dimenticanze in buona fede e truffe consapevoli. Il reato è equiparato sia quando il falso viene dichiarato ai fini dell'ottenimento sia quando vengono omesse informazioni che potrebbero portare alla riduzione o alla perdita del beneficio.

Questo significa che se interviene un cambiamento, come ad esempio la nuova attività di lavoro autonomo o dipendente, anche se temporaneo e con contratti parziali o intermittenti, la mancata comunicazione comporta la revoca con blocco pagamenti retroattivo. E di conseguenza può far scattare l'indagine della guardia di finanza che potrà accedere anche ai dati bancari e conti correnti del titolare per accertare la presenza di somme da pignorare per la restituzione dei soldi ricevuti quando si era già perso il diritto.