Che il reddito di cittadinanza sia tra le misure più bersagliate sin dalla sua nascita è cosa risaputa. A partire dalla definizione degli obiettivi, che alla sua nascita sembravano promettere di rivoluzionare il mercato del lavoro, e dalla difficoltà di non guardare a questa misura come a un mero ammortizzatore sociale, gli attacchi non sono mai mancati. 

E un attacco è arrivato anche dal presidente della regione Campania, Vincenzo De Luca il quale ha imputato proprio al reddito di cittadinanza la responsabilità della difficoltà nel reperire lavoratori stagionali

È indubbio che sul reddito di cittadinanza ci sia ancora da lavorare, così come sulla riforma degli ammortizzatori sociali e sul rafforzamento delle politiche attive del lavoro, benché siano stati apportati alcuni interventi di miglioramento.

Ma è proprio vero che la misura del M5S è da considerare un disincentivo al lavoro?

Reddito di cittadinanza e lavoro: cosa ha detto De Luca 

Non si può dire che il presidente della regione Campania non sia avvezzo alle polemiche, alcune delle quali possono portare a importanti riflessioni. 

È il caso delle sue affermazioni proprio sul reddito di cittadinanza, durante la consueta diretta del venerdì, il 14 maggio

Mi è stato confermato che alcune attività commerciali non riapriranno, anche quando sarà consentito, perché, per esempio, per i bar e per i ristoranti, non si trovano più camerieri, per le attività stagionali non si trova più personale […] È uno dei risultati paradossali dell’introduzione del reddito di cittadinanza. 

Secondo il presidente De Luca, quindi, la difficoltà nel reperire lavoratori nel comparto turismo o ristorazione, è da imputare a una misura che tende a disincentivare al lavoro

Se tu mi dai 700 euro al mese e io mi vado a fare qualche doppio lavoro, non ho interesse ad alzarmi la mattina alle sei e andare a lavorare […] A volte c’è gente che prende il reddito di cittadinanza e va a fare il lavoro in nero per non perdere il reddito di cittadinanza. Cioè si sono create delle anomalie, degli imbrogli come sempre in Italia. 

Le parole del governatore della Campania hanno scatenato polemiche tra gli utenti della diretta Facebook: per questi ultimi, il motivo della carenza di personale non è da ricercare nell’introduzione di misure come il reddito di cittadinanza, bensì nell’entità degli stipendi

La riflessione che ne scaturisce è dunque questa: i percettori di reddito di cittadinanza rifiutano le offerte di lavoro per un rifiuto al lavoro stesso o perché la retribuzione non si dimostra essere adeguata?

Prima di andare avanti, il video preparato dall’Avv. Giuseppe Pappa spiega dettagliatamente quelle che sono le conseguenze per chi percepisce il reddito di cittadinanza e, al contempo, lavora in nero, importante per comprendere quali siano gli effettivi risvolti legali e penali:

Reddito di cittadinanza o stipendi bassi: le dichiarazioni dei sindacati

La riflessione è aperta e non tutti si scagliano con forza contro il reddito di cittadinanza, o meglio non gli affibbiano la colpa di essere un disincentivo al lavoro. 

A dare un altro punto di vista sono i sindacati. Il 19 maggio, infatti, Cgil e Filcams dell’Emilia-Romagna chiedono lo stop alle (solite) polemiche sulla mancanza di lavoratori stagionali, sostenendo che le lamentele sulla difficoltà di trovare lavoratori nel settore sono sempre le stesse, nonostante, negli anni, cambino le cause: 

Sostenere, ad esempio, che reddito di cittadinanza e bonus erogati ai lavoratori e alle lavoratrici stagionali in questi 15 mesi di emergenza pandemica disincentivino i giovani ad accettare proposte di lavoro nel turismo è una narrazione falsa e lontana dalla realtà.

Secondo Cgil e Filcams, le cause non sono da attribuire alle misure di sostegno, tra cui anche il reddito di cittadinanza, bensì alla diffusa irregolarità nel settore, al diffondersi del sistema di applicazione di “contratti pirata”, al precariato e a pratiche che sconfinano nell’illegalità come l’utilizzo di personale non assunto dall’impresa, ma fornito da terzi e ulteriormente sottopagato. 

Problemi, questi, che solo se affrontati possono portare alla creazione non solo dell’occupazione, ma di “una buona occupazione”, nonché al rilancio del turismo. 

Reddito di cittadinanza, chi ha ragione: una situazione complessa 

Le critiche al reddito di cittadinanza portano a una più ampia considerazione non solo sui meccanismi che scaturiscono dalla misura nella sua forma attuale, ma anche sul mercato del lavoro nel suo complesso

Secondo i dati dell’INPS, nel mese di aprile 2021 i nuclei percettori di reddito di cittadinanza sono stati 1,1 milioni. La regione maggiormente coinvolta è proprio la Campania, con 692mila individui. 

Tali dati sono comunque condizionati dalle conseguenze economiche della pandemia e, benché non è da escludere che alcuni percettori di reddito di cittadinanza, in questa regione come in altre, diano vita ad “anomalie e imbrogli”, è difficile affermare che la ragione del rifiuto al lavoro dipenda esclusivamente dalla possibilità di ricevere questo sussidio. 

All’allarme degli esercenti per la mancanza di personale a Firenze, ad esempio, è forte la risposta di Maurizio Magi, segretario generale Filcams Cgil Firenze che invita a chiedersi se la ragione non stia proprio nelle “proposte di lavoro non sufficientemente appetibili”.

Le criticità del reddito di cittadinanza, quindi, vanno a sommarsi in un contesto di un mercato del lavoro che ne presenta altrettante.

Reddito di cittadinanza e mercato del lavoro: quali soluzioni

Le difficoltà nel reperire lavoratori stagionali hanno messo in luce alcuni punti critici, non solo del reddito di cittadinanza in sé, scatenando polemiche da diversi fronti: da parte di alcuni politici, da parte dei datori di lavoro che lamentano la carenza e da parte dei lavoratori che chiedono retribuzioni e orari di lavoro adeguati.  

In un contesto simile, quali potrebbero essere le soluzioni? Banalmente (ma forse non troppo) l’intesa potrebbe arrivare dall’impegno comune di ognuna delle parti sopramenzionate. 

Il reddito di cittadinanza, nella sua attuale forma, presenta ancora delle carenze. Da questo punto di vista, alcune variazioni sono state attuate. 

Una prima modifica, sebbene non strutturale, è stata apportata con il Dl Sostegni che ha previsto la possibilità di usufruire del reddito di cittadinanza a chi lavora con l’obiettivo di incentivare i beneficiari a rientrare nel mondo del lavoro, anche se per breve periodo. 

Da considerare poi anche il beneficio addizionale per i beneficiari che avviino un’attività di lavoro autonomo, di impresa individuale o società cooperativa entro i primi dodici mesi di fruizione del reddito di cittadinanza.  

È chiaro che, oltre a modifiche che possano incentivare i percettori di reddito di cittadinanza al lavoro, è indispensabile un rafforzamento delle politiche attive del lavoro. 

Nel frattempo, benché sia superfluo affermarlo, è innegabile che vi sia anche una responsabilità, da parte dei percettori di RdC, di non lasciarsi andare a comportamenti lesivi per l’economia, considerando anche che esistono attività che non devono essere comunicate all’INPS e che permettono di aumentare le entrate senza rischiare di perdere il reddito di cittadinanza. È il caso del servizio civile, dei redditi da contratto di prestazione occasionale o attività socialmente utili. 

D’altra parte, la retribuzione dovrebbe essere adeguata alle mansioni da svolgere e all’orario lavorativo, il che porta a un’ulteriore riflessione sulla necessità di interventi che sollevino le imprese dal peso contributivo che, in certi casi, porta a retribuzioni più basse. 

Non solo Reddito di cittadinanza: perché urge la riforma degli ammortizzatori sociali

Le modifiche al reddito di cittadinanza – tra cui la revisione dell’assegno, i controlli contro gli abusi e l’affiancamento delle politiche attive del lavoro– così come il varo della riforma degli ammortizzatori sociali si dimostrano indispensabili, specialmente in vista della scadenza del blocco dei licenziamenti a partire da luglio 2021. 

Per prepararsi alle conseguenze del blocco, il governo ha lavorato su un vero e proprio pacchetto lavoro con l’obiettivo di creare una rete di sicurezza per contenere gli effetti economici e sociali

Tra le misure, in arrivo con il Decreto Sostegni bis, il contratto di rioccupazione, per tutti i settori e senza limiti per i lavoratori, per concedere un’alternativa al licenziamento e puntare sulla formazione; il contratto di solidarietà per le imprese in presenza di un calo del fatturato del 50%; l’abbassamento della soglia, con conseguente aumento della platea dei beneficiari, per i contratti di espansione