Il Reddito di Base potrebbe davvero diventare una realtà.

E questo lo dicono i numeri, dal momento che da inizio maggio è stato raggiunto il 70% delle firme necessarie per il secondo step: il referendum europeo.

Attualmente la proposta è ancora alla fase della "raccolta firme", alla quale puoi ancora partecipare, accedendo alla piattaforma eci.ec.europa.eu. Nel caso in cui si passasse dalla raccolta firme al referendum, e dal referendum al vaglio parlamentare, le probabilità di avere il RdB entro fine anno potrebbero essere alte.

Ma, seppur ci siano delle alte probabilità ad averlo anche in Italia, bisognerà vedere se tutti potranno effettivamente accedere all'RdB. Perché ancora non si sa nulla in merito ai requisiti, e attualmente si può solo ipotizzare quali possano essere.

Scopo di questo articolo è infatti di analizzare le principali ipotesi di accesso, anche facendo riferimento alle disposizioni vigenti per altri strumenti "universali", come l'Assegno Unico e il Reddito di Cittadinanza.

Reddito di base: raccolta firme disponibile fino al 30 giugno! Ecco i requisiti per firmare

Il reddito di base è ancora in alto mare, anche se le prospettive sono molto buone. Si tratta dell'ultima proposta nata nel 2017, ma solo ora si sta muovendo qualcosa, grazie alla raccolta firme disponibile sul sito eci.ec.europa.eu. Per accedervi ha come requisiti principali la sola registrazione via eID del proprio Paese.

Si tratta di una proposta che ha come obiettivo l'introduzione di un contributo permanente per tutti i cittadini europei, italiani inclusi. Per certi versi sarebbe come il Reddito di Cittadinanza, il nostro "reddito di base" ma solo per esigente assistenziali e lavorative. 

O come l'Assegno Unico, "universale" perché si può richiedere anche senza ISEE, ma con la certezza che più di 25-50 euro al mese non potrai ricevere, contro i 170 euro minimi per chi ha un reddito basso.

L'obiettivo sarebbe invece quello di promuovere per tutta l'Europa un unico strumento che andrebbe a creare un cuscinetto economico per tutti i contribuenti, anche quelli di cui non ne avrebbero bisogno.

In pratica una specie di "paghetta" per tutti gli italiani e gli europei, senza obblighi lavorativi o formativi da adempiere, e senza dover rientrare, almeno in teoria, in qualche specifica categoria sociale o lavorativa.

Secondo l'attuale iter burocratico, qualora la raccolta firme dovesse passare, si avrebbe dopo il 24 giugno 2022, data di chiusura della raccolta, il passaggio al referendum popolare.

Se questo referendum dovesse avesse successo, la volontà popolare potrebbe stimolare la Commissione e il Parlamento Europeo a decidersi sull'introduzione o meno di questo strumento economico.

O almeno valutare la fattibilità di questo RdB, anche con l'attuale congiuntura economica. Se vuoi saperne di più c'è il video di Mondo Pensioni.

Reddito di base: è fattibile? Al vaglio tutte le ipotesi e i requisiti

Il reddito di base potrebbe non essere così fattibile come si spera, e questo potrebbe creare un grosso problema per un'eventuale introduzione a livello internazionale.

Si parlerebbe intanto di una quota minima garantita per tutti i cittadini, senza requisiti, il che già da questa premessa si può capire che per gli enti fiscali ed economici si tratterebbe di una misura faraonica, decisamente superiore alle attuali erogazioni previdenziali e assistenziali.

Ad oggi infatti non è mai stato sperimentato il costo e gli effetti dell'RdB su un'intera popolazione abitante, tranne in rarissimi casi, come in Alaska, ove è stata sperimentata l'introduzione di un reddito di base (o Universal Basic Income) per tutti gli abitanti residenti, cioè 631.000 residenti.

Un numero enorme, certo, ma totalmente imparagonabile con la popolazione di paesi come Germania, Spagna e Norvegia. In questi ultimi c'è stata una sperimentazione, ma su piccole comunità e su soggetti selezionati tramite campionamento casuale. In poche parole, solo alcuni hanno beneficiato di un RdB, e non tutti. E solo con certi requisiti.

Il motivo di questa limitazione è lampante. Supponendo un'erogazione media pari all'attuale media dell'Assegno Unico (intorno ai 500 euro), i costi mensili del Reddito di base potrebbero essere:

  • 30 miliardi nel caso della sola popolazione abitante,
  • 26 miliardi nel caso della popolazione over 18,
  • 12,5 miliardi nel caso della popolazione intesa come nuclei familiari.

Nel peggiore dei casi, la spesa equivarrebbe mensilmente a quella già prevista dalla spesa previdenziale e assistenziale tutt'ora vigente.

Pertanto i costi sarebbero enormi, e questo valutando solo un contributo da 500 euro. Infatti è molto probabile che l'introduzione dell'RdB sarà accompagnata anche da una serie di limitazioni, e di requisiti abbastanza stringenti.

Reddito di base: i requisiti potrebbero essere molto stringenti! Ecco perché

Il reddito di base potrebbe diventare una misura economica molto esosa per le casse di uno Stato europeo, in particolar modo per quelle dell'Italia.

Inoltre con l'attuale congiuntura economica, fatta di iper-inflazione, caro bolletta e carburante, più le avvisaglie di una potenziale recessione internazionale a causa del conflitto russo-ucraino, è inevitabile una marcia indietro per una misura del genere.

O, peggio, l'introduzione di requisiti molto stringenti, che però avrebbero comunque l'interesse ad aiutare le famiglie più povere o i gruppi socio-economici più deboli. 

Non sarebbe più una misura "universale", cioè spettante a tutti, dal più ricco al più povero. Ma si tratterebbe di una normale misura assistenziale, come l'attuale Reddito di Cittadinanza o l'Assegno Unico Universale.

Si può ipotizzare infatti nell'introduzione di requisiti per l'RdB quali:

  • la composizione anagrafica, 
  • il reddito complessivo del nucleo familiare, 
  • il possesso o meno di beni mobiliari o immobiliari.

In poche parole, l'indicatore della situazione economica equivalente: l'ISEE.

Reddito di base: ipotesi ISEE tra i requisiti! Ecco perché non converrebbe

Il reddito di base potrebbe richiedere l'ISEE qualora i costi e la gestione stessa della misura ne precludessero l'universalità, per invece indirizzarsi verso una misura assistenziale, solo molto più estesa, magari con un ISEE più alto rispetto a quello richiesto per il Reddito di Cittadinanza.

Attualmente si richiede per l'RDC un ISEE a 9.360 euro, senza contare ricalcoli o scale di equivalenza varie. Si potrebbe allora, per tentare comunque la strada dell'"universalità", alzare il requisito ISEE per il RdD a 15.000 euro, così da garantire la misura ad almeno 17,5 milioni di italiani, secondo le stime dell'ISTAT.

Ma così facendo si risolverebbe solo il problema relativo alle risorse e all'estensione del Reddito di base, non di certo la sua attuazione.

Perché ai costi della misura toccherà aggiungere anche quelli relativi alla gestione e alla supervisione dei milioni di ISEE che enti previdenziali-assistenziali come l'INPS si ritroverebbero a controllare dall'oggi al domani. E tutto ciò metterebbe in crisi l'apparato statale.

Non sarebbe conveniente per la stabilità della nostra Pubblica Amministrazione, già abbastanza in dissesto per altri motivi.

Quindi da una parte si rischia di incorrere in un costo esorbitante se si decide di rendere l'RdB "universale", inaccettabile per le casse statali.

Dall'altra si rischia di introdurre dei requisiti che ne ridurrebbe la platea in maniera vistosa, quasi dimezzandola. E che, a livello amministrativo, creerebbe dei problemi abbastanza gravi.

Così facendo, il reddito di Base si ritroverebbe già in un vicolo cielo. E questo senza ancora avere nulla davanti, nemmeno un comunicato ufficiale da parte delle istituzioni europee!