Che il reddito di emergenza possa essere reintrodotto è ormai una convinzione sempre più utopica, a maggior ragione considerando l’avvicinarsi della fine dello stato di emergenza, la cui data di scadenza è fissata al 31 marzo 2022. 

Più volte prorogato, infatti, il sussidio non è stato riconfermato e, sebbene la discussione sia stata rinnovata in vista di nuovi sostegni da parte del governo Draghi nel 2022, non solo la pubblicazione del decreto Sostegni ter, contenente misure che fanno fronte alle difficoltà di attività e settori ancora schiacciati dalla pandemia e per contenere il rincaro delle bollette, ma anche le ipotesi sulle successive mosse non includono una rinascita del sussidio che, nel pieno della pandemia, ha sostenuto molte famiglie e cittadini in difficoltà economica. 

Difficoltà economiche che di certo non spariranno con la fine dello stato di emergenza. E, tra l’altro, la fine dello stato di emergenza non decreterà di certo nemmeno la fine della pandemia. 

È probabilmente proprio questo il punto dal quale si è partiti per risollevare la discussione in merito al reddito di base europeo. Uno strumento che permetterebbe, senza limiti legati al valore dell’ISEE o ad obblighi di lavoro, di ottenere un reddito di base per abbattere le diseguaglianze e garantire i bisogni elementare a tutti i cittadini dell’Unione Europea. 

Le differenze tra il reddito di base e il reddito di cittadinanza, in vigore dal 2019 nel nostro Paese, sono quindi inequivocabili. Eppure, non sono poche le domande e i dubbi che si pongono alcuni cittadini circa le ultime notizie di questi giorni. 

Cerchiamo, allora, di fare chiarezza su questi tre strumenti (reddito di emergenza, reddito di base e reddito di cittadinanza) e analizzare la situazione per comprendere quanto possa essere plausibile o meno ottenere un reddito di base, senza particolari vincoli. 

L’addio al reddito di emergenza si fa concreto con la fine dello stato di emergenza in Italia

Proclamato nel 2020, con l’arrivo della pandemia di Covid-19, lo stato di emergenza cesserà di esistere nel nostro Paese a partire dal 1° aprile di quest’anno. 

Benché vi siano ancora molte decisioni da prendere, per esempio individuare le restrizioni che verranno completamente abbandonate o determinare la fine o meno dell’obbligo di green pass, è chiaro che dal 1° aprile l’Italia cercherà di compiere un ulteriore passo verso la normalità. 

Eppure, come accennavamo, di normale sembra esserci ancora ben poco: non tutte le famiglie e i cittadini stanno marciando verso la ripresa e le conseguenze economiche della pandemia continuano ad essere, in alcuni casi, macigni da portare in spalla. 

È per questo motivo che in molti si chiedevano se il governo stesse meditando di rimettere in campo strumenti come il reddito di emergenza, una misura che si è rivelata fondamentale nel periodo emergenziale, ma che non è stata rinnovata né per gli ultimi mesi del 2021, né con l’inizio del 2022. 

Inoltre, il reddito di emergenza non rappresentava, comunque, una misura di sostegno aperta a tutti i cittadini. Questa era concessa non solo a coloro che hanno la residenza in Italia, ma anche ai nuclei familiari con un valore ISEE, un reddito e un patrimonio mobiliare familiare prestabilito. 

Cos’è il reddito di base europeo: obiettivi e funzionamento

La discussione attorno a un possibile reddito di base non è limitata al giorno d’oggi, ma senza dubbio ha trovato una nuova scintilla in questo periodo, considerando che la pandemia ha, in alcuni casi, accentuato, in altri, fatto nascere nuovi contesti di povertà. 

Ma cos’è il reddito di base? Il reddito di base è uno strumento che ha l’obiettivo di garantire, appunto, un reddito, indipendentemente dallo stato economico o da obblighi di lavoro, per tutti i cittadini dell’Unione Europea per consentire a tutti di vivere una vita dignitosa. 

In particolare, il reddito di base è definito tra quattro criteri: 

è universale, in quanto il sostegno sarebbe garantito a tutti i cittadini, senza limiti legati al reddito, al patrimonio, all’età o al sesso; è individuale: in quanto erogato a ogni cittadino; è incondizionato: il reddito di base verrebbe garantito a prescindere da obblighi di lavoro o altre condizioni preliminari; è sufficiente: l’importo dovrebbe dare garanzia di vivere una vita dignitosa. 

Inoltre, un reddito di base si proporrebbe anche come soluzione alle conseguenze del progresso tecnologico sul tessuto produttivo (non solo del nostro Paese) e, di conseguenza, del mondo del lavoro. Molte, infatti, sono le professioni che non resisteranno a tale cambiamento o non potranno essere riconvertite. 

Reddito di emergenza, reddito di cittadinanza e reddito di base: tante differenze

Se c’è una cosa certa questa è la differenza tra quello che dovrebbe essere il reddito di base e altre misure di sostegno come le abbiamo conosciute fino ad ora. 

In effetti, considerando i quattro criteri che lo definiscono, appaiono chiare le differenze, per esempio, con il reddito di emergenza o con il reddito di cittadinanza. Sappiamo, infatti, che queste due misure (l'una abolita, l'altra soggetta a innumerevoli modifiche) non possono essere considerate né universali, né individuali, né incondizionate. 

Sia il REM che il RdC, infatti, vengono erogati ai nuclei familiari (e, quindi, non al singolo cittadino) che possiedono determinati requisiti che dipendono dal valore dell’ISEE, quindi requisiti legati a redditi e patrimoni. 

Nel caso, poi, del reddito di cittadinanza, i componenti il nucleo familiare devono sottostare a degli obblighi di lavoro (fatta eccezione per i membri esenti) dal momento che uno degli obiettivi del RdC è proprio quello di favorire un reinserimento nel mondo del lavoro e non solo rappresentare un sussidio economico statale. 

D’altra parte, se un reddito di base europeo vedesse la luce, teoricamente questo non andrebbe in conflitto con altri sussidi o aiuti dello Stato. In sostanza, quindi, se venisse introdotto, sarebbe garantito anche a coloro che percepiscono il RdC. 

Addio reddito di emergenza e più restrizioni per RdC: l’arrivo del reddito di base è vicino?

La discussione attorno alla possibile introduzione del reddito di base emerge non solo in seguito alle conseguenze della pandemia e alla mancata reintroduzione di strumenti di sostegno come il REM, ma anche alle modifiche che ha subito il reddito di cittadinanza con la Legge di Bilancio 2022. 

Cambiamenti che, in parte, hanno portato novità sostanziali ai percettori della misura e che, da un altro punto di vista, non sono ancora stati messi realmente in atto (un esempio è l’obbligo di recarsi ai centri per l’impiego almeno una volta al mese, obbligo che però non sembra essere ancora del tutto attivo). 

Mentre il reddito di emergenza lascia la scena e le regole del reddito di cittadinanza si fanno sempre più stringenti, la possibilità di vedersi garantito un reddito di base è di certo un’idea che ha il suo peso e che verrebbe ben accolta da molte famiglie e cittadini italiani. 

Al momento, però, risulta difficile prevedere quando, e se, tale rivoluzione verrà messa in atto. È già presente una petizione online, con l'obiettivo di introdurre il reddito di base in tutta Europa, il cui termine è fissato al 25 giugno 2022, ma mancano certezze, soprattutto perché a decretare l’introduzione di un reddito di base europeo c’è bisogno del lasciapassare di tutti gli Stati membri. 

Per quanto affascinante l’idea del reddito di base, quindi, non sembra che possa essere realizzata nel breve periodo.