Nella bozza del prossimo decreto in arrivo, il Dl Sostegni bis, sono previste una serie di novità, fra cui la proroga del Reddito di Emergenza (Rem) per altri due mesi cioè giugno e luglio.

L’obiettivo del Dl Sostegni bis è quello appunto di “sostenere” le famiglie italiane ma anche le imprese, andando a rispecchiare le intenzioni dell’esecutivo guidato da Mario Draghi.

La bozza del decreto esiste già in pdf, si articola in 4 Titoli e 48 articoli ed è in attesa dell’approvazione finale. Oltre a disposizioni riguardo il Rem, contiene anche misure che riguardano mutui prima casa, i contributi a fondo perduto per le partite IVA, lo slittamento della plastic tax e la proroga dello smart working nel settore privato.

Dunque si prosegue per la strada segnata già dal precedente decreto di marzo, il Dl Sostegni.

Le novità del Dl Sostegni bis: due tranche di contributi per le partite IVA

Tra le novità più importanti, troviamo le due tranche di erogazione del contributo a fondo perduto per le partite IVA. 

La prima tranche, riconosciuto nella misura del 100%, spetterà a coloro che hanno già fatto richiesta del contributo nel precedente Dl Sostegni (art.1 del Dl 41/2021) e gli è stato riconosciuto. Verrà erogato dall’Agenzia delle Entrate o con accredito su conto corrente postale o bancario (quello utilizzato per ricevere il precedente contributo) oppure potrà essere usufruito come credito d’imposta.

La seconda tranche invece, per la quale sono stati stanziati più di 11 milioni di euro, è un contributo a fondo perduto alternativo. E’ destinata ai soggetti che svolgono attività di impresa, arte o professione o che producono reddito agrario che rispettano i seguenti requisiti:

  • non abbiano registrato ricavi superiori ai 10 milioni di euro nel secondo periodo di imposta precedente a quello dell’entrata in vigore del decreto;
  • abbiano subito una perdita di almeno il 30% del fatturato medio mensile nella finestra temporale compresa tra il 1° aprile 2020 e il 31 marzo 2021 rispetto all’anno precedente, sempre nello stesso periodo.

Dl Sostegni bis e le partite IVA: gli importi dei contributi

Gli importi non potranno superare i 150.000 euro e non concorreranno alla base imponibile del reddito. Così come il contributo automatico, anche questo su domanda può avvenire sia con accredito su conto corrente che come credito d’imposta.

Ma a quanto ammonterà il contributo alle partite IVA di questa seconda tranche? Si calcolerà andando ad applicare, come avveniva nel precedente decreto, alla perdita di fatturato le seguenti 5 aliquote:

  • 60% con ricavi non superiori ai 100.000 euro;
  • 50% con ricavi compresi tra i 100mila euro e i 400mila euro;
  • 40% con ricavi compresi tra 400mila euro e i 1 milione di euro;
  • 30% con ricavi che vanno da 1 a 5 milioni di euro;
  • 20% con ricavi compresi tra 5 e 10 milioni di euro.

Come fare domanda? Bisognerà inviarla per via telematica sul sito dell’Agenzia delle Entrate, entro 60 giorni dall’avvio della procedura.

Nei prossimi giorni verranno date ulteriori disposizioni riguardo le modalità e i termini.

Dunque, con questa doppia opzione il Decreto Sostegni bis cercherà di includere anche coloro che sono rimasti esclusi dal primo beneficio, andando ad allargare la fascia temporale riferita alla perdita di fatturato. In questo modo si tenta di sostenere il più possibile i professionisti che hanno subito cali di guadagno a causa dell’emergenza epidemiologica da Covid-19.

Altre due mensilità Rem nella bozza del Dl Sostegni bis

Il Dl Sostegni di marzo ha già riconosciuto il Reddito di emergenza per tre mensilità del 2021 e cioè marzo, aprile maggio 2021. Con questo nuovo decreto si prevede che verrà erogato per ulteriori due mesi: giugno e luglio 2021.

Ricordiamo cos’è il Reddito di emergenza, riportando la sua definizione dal sito INPS:

“Il Reddito di Emergenza (REM d.l. 34) è una misura di sostegno economico istituita con l’articolo 82 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34 (Decreto Rilancio) in favore dei nuclei familiari in difficoltà a causa dell’emergenza epidemiologica da Covid-19”.

Riguardo i requisiti, saranno gli stessi indicati nel Decreto Sostegni. Il Rem sarà fruibile anche da chi ha terminato di percepire la NASpI e la DIS-COLL tra il 1° marzo 2021 e il 30 aprile 2021 e la quota fissa è di 400 euro mensili (quindi 800 euro totali).

Come importi si tratterà sempre di un range compreso tra i 400 e gli 800 euro, in base al nucleo familiare e il cui ISEE non dovrà superare i 15mila euro.

Riportiamo le modalità di calcolo esposte nella sezione dedicata al Rem del sito INPS:

“La soglia di reddito familiare per la verifica della sussistenza del requisito si ottiene moltiplicando il valore della scala di equivalenza per 400 euro. Tale valore è pari a 1 per il primo componente del nucleo familiare”.

A questo valore di 1 si andrà ad aggiungere al calcolo lo 0,4 per ogni componente che abbia più di 18 anni oppure lo 0,2 per ogni minorenne.

Decreto Sostegni bis: i requisiti per percepire il Rem

Come abbiamo detto, l’importo massimo che si potrà percepire mensilmente è di 800 euro. Ma, chi ha in famiglia soggetti con disabilità, potrà avere una maggiorazione e arrivare a 840 euro mensili.

Ne avranno diritto e potranno fare domanda tutte le famiglie che:

  • sono residenti in Italia;
  • hanno un valore del reddito, in riferimento al mese del beneficio, inferiore alla soglia dell’importo (quindi tra i 400 e gli 840 euro);
  • hanno un valore patrimoniale 2020 inferiore ai 10mila euro che verrà aumentato di 5mila euro per ogni componente successivo al primo fino ad un massimo si 20mila euro. Si potrà arrivare anche a 25mila euro nel caso di famiglie con componenti affetti da grave disabilità;
  • hanno un ISEE che non supera i 15mila euro e che verrà certificato andando ad allegare alla domanda la DSU (Dichiarazione Sostitutiva Unica).

Per le famiglie che sono in affitto, è previsto un aumento pari a un dodicesimo del canone di locazione rispetto alle soglie di accesso al sostegno.

Riguardo le incompatibilità, restano invariate. Il Rem non è compatibile con il Reddito o la Pensione di cittadinanza, con la pensione diretta e indiretta (con l’esclusione dell’assegno di invalidità) e con le altre indennità Covid, come leggiamo sul sito INPS:

“Il REM non è compatibile con la presenza, nel nucleo familiare, di componenti che percepiscono o hanno percepito una delle indennità per i lavoratori danneggiati dall’emergenza epidemiologica da COVID-19”.

Come fare domanda del Rem previsto nel Dl Sostegni bis

Chi avrà già in passato usufruito del Rem, allora non dovrà fare nulla. Gli verrà erogato in automatico.

Chi invece deve presentare domanda per la prima volta, potrà farlo o online andando sul sito dell’INPS oppure facendosi aiutare da Caf e patronati.

Coloro che optano per fare domanda online, ricordiamo che sarà necessario avere un PIN INPS oppure credenziali SPID (almeno di livello 2), CIE 3.0 o CNS.

Il Dl Sostegni bis e le misure rivolte ad affitti, IMU e TARI

Con il Dl Sostegni bis, che dovrebbe essere varato per metà maggio, è previsto un rinnovo anche del bonus affitto per coloro che hanno negozi e attività commerciali. 

Si proroga fino a fine maggio il credito d’imposta del 60% e vengono inclusi anche imprese e professionisti con ricavi o compensi non superiori ai 10 milioni di euro e gli enti non commerciali (compresi quelli del terzo settore) per i mesi che vanno da gennaio a maggio 2021.

Novità previste anche per quanto riguarda la prima rata IMU 2021. Si prevede l’esenzione dal pagamento della prima rata da versare entro il 16 giugno 2021 per tutte le Partite IVA che hanno i requisiti che hanno permesso loro di accedere al contributo del precedente Decreto Sostegni.

Sempre riguardo alle misure dedicate agli affitti, verranno stanziati ben 500 milioni di euro per il 2021 destinati all’erogazione di buoni spesa e voucher di sostegno per il pagamento di utenze e affitto.

Nella bozza (precisamente nell’art.6) si parla anche dello stanziamento di 600 milioni di euro pe ridurre la TARI per tutto il 2021, andando incontro alle attività economiche colpite in maniera notevole dalle misure restrittive per contenere il contagio da Coronavirus. 

Agevolazioni mutui under 36 nel Dl Sostegni bis

Viene data inoltre priorità agli under 36, fino al 31 dicembre 2022, per l’accesso al credito del Fondo di garanzia per la prima casa.

In questo modo viene dato un aiuto ai giovani, soprattutto le coppie, per mettere su casa e creare le basi per un futuro. 

Riportiamo la definizione del Fondo di garanzia per la prima casa dal sito del Dipartimento del Tesoro:

“la legge di stabilità 2014 ha istituito presso il Ministero dell’economia e delle finanze, il fondo di garanzia per i mutui per la prima casa. Grazie al fondo, è lo Stato ad offrire ai cittadini garanzie per l’accensione di mutui ipotecari per l’acquisto – ovvero per l’acquisto e per interventi di ristrutturazione e accrescimento di efficienza energetica – di unità immobiliari da adibire ad abitazione principale prima casa”.

Dl Sostegni bis: nella bozza anche plastic tax e smart working

Non si tratterà più del primo luglio 2021, come previsto, ma la plastic tax dovrebbe entrare in vigore dal primo gennaio 2022.

Lo slittamento è dovuto alla considerazione del fatto che l’aggiunta di questa tassa causerebbe troppa pressione a imprese e attività che, attualmente, sono ancora in difficoltà a causa della pandemia.

Ma cos’è questa plastic tax? Leggiamo su confcommercio.it:

“La Plastic tax è una tassa del valore fisso di 0,45 centesimi di euro per ogni chilo di prodotti di plastica monouso venduto (i cosiddetti MACSI). La nuova tassa graverà, principalmente sull’azienda produttrice del MACSI, sull’eventuale importatore di prodotti MACSI e, ovviamente, sull’acquirente”.

E’ una tassa che ha dunque l’obiettivo di ridurre la produzione di plastica che non si piò riciclare e che quindi va a pesare sul nostro ecosistema.

In ultimo, nella bozza del Dl Sostegni bis viene affrontato anche il tema dello smart working. Verrà prorogato fino al 30 settembre 2021 per il settore privato. Dovrebbe dunque concretizzare quanto era stato ipotizzato nel Dl Sostegni ma che poi non era stato più inserito a favore invece della norma che non vincola più lo smart working nelle PA al 50% del personale.