Dieci miliardi per la riforma fiscale ma per la casa è scontro politico. La riforma può trovare coperture dal gettito del PIL. Sulla riforma del catasto però c’è grande contrasto tra i partiti nella maggioranza. Quali effetti della riforma della casa su Imu, Isee, Tari.

Il governo Draghi continua a lavorare alla riforma fiscale richiesta dalla Ue nell’ambito del Pnrr con l’obiettivo di ridurre le tasse favorendo l’economia e una ripresa duratura iniziata in questo 2021. Una riforma che mette i partiti d’accordo sulla riduzione fiscale ma che porta a forte contrasto per quanto riguarda il Catasto.

L’effetto sulle rendite catastali dell’adeguamento ai valori di mercato nelle grandi città potrebbe essere particolarmente importante. Di conseguenza, l’Imu sulle seconde case salirebbe. La revisione non impatterebbe solo sui proprietari di seconde case, soggetti al pagamento dell’Imu, ma anche sul valore della prima casa agli effetti del calcolo dell’Isee.  Inoltrre il passaggio dai vani ai metri quadri potrebbe impattare anche sulla Tari (tassa dei rifiuti) che, nel suo criterio di calcolo, prende a riferimento l’80% della superficie catastale lorda dell’abitazione, comprese le mura perimetrali. 

Sul fronte dell’Irpef si sta lavorando all’abbassamento o all’accorpamento della 3^ aliquota Irpef del trentotto per cento ovvero quella che riguarda i redditi tra i ventotto e i cinquantacinque mila euro.

Questa aliquota che allo stato attuale si distacca di ben dieci punti rispetto rispetto alla seconda, penalizza fortemente il ceto medio e i lavoratori dipendenti. Un intervento che potrebbe essere accompagnato da una riduzione dell’Irap (tassa sulle attività produttive pagata dalle imprese) fin dal 1° gennaio del prossimo anno per cui si valuta da tempo la riduzione o l’abolizione.

L’obiettivo del Governo è  di arrivare ad un via libera in Consiglio dei ministri la prossima settimana anche se risulta complicata, poiché ci sono ancora importanti distanze tra i partiti e potrebbe essere necessario far passare le elezioni amministrative.

Un altro importante nodo è quello delle risorse che la legge delega non prevede per cui dovrà farlo la legge di Bilancio. Al momento infatti figurano come disponibili 2-2,5 miliardi, che non risulterebbero sufficienti alle coperture degli interventi previsti. 

Riforma catasto 2021: più 10 miliardi con la Nadef

Come abbiamo come riportato nei giorni scorsi,  sarà la nota di aggiornamento, la Nadef ad aggiornare il prossimo 27 settembre sulle condizioni dell’economia. Le aspettative sul Pil del 2021 sono di una crescita stimata al 6% e qualora l’aggiornamento confermasse la crescita di 1,5 punti di Pil in più rispetto ad nell’aprile scorso sarebbero disponibili 10-12 miliardi derivanti da maggior gettito fiscale che potrebbe essere utilizzati per finanziare alcuni degli interventi fiscali previsti dall’esecutivo di Mario Draghi.ù

Nelle aspettative del Recovery Plan gli alti tassi di crescita dell’economia del Paese, anche nei prossimi anni, sarebbero conseguenza dell’attuazione delle riforme e in particolare di quella che comporterebbe uno strutturale taglio sulla fiscalità.

L’intervento pluriennale sulla diminuzione delle tasse dovrà avere come riferimento innanzitutto i ceti medi e le imprese, ma che al tempo stesso deve creare un equilibrio tra la tassazione che dovranno sostenere le  imprese, e, dall’altra, quella riguardante il mondo del lavoro dipendente.

Confermata in delega l’ingresso della Tasp ovvero della tassazione agevolata del secondo percettore il cui compito sarà cercare di agevolare l’occupazione femminile mediante un credito d’imposta . 

Riforma catasto 2021: i punti principali 

Relativamente ai temi, mentre c’è pieno consenso politico sul alcuni, a generare particolari discussioni è sicuramente la riforma del catasto. Come detto anche nei giorni scorsi Lega e centrodestra, che hanno già dovuto accettare l’accantonamento della flat tax, si stanno opponendo fortemente alla riforma ipotizzando un rinvio del varo della delega.  

A loro si è unito anche il M5S, mentre, al contrario, il Pd vorrebbe far partire la riforma quanto prima poiché è interessato ad andare avanti nel processo di accrescimento della progressività del sistema fiscale come strumento di redistribuzione del reddito.Ricordiamo che la riforma catastale ha come obiettivo l’aggiornamento della mappatura nonché del valore degli immobili presenti sul territorio nazionale.

Il governo Draghi deve attuare la riforma del catasto come da accordi intercorsi nei negoziati per il Recovery Plan. Bruxelles, infatti, da anni tutti gli organismi internazionali, dalla Commissione europea all’Ocse, richiamano il nostro paese sulla ricerca di una tassazione più equa: attualmente le abitazioni di pregio nei centri storici delle principali città pagano meno tasse rispetto a quelle più nuove e di minor valore presenti in periferia.

Si ricercherebbe quindi un riordino complessivo del sistema, che crei maggiori equità e la rideterminazione delle destinazioni d’uso degli immobili, classificandoli tra ordinari e speciali, ad eccezione di quelli dei beni culturali.

Una riforma da sempre rinviata dalla politica in considerazione degli interessi in gioco: sono 25 milioni i cittadini italiani proprietari di di immobili diversi dall'abitazione principale (il 41% sono lavoratori dipendenti e pensionati).L’ultima riforma del catasto è stata effettuata nel 1989. Le rendite catastali sono state successivamente alzate del 5% negli anni 1996 e 1997.

L’impatto più rilevante ai fini fiscali si ebbe con il governo Monti, nel 2011, che portò ad una rivalutazione degli estimi catastali del 60%: introdusse l’Imu e aumentò le aliquote.Il governo Renzi tolse l’Imu sulla prima casa e inserì la riforma del catasto nella delega fiscale del 2014 che doveva essere approvata dal Cdm nel 2015. La riforma fu rimandata e successivamente non se ne fece più nulla poiché, allora come oggi, ci fu una forte contrapposizione politica sul tema della casa.

La revisione del catasto comporterebbe portare le vecchie rendite catastali agli attuali valori di mercato e il passaggio dal parametro rappresentato dai vani ai metri quadri significherebbe far salire l’Imu sulle seconde case e incrementare l’Isee, sfavorendo molte famiglie nell’accesso di bonus e supporti sociali.

Nello specifico, sono state pubblicate alcune simulazioni, in cui si mostrava un notevole incremento degli estimi e dell’Imu come effetto della riforma. Importanti conseguenze ci sarebbero anche sull’Isee.Per porre dei correttivi a questi effetti conseguenti si potrebbe far ricorso alla riduzione delle aliquote, in modo da non svantaggiare le fasce più deboli. Ma richiederebbe un grande lavoro di coesione da parte dei partiti che costituiscono la maggioranza.

Vediamo quali sono i principi a cui si ispira la riforma:

  • aggiornamento (e dunque rivalutazione) dei valori catastali con il passaggio dalle rendite dagli attuali valori medi di mercato a quelli che verrebbero riportati semestralmente dall’Osservatorio immobiliare delle’Entrate;
  • passaggio dai vani ai metri quadri il che permetterebbe di determinare il valore dell’immobile;
  • semplificazione delle attuali categorie catastali: quindi non avremmo più A1 o A2 per rappresentarle ma solo le classificazioni “O” e “S”, che distingueranno gli immobili tra ordinari e speciali.

Riforma catasto 2021, impatti anche sull’Imu

L’effetto sulle rendite catastali dell’adeguamento ai valori di mercato nelle grandi città potrebbe essere particolarmente importante.

Di conseguenza, l’Imu sulle seconde case salirebbe, calcola la Uil (Servizio Lavoro, Coesione e Territorio) in media nazionale del 128%.Un incremento che sarebbe molto più rilevante (addirittura 299% a Milano) se si considerasse l'imposta di registro che grava sull'acquisto della prima casa. Agli aumenti farebbero però riscontro ribassi in periferia. Il governo potrebbe calmierare gli effetti dell’intervento abbassando le aliquote Imu.

Riforma catasto 2021: cosa cambierebbe per l’Isee

La revisione non impatterebbe solo sui proprietari di seconde case, soggetti al pagamento dell’Imu, ma anche sul valore della prima casa agli effetti del calcolo dell’Isee. La revisione estimi degli estimi, sempre secondo le stime della Uil,  farebbe salire l’Isee medio di 75 mila euro medi (+318%), ossia quattro volte tanto, con punte maggiori in alcune città del sud e isole.

Di conseguenza molte famiglie rischierebbero di perdere agevolazioni (sconti sulle mense scolastiche, rette degli asili, tasse universitarie, bonus affitti, bonus bollette….) mentre molti altri non potrebbero godere più di  programmi di sostegno alla povertà, come il Reddito di cittadinanza. Salvo che le soglie Isee abbinate a queste erogazioni non vengano alzate anche il M5S si opporrebbe alla riforma.

Riforma catasto 2021: il coinvolgimento della Tari

Il passaggio dai vani ai metri quadri potrebbe impattare anche sulla Tari (tassa dei rifiuti) che, nel suo criterio di calcolo, prende a riferimento l’80% della superficie catastale lorda dell’abitazione, comprese le mura perimetrali.

Non tutti i Comuni hanno fatto le revisioni sulle superfici imponibili, ma hanno basato il calcolo della Tari sulle autodichiarazioni fornite dagli stessi proprietari. Sarà, quindi, importante che si crei un’adeguata sinergia tra Entrate e Comuni funzionale alla determinazione dei nuovi valori catastali dei beni e nel loro aggiornamento periodico.

La revisione del Catasto dovrebbe consentire anche l’emersione dei cosiddetti immobili fantasma in virtù del lavoro svolto negli ultimi anni dall’agenzia delle Entrate su tutto il territorio nazionale sovrapponendo rilievi aerofotogrammetrici agli elaborati catastali.

Una riforma attesa da oltre 30 anni che consentirebbe, secondo quanto afferma il Rapporto IMU 2021 elaborato dalla Uil, di creare equità eliminando i paradossi delle difformità dai valori reali delle case di pregio nei centri storici rispetto agli immobili situati in periferia con rendite catastali aggiornate e conseguentemente più alte.