La riforma fiscale del Governo Draghi è alle porte.

Come sappiamo – e come scritto anche su il sole24ore – il Recovery Plan prevede che il governo renda effettiva la nuova Legge Delega sulla riforma fiscale entro l’ultima settimana di luglio, massimo la prima di agosto.

Ma in cosa consiste la riforma fiscale? Quali tasse prenderà in appello? In che modo modificherà l’imposta IRPEF? Che cosa c’entra l’IRAP? Verrà cancellata? 

Queste sono solo alcune delle innumerevoli domande che stanno vorticando nella mente di tutti i contribuenti italiani che si chiedono, incuriositi, che cosa ne saranno delle innumerevoli vecchie, obsolete e burocraticamente difficoltose riforme fiscali – anche conosciute come tax expenditures – e come questa nuova riforma – voluta dall’Europa – alleggerirà il carico burocratico italiano.

In cosa consiste la riforma fiscale di Draghi?

Lo sappiamo a memoria oramai, la riforma fiscale del Governo Draghi non è null’altro se non una delle condizioni poste dall’Europa per versare i fondi del PNRR all’Italia.

Sebbene questa riforma fiscale venga vista come “la rivoluzione del fisco” essa – a detti di molti – sarà una riforma di compromessi, poiché di fondi per poter effettuare una rivoluzione delle riforme fiscali non ve ne sono e se si attuasse comunque si rischierebbe solamente di aumentare il deficit pubblico.

Una delle azioni ovvie che dovrà compiere il Governo Draghi sarà quella di metter mano anche alle varie tax expenditures.

Cosa sono le tax expenditures?

E’ la definizione con cui si intendono tutte le agevolazioni fiscali in un unico insieme; quindi dalle detrazioni alle deduzioni d’imposta, dai crediti d’imposta fino alle aliquote ridotte e alle imposte sostitutive.

Questo insieme di agevolazioni – creatosi in anni di leggi che hanno solo provocato una grossa confusione fiscale – si stima, come possiamo leggere su financeque.it, provochi perdite per le entrate dello Stato pari a 75,2 miliardi di euro.

  • La maggior parte tramite le seguenti agevolazioni:
  • deduzione della rendita catastale
  • detrazione delle spese sanitarie
  • detrazioni ottenute grazie al “bonus 80”

Andranno quindi revisionate le tax expenditures e rivisto l’impatto attuale dell’imposta IRPEF sui contribuenti.

Che cos’è l’imposta IRPEF?

Se volete sapere con precisione in cosa consista l’IRPEF e come calcolarla, vi rimandiamo ai seguenti articoli: “calcolo irpef e scaglioni” e “che cos’è l’IRPEF?” presenti sul nostro sito e che spiegano al meglio tutte le nozioni inerenti l'IRPEF e soprattutto come poter calcolare l'imposta IRPEF sia lorda che netta. 

Ai fini della spiegazione del suddetto articolo basti sapere che l’IRPEF consiste nell’Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche; è un’imposta sul reddito delle persone fisiche ed è un’imposta diretta, a carattere personale e con caratteristica progressiva.

Ciò significa che verrà attuata direttamente sul reddito (diretta), dovrà essere pagata da tutti i soggetti che producano un reddito in Italia (personale) e crescerà al crescere del reddito stesso (progressiva).

Si stima che l’IRPEF coinvolga più di 40 milioni di contribuenti italiani e produca per le casse statali 180 miliardi di euro l’anno, circa.

Dal 1973 questa imposta risulta essere una delle principali fonti di reddito dello Stato.

Quali sono le novità IRPEF con la nuova riforma fiscale?

Nella bozza di ciò che diverrà, in seguito, la riforma fiscale del Governo Draghi il sistema dell’imposta IRPEF viene definito come dannoso e poco efficiente.

Pare, quindi, che la nuova riforma fiscale punterebbe all’abbassamento dell’aliquota con particolare interesse per la fascia di reddito compresa fra i 28 mila e  i 55 mila euro, così da livellare le discontinuità più evidenti.

Ciò comporterebbe un taglio dell’imposta sulle persone fisiche per quasi 7 milioni di contribuenti italiani.

Quindi, questa riforma fiscale come andrebbe ad agire?

Si parla di modificare gli scaglioni delle aliquote portandoli da cinque a tre, si vocifera anche della possibilità di utilizzare il “metodo tedesco” che prevede un sistema ad aliquota continua con limitazioni per le fasce di reddito medie.

Di sicuro, alcune detrazioni non utili allo Stato o marginali verranno abolite, come – ad esempio - il Bonus Renzi.

Riforma fiscale 2021: tutto quello che c’è da sapere

Come precedentemente detto e come conferma anche il Ministro dell’Economia Daniele Franco, la riforma fiscale non potrà rivoluzionare il metodo fiscale attualmente vigente in Italia, ma delineerà delle tappe da eseguire, per poter ottenere dei concreti risultati.

Una delle prime tappe da attuare sarà quella riguardante l’Irap e il suo superamento.

Ricordiamo che l’IRAP è un tributo che va versato alla propria Regione di appartenenza annualmente – secondo le disposizioni contenute nel Decreto Legislativo n 446/1997 – con valore retroattivo e tassa il valore della produzione.

Perciò, va a tassare il guadagno netto di un’impresa che andrà versato alla Regione di pertinenza, la quale – secondo il Decreto – riutilizzerà tali fondi per foraggiare e finanziare i servizi sanitari pubblici.

Questo tributo sarà il primo a sparire, togliendo un grosso scoglio per tutte le imprese in difficoltà a causa del periodo Covid.

Verrà, successivamente, interpellata anche l’imposta IRPEF – dove lo scaglione pari al 38% dell’aliquota verrà ridimensionato – pare che l’IVA non muterà e non si sa se dovranno essere riviste anche le attuali tasse patrimoniali.

Questa riforma, dunque, si pone l’obiettivo di cambiare il metodo fiscale italiano attraverso piccoli e mirati step che la ridefiniscano totalmente e spazzino via le precedenti riforme “tappa buchi”.

Con l’ideale di eliminare o ridurre tasse che rendono il fisco italiano complesso e burocraticamente arretrato – e portano un incremento nelle casse statali praticamente irrisorio – tasse come quella dei funghi o il tributo di discarica, tasse sulla laurea o l’imposta regionale della benzina andranno nuovamente discusse. 

Riforma fiscale 2021: cosa cambia per il contribuente?

La riforma fiscale 2021, alla fine dei conti, che cosa farà? E cosa cambierà per il contribuente?

La riforma fiscale 2021 si prospetta di lavorare per step, auto finanziando ogni nuovo step non appena arriveranno nuovi introiti che lo permettano, premesso ciò uno dei primi step consisterà nell’intervento che è a costo zero, ovvero la semplificazione.

Cosa verrà fatto nello specifico?

  • Verrà abolita l’IRAP  - poiché viene considerata un tributo iniquo, visto che non viene calcolata sull’utile dell’azienda
  • Non verranno immesse ulteriori tasse patrimoniali – poiché il Governo non le considera una soluzione per “fare cassetto”
  • Non verrà aumentata l’IVA
  • Verrà revisionata l’imposta IRPEF secondo le proposte sopraccitate
  • Verrà finalizzato un intervento sul cuneo fiscale – che ricordiamo essere la differenza fra l’importo netto presente in busta paga e l’importo lordo pagato dalle aziende.

Come potrebbe essere modificato il cuneo fiscale?

Il primo esempio pratico lo si avrebbe modificato l’IRPEF in busta paga, una minore tassazione del lordo della busta paga, porterebbe ad un incremento dello stipendio netto del lavoratore e quindi ad un decremento del cuneo fiscale fra ciò che paga il datore di lavoro e ciò che percepisce effettivamente il lavoratore stesso.

Per future manovre in merito, invece, non si sa ancora nulla di preciso.

Queste e altre nozioni le potete trovare qui di seguito nell’interessantissimo video del consulente finanziario Christian Franchini.

Altri importanti cambiamenti verranno introdotti per tutti i lavoratori autonomi che si avvalgono del regime forfettario.

Pare, infatti, possa essere introdotta una tipologia di regime fiscale transitoria per tutti coloro che superano il limite reddituale di 65 mila euro.

L’idea è quella di aggiungere una tassazione agevolata per le partite iva che superino questa soglia.

Si tratterebbe di un regime opzionale che comporti comunque l’utilizzo del forfettario per i successivi due anni dallo sforo della cifra di 65 mila euro, purché l’aumento sia paria ad almeno il 10% rispetto all’anno antecedente.

L’aliquota salirebbe, ovviamente, dal 15% al 20% per le aziende che siano attive da più anni, mentre per le start-up salirebbe dal 5% al 10%.

Pare, verrà inoltre resa effettiva – seppur con alcuni aggiustamenti – la flat tax per gli autonomi con ricavi sopra i 65 mila euro.

Inoltre, dovrebbe essere modificata l’idea di rendita finanziaria tramite l’introduzione della categoria unica detta “redditi finanziari”.

Infine, è prevista l’unificazione e la modifica della tassa della previdenza complementare.

Che cosa comporteranno queste modifiche e come la riforma fiscale del Premier Mario DraghiRufirna modificherà lo stato attuale della nostra fiscalità italiana, lo scopriremo solo dopo la riforma stessa!

Attualmente, sebbene il limite fosse per il 31 luglio 2021, pare che tutto stia tacendo da parte del Governo Draghi.

L’ultima dichiarazione del Premier metteva in luce l’impossibilità di ottenere la riforma fiscale entro la fine di luglio e spostava la data ultima per la prima settimana di agosto.