È notizia di ieri la sospensione del cashback di Stato, fortemente imposta dal Presidente del Consiglio, Mario Draghi, che mette la parola fine ai rimborsi della misura tanto voluta dal Governo Conte bis.

Non è mai stato un segreto: l’ex presidente della BCE Mario Draghi, si è sempre mostrato scettico verso questa misura, che a detta del precedente Governo, avrebbe dovuto “combattere l’evasione fiscale”.

Andiamo ad analizzare i dettagli di questa misura: cosa accadrà per gli altri semestri e come l’hanno presa i partiti della maggioranza. La stabilità del Governo è in bilico?

Mario Draghi ha deciso (almeno per il momento): i rimborsi previsti per il cashback sono sospesi a partire da domani 1° luglio, data in cui sarebbe dovuto partire il secondo semestre (sui tre totali) di questo piano di rimborsi tanto discussi.

I furbetti non sono mancati, siamo in Italia, e come era prevedibile, una misura che avrebbe dovuto contrastare la tanto agognata evasione fiscale è finita per diventare un bello spreco di risorse che avrebbero potuto tranquillamente essere destinate ad altro.

Intanto, la misura come era prevedibile (o forse no?) ha avuto (siamo sicuri?) un enorme successo, riscontrando un record per quanto riguarda la partecipazione, che possiamo tranquillamente dire, è stata una vera e propria gara verso la vetta della classifica.

Ma andiamo ora ad analizzare più nel dettaglio numeri e impressioni (tra i vari esponenti politici), per capire meglio di cosa stiamo parlando e fare il punto sulla situazione del cashback.

Rimborsi cashback: la misura voluta da Giuseppe Conte

Riforma di sistema”: così era stato definito il Cashback dall’ex Presidente del Consiglio, ora avvocato e aspirante capo politico del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte. Una misura che avrebbe invogliato i cittadini ad abbandonare il contante, a spendere il proprio denaro nei negozi fisici e ad abbandonare il mercato dell’”online”.

In cambio di cosa? In cambio di alcuni rimborsi, fino a un massimo di 150 euro ogni sei mesi e non superiori ai 300 euro annui. E non è mica finita qui, in palio anche un superbonus da 1500 euro per “pochi” – si fa per dire – fortunati. Come si ottiene questo gigantesco bonus? Semplice: devi rientrare tra i primi 100 mila utenti della classifica ad aver effettuato più transazioni.

L’idea nacque all’alba della nascita del Conte bis, dopo lo strafalcione di Matteo Salvini a Ferragosto. Conte, che all’epoca poteva contare nell’appoggio ancora ben saldo di Matteo Renzi, avrebbe voluto invogliare i cittadini nell’utilizzo del contante attraverso dei sistemi tracciabili e trasparenti, questo per dare una spallata decisa all’evasione fiscale.

Problema di crescita ben noto in Italia, al penultimo posto in Europa (nemmeno a dirlo davanti solo alla Grecia) in termini di evasione fiscale. Il primo, tra gli altri, dei “Sette peccati capitali dell’economia Italiana”, libro di Carlo Cottarelli, direttore dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani.

La misura denominata “Italia Cashless” prevista nella Legge di Bilancio del 2020

Cashback: nulla da temere, i rimborsi per i vincitori (onesti) arriveranno

Il programma dei rimborsi cashback è costituito da tre semestri:

• Dal Primo gennaio 2021 fino al 30 giugno 2021;

• Dal Primo luglio 2021 al 31 dicembre 2021;

• Dal Primo gennaio 2022 al 30 giugno 2022.

Per il momento, gli ultimi due semestri sono stati sospesi dal premier Mario Draghi, proprio all’alba della partenza del secondo semestre il primo di luglio, quando la classifica precedente sarebbe stata annullata e una corsa al rimborso sarebbe nuovamente partita tra i cittadini residenti nello Stato italiano.

In molti ora si staranno chiedendo, anche giustamente, che fine faranno i rimborsi tanto promessi per la misura Cashback. Beh, niente paura! I rimborsi per il primo semestre dovranno ormai necessariamente arrivare, sempre nel caso in cui non vengano riscontrate delle irregolarità, o comunque dei comportamenti al limite: perché ora è chiaro quel che già prima si sapeva, all’ex presidente della BCE non piacciono gli sprechi.

Ma parliamo di quello che veramente sta a cuore a tutti noi: quando arriveranno i rimborsi relativi al primo semestre?

I rimborsi arriveranno direttamente sul conto corrente che si era indicato al momento dell’iscrizione all’iniziativa sull’app “IO”. I rimborsi della misura cashback sono attesi entro il mese di agosto, a 60 giorni quindi dalla fine del semestre, che ricordiamo rischia anche di essere il primo e l’ultimo.

Ma attenzione, non sono mancati i furbetti. Tra chi ha effettuato una moltitudine di micropagamenti (anche al di sotto dei 5 euro) nello stesso esercizio commerciale, a chi invece si è dilungato più del dovuto nel tentativo di fare benzina con pochi euro. 

Non comportamenti vietati, ma che rientrano in quei buchi normativi considerati sicuramente poco etici.

Corsa ai rimborsi: i numeri parlano di successo o sconfitta?

Più di 8,5 milioni di cittadini hanno aderito all’iniziativa cashback, con un obiettivo comune: i rimborsi. Oltre 700 milioni di transazioni effettuate, con quasi 6 milioni italiani che hanno diritto al rimborso di 150 euro.

Numeri da capogiro per una misura che ha l’obiettivo della lotta contro l’evasione, e in un Paese, come l’Italia, che a livello di digitalizzazione non è messa benissimo, ma abbastanza indietro se consideriamo l’alto utilizzo dei metodi pagamento elettronici negli altri paesi dell’Unione Europea.

Ricordiamo, poi, tutte le polemiche riguardo al limite dell’utilizzo del contante fissato a 2.999,99 euro, ora sceso a 1.999,99 nel 2021, cifra che vedremo poi ulteriormente abbassarsi l’anno prossimo.

Continuando a dare qualche numero: a chi spettano i rimborsi? A tutti quegli utenti che hanno effettuato almeno 50 operazioni e hanno raggiunto un importo pari ad almeno 150 euro.

Altro aspetto importante dell’iniziativa, è la classifica dei primi cento mila cittadini che avranno diritto al superbonus da ben 1500 euro. Infatti, i primi centomila utenti che avranno effettuato più transazioni. 

Attraverso l’app IO, possiamo vedere che l’utente che si trova alla posizione numero 100.000 della classifica ha effettuato 721 transazioni.

Questo nel momento in cui sta scrivendo il sottoscritto, ma la classifica è in continuo aggiornamento.

Rimborsi cashback: è scontro totale tra i partiti

Draghi ha deciso, e per ora, ha sospeso la misura del cashback, che dal primo luglio non vedrà quindi nessun italiano sfidarsi a “colpi di bancomat” per rientrare tra i top cento mila utenti nel secondo semestre che sarebbe dovuto terminare il 31 dicembre di quest’anno.

Come era scontato accadesse, questa decisione dell’ex governatore di Bankitalia, ha creato non pochi malumori tra i partiti politici: tra chi non ha gradito e chi invece applaude Draghi.

Tra i delusi per la decisione del premier, vi sono sicuramente i pentastellati, con il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali e capo della delegazione dei 5 stelle, Patuanelli capo delegazione dei 5 stelle e Fabiana Dadone, Ministro per le politiche giovanili che gridano in coro:

Un errore la sospensione, si torni indietro. È stato uno strumento perfetto.

Si uniscono anche i “dem” che oramai viaggiano a braccetto con i cinque stelle, con il deputato Michele Bordo che si dice anch’egli contrario alla scelta di sospendere il cashback con un anno di anticipo.

Chi invece applaude la decisione presa da Draghi è il centro destra, con Lega, Fratelli d’Italia e Forza d’Italia che accennano una standing ovation al capo dell’Esecutivo. In particolare, Fratelli d’Italia, l’unico “grande” partito ad essere rimasto fuori dalla maggioranza di Governo rivendica tramite la sua leader, Giorgia Meloni, di essere l’unica forza che da tempo si era schierata contro la misura del cashback.

I problemi del cashback e i rapporti costi-benefici

Ma quanto è costata alle casse morenti dello Stato italiano questa misura? Secondo quanto sostiene il Sole 24 Ore, il cashback ha avuto un costo pari a circa 1 miliardo e 700 milioni di euro

Quale è stato il principale fine? L’obiettivo era quello stimolare l’utilizzo delle carte elettroniche di pagamento, disincentivando quindi il ricorso ai contanti e al denaro non tracciato.

Ma davvero è stato utile? Siamo sicuri che chi ha utilizzato un metodo di pagamento elettronico, tracciabile, non fosse chi già lo utilizzava anche prima o che lo avrebbe utilizzato comunque per determinati pagamenti?

Non sarebbe magari stato meglio limitare i rimborsi solo per quelle transazioni che solitamente avvengono quasi esclusivamente tramite l’utilizzo dei soldi liquidi o per tutte quelle operazioni superiori a un certo tot?

Secondo alcune stime, con la sospensione del cashback vi sarebbe un risparmio di oltre 3 miliardi di euro.

Su questo tema sono intervenute poi anche le associazioni di categoria. il Codacons ha valutato e affermato che il provvedimento ha avuto scarso effetto (non sono molto d'accordo sulla scarsità di questo numero) finora con circa il 15% dei cittadini che ha aderito al piano per il rimborso delle spese attraverso i pagamenti elettronici. 

I commercianti suggeriscono che è meglio contare le commissioni e utilizzare risorse avanzate per ridurre i costi di transazione. Confesercenti ha osservato che:

Il cashback dovrebbe dare impulso ai consumi e all’utilizzo di carte elettroniche, ma non ha ottenuto ottimi risultati.

Al contrario, se l'obiettivo è aumentare l'utilizzo di carte e bancomat, ridurre gli importi delle commissioni è forse la strada più efficace, almeno per le piccole transazioni.

Certo è abbastanza prematuro fare un'analisi oggettiva su questa misura che, sicuramente, è una buon strumento per combattere "il nero" e andrà rivista e rivalutata per il futuro.

Una cosa è certa, il cashback, che ha fatto parecchio parlare di sé, riempendo gli spazi di intere trasmissioni televisive e non, non scomparirà così facilmente, e, siamo sicuri, rimarrà un tema attualissimo per tutto il 2021.