Perché Draghi sta mettendo da parte il cashback? Sembrava una misura rivolta al futuro ed invece sembra già avere i minuti contati (o i mesi contati...), come mai questo repentino cambio di posizione? Il cashback, a prescindere dal peso a bilancio, doveva aiutare a combattere l'evasione ed a spingere la moneta elettronica, ci è riuscito?

Queste sono le domande probabilmente più importanti quando si parla di cashback, alle quali proveremo a rispondere in questo articolo, in modo da capire da dove si arriva, a che punto si è e soprattutto dove si vuole andare. La presa di posizione forte è già stata presa dal permier Mario Draghi, quindi da una voce molto autorevole, ed affronta diversi aspetti di questa misura che non hanno convinto il Governo.

Le prospettive future possono ancora cambiare, perché nulla è stato deciso, ma sicuramente questa presa di posizione è un'indicazione chiara e netta di dove si vuole andare stando alla stato attuale delle cose. Uno sviluppo abbastanza sorprendente, se si considera che il cashback sembrava solo all'inizio della sua vita. Ad ora non solo cambia ciò che succederà in futuro, ma anche ciò che spetta ai soggetti che in questi mesi hanno pagato con i metodi adatti a ricevere il rimborso.

Vediamo insieme cosa succede, in attesa anche di capire cos'altro accadrà nel mese di luglio, caldo in tema di pagamenti e di sblocco di misure come Reddito di emergenza e bonus 1600 euro. Nel frattempo sono arrivati anche i contributi a fondo perduto e gli accrediti automatici del bonus per collaboratori sportivi e per lavoratori stagionali. Notizie sicuramente positive che accompagnano questa meno positiva del cashback.

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Rimborso cashback: come funziona?

Il cashback, che letteralmente significa "denaro indietro", è il meccanismo pensato dal Governo per incentivare i cittadini (ed anche i commercianti) ad utilizzare metodi di pagamento diversi dal contante, come le carte di credito o di debito, oppure attraverso moneta digitale. Diversi sono ormai i metodi che rendono comodo pagare in questo modo, come per esempio il contactless delle carte più nuove o le applicazioni che permettono di pagare direttamente con lo smartphone (attraverso Google Pay o Apple Pay che fanno da tramite).

Una serie di elementi che permettono di definire questi metodi veramente comodi e versatili, ma anche che costringono i cittadini ad usare metodi tracciabili. I metodi tracciabili sono quelli in cui si può risalire a tutte le informazioni del pagamento: giorno, ora, modalità, commerciante e cliente coinvolti. In questo modo, combattere l'evasione diventa molto più facile perché i metodi tracciabili permettono di risalire ai soggetti e non c'è modo di fare pagamenti "in nero", cioè senza fattura.

Il Governo, proprio per combattere la tristemente nota pratica dei pagamenti in nero, ha pensato di approvare una misura che permettesse di recuperare il 10% di quanto speso fino a 1500 euro. Se la spesa massima è 1500 euro nel semestre (da gennaio 2021 a giugno 2021), evidentemente il massimo di rimborso che si può ricevere è 150 euro. Un gruzzolo modesto, ma sicuramente interessante se visto nell'ottica opposta: ti viene restituito del denaro che avevi speso.

Questa misura aveva fatto molto parlare di sé all'inizio dell'anno, quando è stata approvata. Il primo esperimento era stato a Natale (grazie al Governo Conte), in cui si era tentato di invitare gli italiani a spendere con la prospettiva di un probabile rimborso da parte dello stato. Sembrava aver funzionato, nel senso che tanti italiani erano stati attratti dalla possibilità di ricevere una certa percentuale indietro.

Poi, però, le cose sono andate diversamente con il cashback semestrale ed ora vediamo perché.

Rimborso cashback: cosa succede?

Il rimborso del cashback doveva arrivare a breve. In sostanza, il 30 giugno è scaduta la misura ed a quella data era necessario aver effettuato almeno 50 transizioni per poter ambire a ricevere il 10% indietro. Tanti sono i cittadini che questa soglia l'hanno raggiunta, anche al netto di qualche "furbetto" di cui parleremo successivamente.

Il 10% di rimborso sarebbe dovuto arrivare entro il 30 agosto e, invece, a sorpresa questo termine è slittato al 30 novembre. Una novità non troppo corretta da parte del Governo, che risulta come una vera e propria promessa non mantenuta.

Non è in realtà solo questo il problema: potrebbero arrivare anche dei tagli ai rimborsi. Inizialmente, infatti, questa misura era iscritta a bilancio per 4,75 miliardi di euro e già ciò aveva fatto storcere il naso a qualcuno. Ora però sembra che quella cifra sia assolutamente un miraggio e che verrà ridimensionata in maniera piuttosto netta, scendendo ad un totale di 1,367 miliardi di euro.

E se questi soldi non dovessero bastare per liquidare tutti con i 150 euro? Una bella domanda, ma con una brutta risposta: si taglierà il necessario. Chi quindi si aspetta i 150 euro potrebbe doversi accontentare di una cifra più bassa, perché il taglio sarà semplicemente proporzionale per tutti. Anche per chi non dovessere raggiungere la cifra massima, tra l'altro.

Rimborso cashback: e il super rimborso?

Che fine fa il super rimborso? Spieghiamo innanzitutto di cosa si tratta: se il rimborso base è di 150 euro (10% su un massimo di 1500 euro), il super rimborso è di ben 1500 euro. Una cifra importante destinata ai 100mila più attivi, cioè coloro che hanno fatto più transazioni.

In questa classifica dei più attivi comanda il numero di transazioni e non le cifre. Questo ha permesso a diversi soggetti di fare i furbi, facendo transazioni fittizie di pochi centesimi e scalando in questo modo la classifica. Come purtroppo spesso accade in Italia, fatta la legge trovato l'inganno. Diversi casi di numerose micro transazioni tipo al benzinaio, in alcuni casi decine e decine di pagamenti da pochissimi centesimi. Il tutto per scalare la classifica ed ambire ai 1500 euro... che però potrebbero diminuire allo stesso modo dei 150.

Una diminuzione proporzionale al premio, che potrebbe quindi portare nelle tasche dei soggetti una cifra inferiore rispetto a quella attesa. La scelta non è dipesa in realtà dai furbi, ma sempre da quanto detto in precedenze rispetto al peso del cashback sulla Legge di Bilancio.

Rimborso cashback: ben pensato, mal realizzato

L'impressione è proprio questa: il cashback è stato pensato in maniera intelligente ed interessante per andare in una direzione comune importante, soprattutto in termini di evasione. Nei fatti, però, qualcosa ha fatto fare il famoso passo indietro a Mario Draghi. Non si tratta dei "furbetti del cashback" e neanche del peso a bilancio, che comunque è alto ed ha contribuito nella scelta, il motivo principale è un altro: questo meccanismo non premia le famiglie più bisognose.

Da un lato chi ha più bisogno, cioè le famiglie più povere, non può effettuare così tanti pagamenti e dall'altro le fasce più povere sono anche quelle meno inclini all'utilizzo dei metodi digitali e tracciabili di pagamento. Una tendenza emersa dai primi dati relativi al cashback del primo semestre del 2021, che purtroppo mette il Governo nella posizione di riconsiderarne l'utilità.

Come se non bastasse, sembra che siano i cittadini più abbienti ad utilizzare questi metodi di pagamento e, contemporaneamente, ad effettuare così tanti pagamenti. Il rimborso potrebbe quindi essere destinato nella maggior parte dei casi a famiglie non così bisognose come si sperava e per di più a soggetti che sono già abituati ad utilizzare questi metodi di pagamento.

Uno degli obiettivi del cashback, infatti, era anche quello di permettere agli italiani di abituarsi e di prendere confidenza con i nuovi mezzi di pagamento, attraverso questa forma di incentivo. Obiettivo fallito, anche in questo caso, dunque non resta che riconsiderare il cashback e valutare addirittura di eliminarlo in futuro.

Rimborso cashback: altre priorità

Questo insieme di aspetti esplicati nei paragrafi precedenti, ha portato il premier ed il Governo in generale a valutare di ridurre i fondi, cosa che come detto è stata fatta, semplicemente per destinarli a misure più urgenti. Se il cashback anziché ridurre le sperequazioni tra i redditi le accentua, pesa a bilancio in maniera veramente importante ed è anche stato esposto alle "furbate", davvero vien da pensare che non conviene prorogarlo.

Nel paragrafo successivo si vedranno le prospettive future, ma resta da capire che il cashback ad oggi è un fallimento. Probabilmente più nei fatti che nel principio, almeno da quanto emerge dal Governo. Mentre si riconsidera questa misura, quindi, vedremo quali saranno le prossime mosse dell'Esecutivo che ha appunto manifestato la volontà di lavorare su altre priorità.

Rimborso cashback: che succede nel 2022?

In teoria, nulla. Il cashback non è ancora stato cancellato e stando ai fatti attuali ci sarà ancora da gennaio a giugno 2022. C'è però da ricordare che anche in quel semestre il massimo raggiungibile sarà di 1,347 miliardi e che dunque potrebbe essere meno attraente agli occhi dei cittadini.

Non resta che attendere le prossime mosse di Mario Draghi, cercando anche di capire quando arriveranno i famosi rimborsi e quanto saranno in linea con ciò che il Governo aveva promesso. In tutto ciò, ci sarà anche da fare qualche calcolo (con dati più certi di quelli attuali) su quanto il bonus sia stato usato nelle varie regioni d'Italia. Sembra ragionevole pensare che al nord sia stato più ricercato che al sud, ma c'è anche una tendenza all'utilizzo dei metodi digitali nelle grandi città rispetto ai piccoli paesi.

In ogni caso, terremo i lettori aggiornati per quanto riguarda questa tematica e tutte le altre trattate sul nostro portale.