La via di “ridiscutere le regole dell’eurosistema” è un vicolo cieco totale, per la semplice ragione che il blocco tedesco è disposto ad aprire il dibattito esclusivamente se la finalità è renderle più rigide. Non viceversa.

Per questo motivo il progetto CCF è concepito come un nuovo strumento da inserire nell’ambito dell’eurosistema, per ottenere gli effetti a noi necessari (rilancio di domanda, produzione e occupazione e contestuale riduzione del rapporto tra Maastricht Debt e PIL) senza che ci sia la necessità di ridiscutere nulla con nessuno.

L’unica possibile alternativa sarebbe, in teoria, la rottura dell’euro. Per la quale, tanto per cominciare, non esiste il necessario consenso politico.

Ma a prescindere da quest’ultimo tema, nessuna ha mai neanche indicato in modo dettagliato e plausibile i meccanismi operativi e i passaggi tecnici che sarebbe necessario attuare per arrivare a rompere l’euro.

Inoltre, i soggetti da coinvolgere nel processo sarebbero un numero molto elevato, e si dovrebbero muovere in modo totalmente compatto e coeso. Mentre oggi tantissimi di questi soggetti sono schierati, al contrario, a favore dello status quo.

Sono quindi molto preoccupato dal fatto che, quando M5S e Lega erano al governo insieme, il nostro gruppo di ricerca abbia trovato ascolto da parte di parlamentari M5S (arrivando successivamente alla presentazione di un progetto di legge firmato da 90 di loro); i quali, però, non sono riusciti a ottenere che la Lega facesse fronte comune con loro per sbloccare la situazione.

Le ragioni di questo mi sfuggono. E mi sfugge che cosa, esattamente, la Lega abbia intenzione di fare, se e quando tornerà al governo in posizione di leader in una futura, eventuale coalizione maggioritaria.