Nonostante i massicci stimoli statali e del settore bancario centrale, l'economia globale sta assistendo ad un aumento preoccupante delle insolvenze. I bilanci delle principali banche centrali (quelli della Federal Reserve, della Bank of Japan, della Banca Centrale Europea, della Bank of England e della People's Bank Of China) sono saliti ad un totale di $20.000 miliardi, mentre gli annunci di allentamento fiscale nelle principali economie superano il 7% del PIL mondiale secondo le valutazioni di Fitch.

Questo è il più grande piano di stimolo combinato nella storia economica. Tuttavia le imprese stanno chiudendo ad un ritmo da record e la disoccupazione ha raggiunto livelli estremamente elevati in molti Paesi.

Esiste un rischio importante in quello che viene definito "Everything Bailout", o la decisione consapevole da parte di stati e banche centrali di fornire qualsiasi supporto necessario a tutti i settori e le società facilitando loro l'accesso al debito. La maggior parte di questi pacchetti di incentivi e misure di liquidità mirano a sostenere l'attuale spesa pubblica e a fornire liquidità alle società. Non è una sorpresa, quindi, che contemporaneamente al più grande piano di sostegno fiscale e monetario dalla Seconda Guerra Mondiale, stiamo già assistendo a due pericolosi effetti collaterali: l'ascesa delle società zombi e il crollo di piccole imprese e start-up.

Secondo l'Institute of International Finance (IIF), la cifra dei default globali per le obbligazioni societarie è salita a $50 miliardi nel secondo trimestre del 2020, nonostante i bassi tassi d'interesse e l'elevata liquidità. Inoltre, secondo Deutsche Bank e la Banca dei Regolamenti Internazionali, il numero di società zombi nella zona Euro e negli Stati Uniti, le grandi società che non possono coprire le spese per interessi con utili operativi, è salito a nuovi massimi storici. Nel 2019 i professori Petroulakis (BCE) e Andrews (OCSE) hanno dichiarato: "Il problema della produttività europea è in parte dovuto all'aumento delle società zombi che soffocano le opportunità di crescita per gli altri" ("What Zombie Firms Tell Us about Europe’s Productivity Problem", World Economic Forum, aprile 2019). Questo problema sta diventando ancora più preoccupante nell'attuale crisi.

L'aumento delle inadempienze obbligazionarie è una conseguenza dell'elevata leva finanziaria in un ambiente in cui il reddito operativo è indebolito. Ciò non desterebbe preoccupazioni se la distruzione creativa agisse per migliorare l'economia, poiché le aziende inefficienti verrebbero rilevate da aziende efficienti e nuovi investitori ristrutturerebbero le imprese in difficoltà per renderle competitive. Il problema cruciale è come la massiccia liquidità ed i bassi tassi stiano perpetuando l'eccesso di capacità e mantenendo viva una quantità straordinaria di imprese zombi.

Il mantenimento e l'aumento delle imprese zombi distrugge qualsiasi effetto positivo derivante dalla ristrutturazione e dall'innovazione. Inoltre, per mantenere i flussi di cassa e rimanere in vita, le aziende stanno riducendo gli investimenti in innovazione, tecnologia e ricerca. Nel frattempo le piccole imprese che non possiedono beni materiali, o che non hanno accesso al debito, si stanno dissolvendo ogni giorno che passa. Nella maggior parte delle economie sviluppate, in cui l'80% dell'occupazione proviene da piccole imprese, il cosiddetto "Everything Bailout" sta diventando un gigantesco trasferimento di ricchezza dalla nuova economia alla vecchia economia, impedendo una ripresa più forte e più produttiva.

Nella zona Euro i principali beneficiari degli acquisti di obbligazioni societarie, effettuati dalla Banca Centrale Europea, sono i grandi conglomerati industriali che nel 2019 avevano già margini deboli, crescita debole e bilanci con serie criticità. Negli Stati Uniti il canale finanziario dell'economia reale è più diversificato e l'impatto della zombificazione è minore, ma non trascurabile o irrilevante.

Alcuni di questi problemi possono anche essere inevitabili in una crisi, ma la maggior parte di essi avrebbe potuto essere mitigata implementando politiche dal lato dell'offerta invece di grandi stimoli statali e piani di recupero basati sull'aggiunta di più debito ai settori già in difficoltà.

Il cosiddetto Everything Bailout, data la sua grandezza, crea rischi significativi.

I settori a bassa produttività e indebitati sopravviveranno, creando un incentivo perverso a beneficio degli investimenti improduttivi e della scarsa allocazione del capitale. Inoltre, poiché questi settori avevano già sovraccapacità e problemi strutturali, il loro salvataggio non porterà ad una maggiore creazione di posti di lavoro o investimenti più forti. Inoltre i settori ad alta produttività subiranno l'aumento degli oneri fiscali dopo che i piani di salvataggio statali diminuiranno il potenziale occupazionale e la probabilità di aumentare i salari reali, mentre la crescita della produttività andrà in stallo.

Infine, quando gli stati salvano conglomerati di grandi dimensioni, gli investimenti in innovazione, efficienza e ristrutturazione delle divisioni in perdita vengono severamente tagliati. Perché? Perché il motivo per cui gli stati accettano di prendere quote o salvare grandi settori è proprio quello di impedire loro di ristrutturarsi. I tagli fiscali e le misure di liquidità dal lato dell'offerta per le piccole imprese avrebbero funzionato significativamente meglio e ad un costo inferiore per i contribuenti.

Ciò che stiamo vedendo oggi può avere implicazioni negative a lungo termine.Una ripresa più debole del previsto, con una crescita a bassa produttività e un difficile ritorno dell'occupazione persa, nonché una scarsa crescita degli investimenti, sono il danno collaterale del cosiddetto Everything Bailout. Sfortunatamente genererà anche più debito e tasse più elevate che complicheranno ulteriormente le cose per i contribuenti ed i settori innovativi.

Di Daniel Lacalle

Traduzione di Francesco Simoncelli