Bill Gross è tornato. Il “re dei bond” si è fatto notare in questi giorni non tanto per le sfavillanti performance del fondo che ora gestisce, quanto per le sue ormai mitiche esternazioni: senza mezzi termini, il fondatore di PIMCO ha dichiarato che vendere short il Bund tedesco costituirebbe «l’operazione della vita».

Va aggiunto che il track record delle esternazioni di Gross non è propriamente luccicante: basti ricordare che ad ottobre 2011, alla fine dell’unica formale correzione concessa da questo spettacolare bull market, sentenziò serafico: «Per chi detiene attività finanziarie, non c’è da aspettarsi un ritorno sull’investimento a doppia cifra». Dopo di allora, Wall Street è raddoppiata in due anni e mezzo…

Nessuno nega a Bill Gross la laura honoris causa dell’uomo immagine della finanza, di celebrato addetto alle pubbliche relazioni del risparmio gestito. Ma prima di pendere dalle sue labbra, sarebbe opportuno verificare l’efficacia delle precedenti chiamate pubbliche e e fare un piccolo sforzo per comprendere se sia fondata la previsione di un crollo dei titoli di Stato. Non ci vuole molto, dopotutto.

Bisogna risalire ai fattori radicali che spiegano le dinamiche dei tassi di interesse.

Storicamente sussiste un’evidente correlazione fra l’andamento dei rendimenti decennali americani (blue, scala di sinistra nel grafico) e la velocità della moneta (rosso, scala di destra). Per velocità (“V”) si intende il numero di volte che la moneta “gira” nel corso dell’anno. Non è difficile misurare la velocità di circolazione: essa è pari al rapporto fra il PIL nominale e l’aggregato monetario nell’accezione più ristretta.