Vi abbiamo lasciato per una settimana e di cose ne sono successe. Partiamo dalle vicende italiane: ci verrebbe semplicemente da dire “chi è causa del suo male pianga se stesso”.

Le recenti elezioni europee hanno messo ancora più all'angolo la posizione italiana. Ricordiamo che chi millanta di “cambiare l'Europa” si troverà nel parlamento europeo miseramente relegato all'opposizione con una maggioranza che, con tutta probabilità, sarà anche più intransigente della precedente vista l'entrata in maggioranza del gruppo ALDE.

In questo contesto, con un sistema “de facto” a cambi fissi come l'Euro, in cui ogni stato però emette il proprio debito senza nemmeno che ci sia garanzia di un prestatore di ultima istanza, mettersi a fare politiche espansive in deficit è un gioco “lose-lose”. Sembra infatti che “the european changer” sia tornato alla carica con la flat-tax (che poi flat non sarebbe).

Lascio ai lettori il piacere di scoprire chi sia l'autore e che fine abbia fatto a qualche anno di distanza. In questo modo pensiamo vi possiate fare un'idea vostra sui possibili sviluppi futuri della situazione italiana.

Sono ormai un paio di mesi che predichiamo prudenza consigliando strumenti di copertura per chi può lavorare sui certificate (approfondiremo tale aspetto a breve) e rivedendo il Portafoglio Italia in ottica maggiormente difensiva. Aver fatto uscire due finanziari ed ENI a favore di un'utility, una telecom ed un lusso ha sicuramente pagato. I numeri parlano chiaro, nelle due settimane trascorse il FTSE-MIB ha fatto -3,45% e -2,82% (circa -6,27%), mentre il Portafoglio Italia ha fatto +0,77% e -2,17% (circa -1,4%). Per un portafoglio che si prefigge stabilità dei prezzi e rendimento da cedola possiamo sicuramente ritenerci soddisfatti, soprattutto se si guarda alla performance da inizio anno: +11,8%.