I soldi contanti non dichiarati dove li nascondo? Dove metto i soldi in nero? Come frego il Fisco? Non parliamo di domande “nuove”, non corriamo spediti alla scoperta del “Paese dei balocchi”, eppure, siamo spinti dalla necessità di aggirare la legge in modo legale. Non sempre per una questione d’indole personale, ma il più delle volte per mera necessità si finisce per far credere di non aver mai esercitato un’attività lavorativa, oppure, di avere ancora la merce in magazzino e, quindi, di non averla mai venduta e così via.

In quest’ultimo caso, è presente anche il consenso del cliente che in forma “tacita”, accetta le condizioni dell’impresa ricevendo uno “sconto” in cambio. Così fuoriuscire una forma d'introiti di denaro non dichiarati, ossia soldi in nero prodotti dall’azione dell’evasione fiscale. A questo punto i conti tornano sempre, nel senso che se l’importo è ridotto può essere tranquillamente utilizzato per pagare la pizza. Viceversa, se parliamo di un bel gruzzolo prodotto nell’arco di un mese, allora la questione diventa un tantino più complessa. Resta da prendere in considerazione che la Svizzera appare lontana e non molto conveniente. E, allora che faccio? Dove nascondo i soldi non dichiarati “in nero”?

Occhio alla banca, potrebbe attivarsi un doppio pericolo, è possibile che l’istituto di credito attivi le norme antiriciclaggio, d’altro canto non bisogna sottovalutare in nessun modo l’Agenzia delle Entrate che detiene un potere immenso sul controllo del conto corrente grazie all’Anagrafe dei conti correnti. In presenza di un movimento a doppia cifra, ma anche meno, se intravede l’evasione fiscale, il Fisco parte con il controllo costringendoti alla giustificazione per prova e in assenza di valido riscontro tassa il denaro. D’altra parte, anche il denaro custodito nelle cassette di sicurezza se scovato è tassabile, in quanto lo Stato presuppone che i contribuenti nascondano il denaro nei caveau delle banche per aggirare il Fisco. In ogni caso, va detto che la presenza di valori “ingiustificati” contenuti nelle cassette di sicurezze non rientra nei reati dal 1996 e le cassette di sicurezza restano ad oggi il mezzo ottimale per nascondere i soldi in nero. 

Una breve guida su dove nascondere il denaro non dichiarato. Ti spiegheremo, cosa fare e cosa significa sfuggire al Fisco e quando scatta l’accertamento fiscale.

Soldi in nero e mezzi leciti: un controsenso che fa pensare

Teniamo a precisare che ogni forma di guadagno va dichiarata, l’eccessiva pressione fiscale non discolpa dall’evasione fiscale. È anche vero che appare quasi un’assurdità quella di voler evadere il Fisco in modo legale, senza tralasciare il termine evasione fiscale, che di per sé indica una forma d'illecito. In sostanza, si certa di trasformare un comportamento illecito in lecito. Un po' come dire come posso trasgredire la legge senza infrangere la legge.

Ciò nonostante, molti lettori spesso ci chiedono il sistema per pagare meno tasse, i movimenti sul conto corrente che allertano l’Agenzia delle Entrate o, ancora dove nascondere i soldi non dichiarati al Fisco. In ogni caso, non parliamo di fantasie, altrimenti, non troveremmo mai le notizie sui “furbetti”, né tantomeno lo Stato italiano avrebbe bisogno delle figure del Fisco e della Guardia di Finanza. Occorre, sottolineare che la lotta agli evasori fiscali diventa sempre più rigorosa.

D’altra parte, l’evasione fiscale non rappresenta un reato, se rientra nei limiti disposti dallo Stato. Parliamo, di un illecito amministrativo prodotto dall’accertamento fiscale a cui segue l’attuazione di sanzioni e la partenza di un procedimento esattoriale. In sostanza, tutto ci riporta alla cartella di pagamento promossa dall’Agenzia delle Entrate – Riscossione sino all’esecuzione del pignoramento operato dall’Esattore.

Soldi in nero: come evitare il tranello del Fisco?

È possibile che in buona fede tu decida di affidare del denaro alla tua banca, mentre agli occhi dell’Agenzia delle Entrate si tratta di evasione fiscale. Come sfuggire al tranello del Fisco? Non è semplice, ma esistono delle circostanze o meglio dei meccanismi che sapendoli prima puoi tranquillamente evitarti una stangata dal fisco. Ad esempio. Hai ricevuto da tua zia una bella dote.

Un regalo in soldi liquidi inaspettato, nascosto sapientemente da tua zia nelle mura di casa. Partendo dal cassetto in bella vista, passando per sotto il materasso fino al mobile del lavello. Insomma, hai ricevuto in eredità non solo i soldi, ma la fantasia di nascondere il denaro nei posti più impensabili, come una vera caccia al tesoro. D’altra parte, la zia apparteneva al vecchio stampo italiano di risparmiatori, che non si fidavano degli istituti di credito, ma che preferivano di gran lunga conservare il denaro in casa.

D’altro canto, tu invece ti fidi della tua banca e decidi di depositare il denaro in conto corrente. Dopo circa qualche annetto spunta l’accertamento fiscale. L’ufficio delle imposte ti chiede di giustificare il versamento con prova, partendo con la presunzione di denaro prodotta da un’attività non dichiarata. Neppure, in presenza di testimoni non riesci a dimostrare che il denaro non sono il frutto di entrate in nero e non riesci a spuntarla con il Fisco.

Per il funzionario delle imposte non è sufficiente la dichiarazione dei testimoni che giuri l’esistenza di donazione diretta, ma occorre una giustificazione con prova dell’esistenza della donazione. Non avendo tale atto il denaro ti viene tassato e devi pagare. Sei finito direttamente nel tranello del Fisco, anche se in buona fede. Viceversa, se avessi mantenuto i soldi in nero, anche se frutto di donazione fuori dagli occhi del Fisco non avresti avuto problemi. Insomma, bastava seguire le linee della zia che non si fidava delle banche, tenendo i soldi in casa e utilizzarlo per le spese non tracciate.

Soldi in nero: quando scatta l’accertamento fiscale?

L’esempio proposto innanzi è servito per meglio comprendere che il Fisco controlla i soldi che transitano sul conto corrente sotto forma di bonifico o versamento. In particolare, l’Agenzia delle Entrate evidenzia il movimento confrontandolo con la dichiarazione dei redditi, in presenza di discordanze parte con la presunzione di reddito in nero. Ecco, perché se disponi dei soldi in nero e decidi di portarli in banca o Posta potresti avere delle rogne con il Fisco.

Come si riportato da Leggepertutti, l’ufficio delle imposte ti chiede di giustificare la provenienza del denaro con prova certa, a questo punto tu dovresti spiegare al Fisco che i soldi sono derivanti da reddito esente, oppure, proveniente ad esempio da una vincita al gioco, quindi già tassati alla fonte. In caso contrario, ti tocca pagare tasse e sanzioni.

In presenza di un avviso di pagamento promosso dall’Agenzia delle Entrate devi presentare opposizione dinanzi al giudice con l’aggravio dei costi legati alla difesa. Oltre, a dimostrare con prova con data certa che non si tratta di soldi in nero.

Soldi in nero: Come eclissarsi al Fisco?

Non vuoi essere beccato dall’Agenzia delle Entrare, non devi mostrarti. Partiamo dal presupposto che lo Stato e l’Agenzia delle Entrate sanno che esistiamo dall’atto di nascita a cui viene associato un codice fiscale che resta tale inalterato sino alla nostra fine, ossia alla morte.

Se non hai un conto corrente e non hai in nessun modo nella tua vita presentato una dichiarazione dei redditi, per l’Agenzia delle Entrate potresti essere un fantasma, non conoscerebbe le tue forme di reddito, né tantomeno potrebbe venire a sapere dei soldi in nero. Partendo sempre dal presupposto che in queste circostanze il Fisco difficilmente potrebbe trovarti. In questo modo, potresti gestire i “contanti” ed essere tranquillamente sconosciuto per l’Agenzia delle Entrate.

Il vero problema in questi casi è legato a come si spendono i soldi in nero e, soprattutto, cosa si compra. Resta da dire che gli acquisti a cui viene allacciato un semplice scontrino non sono riconducibile al contribuente. In sostanza, il redditometro non dovrebbe attivarsi in questa circostanza. Se, invece esegui degli acquisti rilasciando il codice fiscale tutto cambia. In questi casi, il Fisco potrebbe beccarti attraverso un controllo incrociato. Per non avere problemi non dovresti, ad esempio stipulare un mutuo, viaggiare in aereo, vacanze in alberghi, auto e così via.

Se sposto la residenza all’estero salvo i soldi in nero?

Non a caso moltissimi pensionati si trasferiscono all’Estero sia per vivere meglio con una pensione da ricchi che riuscire a sfuggire alle grinfie del Fisco portando con se i soldi in nero, ma occhio alle regole. In questo caso dovresti registrarti presso l’Anagrafe italiana dei residenti all’estero AIRE, pagando meno tasse, ma non all’Italia, ad esempio Irlanda, Portogallo e così via.

Per evitare la stangata del Fisco italiano occorre rientrare in determinati requisiti, tra cui:

  • è necessario che non risulti registrato presso l’anagrafe italiana per un periodo temporale che superi la metà dell’anno. In altre parole, per 183 giorni in presenza di anni normali, mentre per 184 giorni per gli anni bisestili;
  • regolarmente registrato presso l’Aire;
  • è necessario non essere domiciliato in Italia per un periodo temporale che superi la metà dell’anno;
  • è necessario non possedere la dimora abituale in Italia per un periodo temporale che superi la metà dell’anno.

Ciò significa che non basta ottenere la residenza in un Paese estero, ma occorre viverci per un periodo temporale minimo di 184 giorni ogni anno. In assenza di questi requisiti, vieni classificato come evasore fiscale. Tuttavia, non bisogna dimentare le convenzioni siglate con i Paesi esteri che possono contenere delle norme per cui l'Agenzia delle Entrate può avviare controlli

Con la separazione salvo i soldi in nero dal Fisco?

Attraverso l’indicatore ISEE viene misurata la ricchezza delle famiglie. Ora, in presenza di una separazione la famiglia viene scomposta e con essa anche le ricchezze. Ad esempio, due coniugi possono procedere a una separazione fittizia al fine di ridurre il patrimonio. Così facendo si porta in diminuzione il reddito prodotto attraverso l’ISEE con l’opportunità di poter beneficiare dei sussidi, indennità e bonus che di regola non spetterebbero.